A Papa Francesco i soldi Ratzinger, una donazione da 4 milioni di euro

Esclusiva Tiscali.it: Benedetto XVI cede a Bergoglio la sua Fondazione con un ingente capitale. Un atto che dimostra l’unità tra l’attuale Papa e il predecessore emerito

Papa Francesco e Joseph Ratzinger
Papa Francesco e Joseph Ratzinger
di Carlo Di Cicco

“Noi ora lavoriamo per Francesco anche se la Fondazione è nata con i soldi di Benedetto XVI”. Lo rivela e assicura a Tiscali.it monsignor Giuseppe Scotti presidente della Fondazione Ratzinger- Benedetto XVI per rispondere a quanti si vanno chiedendo se tra l’attuale Papa e il suo predecessore emerito, ora ritirato in un monastero sebbene dentro le mura vaticane, ci sia una continuità o una discontinuità, convergenza o divergenza sulle grandi questioni nella Chiesa e nel mondo.

Quando l’idea della Fondazione prese corpo e venne istituita nel marzo 2010, si pensò in alcuni ambienti ecclesiastici che si trattasse di un’anomalia stridente darle il nome a Benedetto XVI, persona vivente sebbene indiscutibile, molto mite e umile nonostante il suo grande sapere teologico. Poteva sembra approvare e rinnovare l’antico vizio del culto della personalità del capo tanto diffuso specialmente negli Stati autoritari o assolutisti. Benedetto aveva scelto invece di vivere e operare con stile semplice, sotto tono nella sua vita privata e pubblica senza sfarzo e senza particolari riconoscimenti  specialmente mentre era ancora in vita.

Ed ecco allora come arrivò ad approvare la Fondazione. Tutto ebbe inizio alla presa d’atto della fortuna economica delle sue opere. E’ noto ormai che Joseph Ratzinger è autore di 98 opere teologiche di vario spessore ma tutte di gran pregio non solo teologico ma anche letterario, tanto è vero che i suoi scritti, a motivo della chiarezza e la ricchezza lessicale fin da quando era cardinale sono entrati anche nelle antologie scolastiche tedesche.

Oltre ai suoi libri sono stati censiti 600 articoli a carattere scientifico pubblicati in diverse collane di riviste specialistiche. Ma per tutte queste opere i proventi annuali dei diritti d’autore non erano particolarmente significativi.  L’impennata si ebbe alla vigilia del conclave del 2005 e ancor più quando la sua elezione divenne fatto compiuto e sul mercato editoriale esplose la richiesta delle sue opere (in particolare la sua Autobiografia, Introduzione al Cristianesimo e Rapporto sulla Fede) giungendo secondo i bene informati a superare i 300 mila euro annuali in diritti d’autore.

Il Presidente della Libreria editrice Vaticana non voleva che l’utile o il passivo dell’editrice dipendesse dalle vendite dei libri del Papa. Ma si cercava una via per sistemare le cose  dal momento che Benedetto XVI non aveva nessun conto personale aperto ove depositare i suoi diritti d’autore. Di qui l’idea di una Fondazione che poteva aiutare una soluzione accettabile anche da Ratzinger.  L’idea di una Fondazione venne sottoposta a Benedetto che la trasformò radicalmente pensando di renderla utile invece che per se stesso per studenti e opere di carità. Egli destinò in pari quantità il capitale iniziale attinto alle sue competenze di autore per avviare la fondazione. Appare fondata la notizia secondo cui il capitale iniziale per le due destinazioni fosse di circa 2 milioni e 400 mila euro ciascuna. Un’idea per raccogliere i proventi dei diritti d’autore fu trasformata da Joseph Ratzinger in una Fondazione stabile di sostegno alla teologia attraverso borse di studio e di promozione a opere di carità.

Una Fondazione con il suo nome, ma come servizio alla carità del Papa, chiunque fosse stato il Papa. Tanto è così che lo Statuto della Fondazione approvato da Benedetto XVI per il primo triennio  sperimentale, è stato definitivamente approvato nel 2014 da Papa Francesco. La Fondazione non è editrice delle opere di Ratzinger ma ne sostiene lo studio, la conoscenza, l’approfondimento scientifico. Ora che, sebbene diminuiti rispetto a quando era Papa effettivo, restano comunque notevoli i proventi dai diritti d’autore la Fondazione garantisce gli obiettivi che si è data. Ogni anno la Fondazione destina 120 mila euro a borse di studio, una somma per il Premio Ratzinger il vincitore del quale viene scelto da Papa Francesco e, infine, una parte viene destinato a convegni scientifici di alto livello che coinvolgono le università cattoliche e la collaborazione tra loro su temi teologici importanti e attuali.

Non è casuale perciò né strano, visto l’ennesimo esempio di servizio coerente alla Chiesa del concilio da parte di Ratzinger, una celebrazione solenne per i 65 anni di sacerdozio di Benedetto XVI  domani 28 giugno, vigilia dei santi apostoli Pietro e Paolo. Solo un altro Papa, Leone XIII morto a 93 anni, nell’ultimo secolo è arrivato a festeggiare i 65 anni di sacerdozio.

Per la ricorrenza dell’ordinazione sacerdotale di Ratzinger sarà Papa Francesco a presiedere una celebrazione solenne  nella sala Clementina dove sono previsti interventi dell’attuale pontefice e del papa emerito. Per l’occasione sarà presentata la raccolta in un volume di alcuni scritti di Ratzinger sul sacerdozio. La prefazione dell’opera pubblicata dall’editrice Cantagalli è stata scritta da Francesco. Si tratta di un contributo che mostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come Benedetto e Francesco sono “due facce della stessa medaglia”, animati da zelo per il Vangelo e per l’applicazione del concilio Vaticano II.

“Ogni volta che leggo le opere di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI – si legge nella prefazione di Francesco – mi diviene sempre più chiaro che egli ha fatto e fa “teologia in ginocchio”: in ginocchio perché prima ancora di essere un grandissimo teologo e maestro della fede, si vede che è un uomo che veramente crede, che veramente prega; si vede che è un uomo che impersona la santità, un uomo di pace, un uomo di Dio. E così egli incarna esemplarmente  il cuore di tutto l’agire sacerdotale: quel profondo radicamento in Dio senza il quale tutta la capacità organizzativa possibile e tutta la presunta superiorità intellettuale, tutto il denaro e il potere risultano inutili; egli incarna quel costante rapporto con il Signore Gesù senza il quale non è più vero niente, tutto diventa routine, i sacerdoti quasi stipendiati, i vescovi burocrati e la Chiesa non Chiesa di Cristo, ma un prodotto nostro, una Ong in fin dei conti superflua”.