L’Eurogruppo trova l’accordo sul Mes ma Conte punta sul Recovery Fund da un trilione di euro

L'intervento del presidente del Consiglio all'Istituto Universitario Europeo nel giorno dell'accordo all'Eurogruppo sul Mes: "Le misure varate finora dall'Europa sono insufficienti, non lasciamo che l'Europa si disintegri"

Il premier Conte durante il suo discorso sullo stato dell'Unione Europea (Ansa)
Il premier Conte durante il suo discorso sullo stato dell'Unione Europea (Ansa)
TiscaliNews

L'Eurogruppo ha trovato un accordo definitivo sul Mes. Il Meccanismo europeo di stabilità nella nuova versione studiata per fare fronte alla pandemia di coronavirus prevede “una linea di credito da 240 miliardi di euro per gli Stati che lo desiderano, per soddisfare le esigenze di finanziamento legate al Covid". Come ha annunciato su Twitter il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, la linea del Mes "sarà operativa dal primo giugno".

Scadenza prestiti a 10 anni, tasso annuale 0,1%

Ecco le condizioni previste: scadenza dei prestiti a dieci anni, tasso annuale a 0,1%, costo una tantum di 0,25% e costo annuale di 0,005%. Le richieste potranno essere fatte fino alla fine del 2022, ma la scadenza può essere estesa. "Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, in modo coerente con il coordinamento fiscale e di bilancio, e il quadro di sorveglianza, compresa la flessibilità" delle regole Ue, si legge nelle conclusioni dell'Eurogruppo.

Conte punta sul Recovery Fund

Il premier Giuseppe Conte plaude all’accordo ma punta su un altro tema: "La sfida cruciale è quella di tradurre in realtà il segnale politico sul "Recovery Fund", prima che sia troppo tardi per le economie e per la società del nostro continente. L'impatto economico della crisi da Covid-19 è gigantesco e drammatico, come le previsioni economiche europee ed internazionali confermano. Pertanto, l'Europa deve agire senza ulteriore indugio per avviare la ripresa economica". È stato chiaro Conte nell'intervento conclusivo dell'edizione 2020 di "The State of Union".

Sure-Bei-Mes insufficienti

Secondo il premier "le tre misure Sure, Bei, Mes sono insufficienti, ammontando ad una frazione di quanto altre grandi economie, come quella Usa, stanno spendendo per sostenere le loro imprese e le loro famiglie. Il prestito effettivo del "Recovery Fund" sui mercati (distinto dalle risorse totali che esso mobilita) deve essere di notevole dimensione, almeno 1 trilione di euro, per portare la dotazione totale della risposta europea in linea con le necessità finanziarie complessive dell'Ue".

Conte ammette che "il Consiglio Europeo in videoconferenza del 23 aprile scorso è una buona base di avanzamento. I Leader europei hanno deciso difatti non solo di rendere operative entro il 1 giugno 2020 le tre proposte concordate all'ultimo Eurogruppo, il programma "SURE", il fondo della Banca Europea per gli Investimenti e il MES. I Leader europei hanno anche concordato di "lavorare per la creazione di un fondo per la ripresa" e sul fatto che il Fondo "è necessario e urgente" e "dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell'Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti". Ciò significa che il "Recovery Fund" non è più una promessa e può diventare una proposta concreta".

"Misure straordinarie all'altezza di sfida senza precedenti"

Bisogna fare in fretta però, prima che sia troppo tardi: "Se non adottiamo e attuiamo rapidamente una risposta europea coordinata basata sulla solidarietà, sul coraggio, su misure straordinarie all'altezza della sfida senza precedenti, sarà lo stesso progetto europeo ad essere in gioco. Le sfide nella crisi attuale sono una ripresa tempestiva e piena delle economie europee interconnesse, il Mercato Unico - che è un pilastro fondamentale dell'Unione Europea - e le catene di valore che sono al cuore dell'industria europea. Dipendiamo tutti gli uni dagli altri e dobbiamo tutti fare affidamento gli uni sugli altri. L'UE deve dare ai cittadini europei un messaggio chiaro, dimostrando di avere una visione comune di ciò che è necessario per superare l'attuale crisi e per promuovere una rapida ripresa in tutto il continente. La Commissione Europea - con la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita, con il Quadro Temporaneo sugli Aiuti di Stato e con la flessibilizzazione dei fondi strutturali - e la Banca Centrale Europea con il Pandemic Emergency Purchase Programme stanno compiendo uno sforzo significativo a sostegno delle economie europee. Sono ora gli Stati Membri a dover fare la loro parte", sottolinea ancora il premier.

Per Conte "il risultato dell'ultimo Consiglio Europeo mostra che l'Unione Europea può essere all'altezza dei suoi valori e dei suoi doveri se riesce a collegare il concetto di solidarietà col meno romantico concetto di comunità di interessi. Quando ciò accade, l'Unione evita di fallire nelle decisioni ambiziose. La sfida cruciale è ora quella di tradurre in realtà il segnale politico sul "Recovery Fund", prima che sia troppo tardi per le economie e per la società del nostro continente. L'impatto economico della crisi da Covid-19 è gigantesco e drammatico, come le previsioni economiche europee ed internazionali confermano. Pertanto, l'Europa deve agire senza ulteriore indugio per avviare la ripresa economica.

"O vinceremo tutti o perderemo tutti"

Conte prosegue: "Vi sono altri aspetti prioritari del "Recovery Fund" che ci aspettiamo di vedere inclusi nella sua preparazione: Quanto alla sua missione, il Fondo è fondamentale per garantire parità di condizioni fra Stati Membri mentre affrontiamo la grave crisi economica e prepariamo la ripresa. Il Fondo deve essere basato su un mix equilibrato di "loans" e di "grants", questi ultimi essenziali per evitare ulteriori asimmetrie nei rispettivi stock di debito. Ciò consentirebbe l'effettivo raggiungimento dell'obiettivo della parità di condizioni e corrisponde allo spirito di solidarietà necessario a tradurre le parole in decisioni politiche. Il meccanismo di finanziamento dovrebbe essere con scadenza a molto lungo termine (almeno 25 anni) per spalmare nel tempo i significativi costi di breve termine".