[L'inchiesta] Con i soldi dell'elemosina, escort, diamanti e bella vita. Parroco e vescovo sotto accusa

Don Euro possedeva oltre 700mila euro e oltre 150mila euro in pietre preziose

[L'inchiesta] Con i soldi dell'elemosina, escort, diamanti e bella vita. Parroco e vescovo sotto accusa

Senza soldi non si cantano messe, recita un vecchio detto popolare. Come dire che anche il regno dei cieli ha porte più aperte per chi può mettere mano al portafogli. Che la fede, spesso, abbia abbandonato i campi celesti e si sia avventurata tra vicende materiali e umane, è cosa nota. Arrivano dalla storia degli uomini, le vendite delle indulgenze plenarie nei secoli scorsi (addirittura meno anni di purgatorio post mortem se versi in vita un po' di soldi), o la secolare vicinanza dei poteri e delle ricchezze alle gerarchie religiose. Si parla al cuore ma spesso si guarda al conto corrente. Banco d'onore all'uomo ricco, per il povero una buona parola. Non è forse partita da qui la crociata di San Francesco, che si spoglia di tutto per protesta e sceglie la povertà per riportare alla vera parola d'origine? Chiesa e denaro, fede e ricchezza, un po' il cuore e la ragione. Niente di nuovo sotto il sole. Ma la storia di don Euro forse merita di essere raccontata.

La storia di don Euro

Don Euro: già il nome con cui era da tutti soprannominato il parroco di Caniparola, in Lunigiana, doveva mettere un po' in allarme. Lo indicavano in molti così, don Luca Morini, un sacerdote controverso, già tirato in ballo tempo fa da un escort che aveva raccontato, pubblicando un libro, dei suoi presunti incontri a pagamento col prelato. Festini a luci rosse con largo dispendio di soldi. Ma oggi la storia da boccaccesca diventa giudiziaria. A don Morini è stato recapitato un avviso di chiusura indagine dalla procura di Massa Carrara. E' indagato per  "acquisizione illecita di ingenti somme di denaro, nella sua veste di ministro del culto".

Con il vescovo

Ma c'è di più. Con don Morini risulta indagato anche il suo vescovo, monsignor Giovanni Santucci. capo della diocesi di Massa Carrara e Pontremoli. All'alto prelato, la magistratura contesta l'"impiego indebito di denaro" e la "tentata truffa". L'indagine è partita oltre un anno fa, quando arrivarono da Caniparola alcune denunce dei fedeli. Nel mirino proprio l'attività di don Morini.

Il giro della case

Che cosa avrebbe fatto il sacerdote, secondo le denunce e poi le accuse formulate dalla procura? Avrebbe fatto il giro delle case dei fedeli della sua parrocchia, convincendo le persone a versare somme di denaro per opere benefiche. Avrebbe chiesto, cioè, donazioni per attività legate alla parrocchia e avrebbe, invece, incassato e speso quei soldi per scopi personali. Prometteva opere di bene ma poi si teneva tutto e spendeva come gli pareva.

La bella vita

A don Euro, a quanto pare, piaceva la bella vita. Secondo le dichiarazioni rese a suo tempo dal gigolò di Napoli, il sacerdote spendeva molto e si presentava in giro senza dire che era un prete. “Si spacciava per un magistrato – ha dichiarato l'escort, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani - e faceva la bella vita in hotel e ristoranti di lusso: spendeva migliaia di euro”. Di chi erano quei soldi?”

Un tesoretto

Il dubbio alla procura è venuto quando hanno cominciato a presentarsi presso gli uffici alcuni fedeli della parrocchia, dicendo che il sacerdote girava per chiedere donazioni a fini benefici ma poi non dava seguito alle opere garantite. Da qui, l'avvio dell'inchiesta. Con una prima perquisizione, nel maggio del 2016, i carabinieri hanno portato via documenti bancari, che dimostravano in effetti transazioni per molte migliaia di euro. Don Euro possedeva oltre 700mila euro e oltre 150mila euro in pietre preziose. Un tesoretto. Da dove erano arrivati tutti questi soldi?

L'eredità

Il sacerdote si è difeso parlando di denaro proprio, addirittura di una eredità ricevuta da un lontano parente defunto. Ma gli inquirenti sono andati avanti e si sono convinti che quel denaro, necessario a mantenere un alto tenore di vita, era frutto proprio delle donazioni fatte dai fedeli con obiettivi benefici. E' scattata così l'ipotesi di un raggiro.  

La tentata truffa

Il vero colpo di scena, però, è stato il coinvolgimento di monsignor Giovanni Santucci. Il vescovo risulta indagato – secondo quanto riportato dal quotidiano Il Tirreno - per "impiego indebito di denaro" e "tentata truffa". "Prelevò 1.000 euro dal fondo della Fondazione Pie Legati, che raccoglie le elargizioni dei fedeli di tutte le curie italiane per consegnarli a don Morini, senza alcuna spiegazione", così ha detto la pm Alessandra Conforti, che ha condotto l'inchiesta. Al vescovo vengono anche contestate le pressioni presunte fatte sulla compagnia di assicurazioni Cattolica per procurare ulteriori vantaggi economici a don Morini.

Un grande equivoco

"È tutto un grande equivoco", ha dichiarato ai giornali l'avvocato Adriano Martini, difensore del vescovo, presentando una memoria difensiva.  "Adesso dipende dai passi che intende fare il procuratore Giubilaro - dice l'avvocato alla Nazione - noi abbiamo spiegato dettagliatamente come sono andate le cose".

Capriole morali

Si vedrà, a questo punto, come proseguirà la vicenda giudiziaria. Certo è che queste somme di denaro fanno un po' di impressione, così come la denuncia dei fedeli. Ormai ci siamo quasi abituati a vedere pezzi di clero predicare la povertà e praticare la ricchezza. Ormai ci siamo anche assuefatti a una certa dose di contraddizioni tra quello che si annuncia e quello che si fa quando di parla di fede, indicando i poveri e frequentando i ricchi, chiedendo sobrietà e praticando sfarzo. Ormai è cronaca quotidiana anche la negazione di se stessi, quella capriola morale che porta una persona a vestire la santità e indossare la veste diabolica del molestatore, per esempio.

Guardarsi allo specchio

Ormai ci siamo così dentro da conservare un senso del sacro più fuori dalle istituzioni che dentro. Ma arrivare a prendere i soldi che alcuni ti donano pensando di fare del bene a chi è più sfortunato, e tenerli per sé, spenderli per sé, è oltre la contraddizione, è la miseria etica, l'abisso della coscienza, il tradimento della fiducia. Saranno le aule di giustizia a decidere se le accuse sono vere oppure no. Intanto, però, se fossero vere, quel sacerdote si guarderà allo specchio ogni tanto e nella sua immagine riflessa saprà già trovare la sua pena, la pena di sé.