Emergenza senza fine, ma gli esperti sono ottimisti: "Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia è vicinissimo". Ma ci sono due incognite

I tempi dell'epidemia rallentano di giorno in giorno, e c'è chi invita a "pensare subito alla ripresa”

Emergenza senza fine, ma gli esperti sono ottimisti: 'Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia è vicinissimo'. Ma ci sono due incognite
TiscaliNews

E' ancora impossibile dire quanto durerà, ma i segnali continuano a essere positivi e mostrano un rallentamento della curva di crescita, anche se i numeri dei casi continuano a salire. Sono complessivamente 57.521 i malati di coronavirus in Italia, 3.491 in più contro i 3.612 in più di martedì, e i contagiati, comprese vittime e guariti salgono a 74.386. Mostra un rallentamento anche la crescita dei decessi: 683 in più rispetto a ieri contro i 743 in più di martedì, con un totale di 7.503. Due le incognite che potrebbero condizionare la durata dell'epidemia in Italia: una è il rispetto delle misure di contenimento e poi resta da capire se l'arrivo del caldo potrà incidere sulla circolazione del virus. Lo SPECIALE.

Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia è "vicinissimo" - sostiene Fabrizio Nicastro, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) - e si presenta "molto largo, una sorta di plateau". Nicastro, che fa parte del team di esperti del Gruppo analisi numerica e statistica dati Covid-19, invita però al rispetto delle norme messe in atto dal Governo. "Se un'altra regione importante dovesse esplodere - ha infatti rilevato - è chiaro che la curva si rialzerà".

"I tempi dell'epidemia rallentano di giorno in giorno", ha osservato il fisico Enzo Marinari, dell'Università Sapienza di Roma. Incoraggiano oggi anche i dati sulla Lombardia, mentre sono ancora pochi i dati che arrivano dal Sud, dove "è una fortuna - ha detto ancora l'esperto - che gli ordini di confinamento siano stati dati quando non c'era ancora la fase esponenziale. L'importante è che ora siano seguite le regole di comportamento: molto dipende dalle persone". I dati, ha proseguito, "sono confortanti ormai da 3-4 giorni, ma non è ancora il caso di sbilanciarsi e fissare delle date sul picco". Se in generale "i dati sono buoni, è anche vero che lo sono perché siamo confinati: se ricominciassimo a uscire tutto tornerebbe come prima". Per questo, ha osservato, è importante cominciare a pensare al dopo.

Anche per il fisico Giorgio Parisi, della Sapienza, la durata dell'epidemia "dipenderà da quanto saranno applicate ed efficaci le misure di contenimento, non solo in questa fase iniziale, ma anche nella fase discendente". Sarà infatti molto delicato il momento in cui le attuali misure di contenimento cominceranno ad allentarsi. "Non è ancora chiaro nemmeno quanto il caldo faccia bene", ha proseguito.

Ottimista il direttore generale aggiunto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra, per il quale "il rallentamento delle velocità di crescita è un fattore estremamente positivo, in alcune regioni credo che siamo vicini al punto di caduta della curva stessa, quindi il picco potrebbe essere raggiunto in questa settimana e poi cadere".

Che i prossimi giorni sono decisivi per toccare con mano gli effetti delle misure di contenimento lo ha ribadito anche il vicedirettore della Protezione Civile Agostino Miozzo: sono "necessarie ancora due settimane per capire se c'è trend di stabilizzazione o di decrescita". Certamente, ha aggiunto, "è un momento delicato e non bisogna abbassare la guardia, altrimenti curva potrebbe risalire. E' indispensabile mantenere rigorose indicazioni di distanziamento sociale".

Nel frattempo è stata ricostruita la preistoria dell'epidemia in Italia. Lo ha fatto una ricerca italiana condotta da 14 centri di ricerca, con il coordinamento del Direttorato generale della Sanità della Regione Lombardia, pubblicata sul sito ArXiv. Dall'analisi è emerso che il coronavirus ha cominciato a circolare in Lombardia dal primo gennaio e ha continuato a farlo in modo sommerso per oltre un mese e mezzo prima della diagnosi del paziente 1 di Codogno, avvenuta il 20 febbraio. "L'epidemia in Italia è rimasta sconosciuta per settimane", ha scritto la rivista Nature, commentando la ricerca sul suo sito.