E’ nato ‘Camilla’, il primo supermercato italiano autogestito. Una scommessa anti multinazionali

Fiocco rosa a Bologna, dove la cicogna delle idee si è posata suggerendo di commercializzare solo prodotti contadini di alta qualità e rispetto per chi li produce. Una storia cominciata nel 1970 a New York

Foto 'zero.eu'
Foto 'zero.eu'

Benvenuta Camilla, la cicogna si è posata su Bologna. Camilla è un emporio cooperativo, partecipativo e solidale, dove i soci sono anche clienti e cassieri. Nella città felsinea è stato creato insomma il primo supermercato autogestito da chi lo frequenta. Non è una novità in senso assoluto, perché la prima volta è stata a New York negli anni settanta (in contemporanea con il fenomeno dei Greenmarket), ma solo negli ultimi anni ha trovato affiliati in Europa, decollando a Parigi. Il riscontro commerciale, secondo quanto affermato dagli organizzatori (Alchemilla Gas e Associazione Campi Aperti) è stato più che ottimo.

La riduzione dei costi

“Nella pratica – si legge sul sito gamberorosso.it - il coinvolgimento diretto dei soci/clienti nelle operazioni di gestione, stoccaggio e vendita dei prodotti garantisce una riduzione dei costi, che è il vantaggio più immediato dell'operazione; ma l'idea che nella New York degli anni Settanta – siamo a Park Slope, nella cooperativa che oggi conta oltre 15mila soci e altrettanti prodotti in catalogo, venduti a un prezzo inferiore del 20% rispetto alla media di mercato – ha ispirato la nascita del movimento è legata soprattutto all'opportunità di stimolare la crescita di consumatori consapevoli, in contatto diretto con chi produce, e quindi partecipi di un circuito che porta sugli scaffali prodotti freschi e di qualità (consumo critico, è la definizione più corretta)”.

I protagonisti

“La cooperativa – spiega alchemillagas - si è costituita il 21 giugno 2018 dopo un anno di progettazione svolta con un numeroso gruppo di aderenti, circa un centinaio delle 450 persone che hanno dato la pre-adesione tra settembre 2017 e giugno 2018. In questo periodo sono stati messi a punto gli aspetti più importanti legati alla realizzazione ed al funzionamento dell’emporio. Abbiamo chiamato questi luoghi di confronto Cantieri: spazi di lavoro in cui conoscersi, contribuire attivamente e costruire la comunità di Camilla. La partecipazione ai Cantieri è facoltativa, ma sarà invece obbligatorio partecipare alla gestione dell’emporio”. “La consapevolezza passa dall’azione”, dicono ancora gli ‘azionisti’, “non possiamo più permetterci di rimanere passivi di fronte alle sfide del futuro. Il nostro pianeta e la salute delle persone sono messe ogni giorno a dura prova. Essere attivi e consci non è impossibile e la scusa del “non ho tempo” non vale più come dimostrano le food coop. Poche ore al mese concordate con la cooperativa sembrano essere una sfida più che accettabile, un atto di responsabilità, che speriamo diventi contagiosa il prima possibile”.

Come funzionerà?

Come funzionerà? La risposta l’ha data al Manifesto Giovanni Notarangelo è fra i 50 soci fondatori di Camilla. “Alla fine del 1800, le società di mutuo soccorso si fondano su solidarietà e cooperazione. Insieme all’autorganizzazione, l’emporio di comunità assume quegli stessi valori. Secondo il patto sociale di autogestione, ogni socio svolge le attività necessarie al funzionamento della cooperativa a titolo gratuito (tre ore di lavoro al mese) e versa una quota di 125 euro per formare il capitale sociale”. Per incoraggiare la partecipazione anche si soggetti meno abbienti, il contributo può essere pagato a rate. “L’autogestione della bottega su base mutualistica ha intenzione di proporre un’alternativa al rapporto tra lavoro retribuito e lavoro volontario. Chi si impegna in una delle mansioni a scelta della cooperativa ottiene gratificazioni relazionali e personali. Ma anche economiche, poiché il prezzo dei prodotti scende grazie a questo meccanismo”, ha spiegato ancora Notarangelo. «Nonostante Camilla sia sostenuta da 420 adesioni, non smetteremo di coinvolgere nuove persone in questo progetto», ha spiegato il socio, che poi ha concluso con un augurio: “spero che l’emporio autogestito possa essere ben presto imitato da altre esperienze sparse lungo lo Stivale. E se questo accadrà, noi saremo ben lieti di offrire il sostegno».  La via è tracciata.