Insegnanti, camerieri, assistenti sociali: la seconda (normale) vita degli ex brigatisti arrestati in Francia

Pietrostefani lavorava in una comunità, mentre Cappelli è maestra di sostegno. Le loro controverse storie vissute all'ombra della "dottrina Mitterrand" che gli concedeva una sorta di asilo politico

Insegnanti, camerieri, assistenti sociali: la seconda (normale) vita degli ex brigatisti arrestati in Francia
Giorgio Pietrostefani in un'immagine di repertorio (Ansa)

Spariti dai riflettori per alcuni decenni, gli ex Br arrestati ieri a Parigi conducevano vite che potremmo definire normali, tra problemi di salute, attività intellettuale, precariato e dinamiche familiari, perfettamente integrati, senza mai più commettere crimini e sempre lontani dall'Italia, protetti dalla politica francese della cosiddetta "dottrina Mitterrand", che concedeva loro una sorta di asilo politico. Giorgio Pietrostefani, 68 anni, condannato in via definitiva in Italia per concorso "morale" nell'omicidio Calabresi insieme ad Adriano Sofri (i due si sono sempre dichiarati innocenti ndr), lavorava in Francia in una comunità. A quanto riferisce l'amico e cofondatore di Lotta Continua su Facebook, negli anni Pietrostefani ha avuto gravi problemi di salute e subito alcuni interventi, tra cui un trapianto di fegato, al quale sono seguite molte cure e una serie di altre operazioni: ora è in attesa di un nuovo intervento.

Sofri, condannato anch'egli a seguito delle dichiarazioni del pentito Leonardo Marino - ovvero l'uomo che guidava la macchina della fuga dopo l'uccisione del commissario di polizia a Milano nel 1972 - ha aggiunto che in Francia l'amico arrestato ieri "ha sempre lavorato e avuto residenza regolare, pagato le tasse, condotto una vita discreta di vecchio uomo e di nonno. Il suo indirizzo era noto a chiunque volesse trovarlo", ha detto infatti lo scrittore. A settembre del 2023 per Pietrostefani decadrà la validità del mandato di cattura europeo.

Famiglia e professione

Altra storia di normalità è quella di Marina Petrella, 67 anni, che, madre di due figlie, lavora per un'associazione che si occupa di assistenza agli anziani. La primogenita, Elisa, avuta quando era carcerata in Italia, si batte da anni per l'amnistia a favore della madre. L'ex brigatista arrestata ieri è ritenuta responsabile dell'uccisione del generale Galvaligi avvenuto nel 1980 - per questo è stata condannata all'ergastolo - ma si è data alla latitanza nel 1983 riparando in Francia. Arrestata nel 2007, venne concessa l'estradizione chiesta dall'Italia (governo Prodi) ma all'ultimo momento, un anno dopo, l'allora presidente Sarkozy ritirò il decreto per "ragioni umanitarie" cedendo alle pressioni di diversi intellettuali francesi che battevano sul grave stato di salute nel quale versava la donna, che all'epoca si trovava ricoverata in ospedale. Il suo mandato di cattura internazionale scadrà il prossimo gennaio. 

Anche Roberta Cappelli, 65 anni, che oggi lavora come insegnante di sostegno per bambini disabili, ha un passato da collaboratrice in una casa editrice di fumetti, a cui è seguita la professione di architetta. In Francia dal 1993, vive con il marito Claudio. A suo carico ha una condanna per l'omicidio del generale Galvagi e dell'agente di polizia Michele Granato (9 novembre 1979), del vice questore Sebastiano Vinci e del ferimento del segretario della sezione Dc di San Basilio a Roma Domenico Gallucci e del vicequestore Nicola Simone: entrambi i fatti risalgono al 1980. 

Durante l'operazione "Ombre rosse", eseguita all'alba di mercoledì, è stato buttato giù dal letto un altro ex estremista arrestato a Parigi, Giovanni Alimonti, 66 anni, di professione cameriere in un ristorante della capitale francese ma impiegato anche come insegnante e traduttore per case editrici francesi. Alimonti è accusato del tentato omicidio di un vice dirigente della Digos. Anche il suo mandato di cattura scadrà nel gennaio del prossimo anno.

Narciso Manenti, 64 anni, originario di Telgate in provincia di Bergamo, in Francia si è anche sposato, nel 1985, con Christine Hayotte. Secondo quanto scrive il Corriere della sera, in passato aveva attivato un profilo Facebook in cui si proponeva come tuttofare. L'uomo, ex appartenente ai "Nuclei armati Contropotere territoriale" è stato condannato all'ergastolo nel 1986 per l'omicidio del carabiniere Giuseppe Gurrieri, avvenuto a Bergamo nel nel 1979: dopo questo fatto si rese irreperibile. L'ordine di carcerazione risale al 1986. Ma, scrive l'Eco di Bergamo, l'arresto non era mai stato eseguito perché, "da parte delle autorità francesi si riteneva che l'accusato non fosse a conoscenza del processo" e quindi fosse stato condannato in contumacia, ragione per cui venne posto sotto il cappello della "dottrina". "In realtà agli atti risulta che ne fosse perfettamente a conoscenza", ha detto il procuratore Antonio Chiappani, citato dal quotidiano, smentendo la teoria francese. Il suo mandato di cattura europeo va in scadenza il 6 luglio del 2023.

E' stato svegliato all'alba dalle forze dell'ordine parigine anche Enzo Calvitti nella sua abitazione parigina, dove vive insieme alla moglie Anan Mutini, vedova di un brigatista ucciso durante gli anni di piombo. L'ormai 66enne "è in pensione da sei mesi dopo essere stato per vent’anni psicoterapeuta in un centro per giovani nella banlieue sud di Parigi", scrive Repubblica che ne traccia così il profilo professionale. Per il suo avvocato sapeva cosa stesse per accadere. "poteva fuggire, ma non l'ha fatto". Inseguito da un mandato di cattura europeo, ha asuo carico una condanna a 18 anni, 7 mesi e 25 giorni, sommate per le accuse passate in giudicato di associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo e ricettazione di armi. 

In silenzio dopo l'arresto

Tutti in silenzio davanti ai poliziotti, scrivono gli organi si stampa. In realtà, tutti tranne uno: l’ex br Sergio Tornaghi. Che, giunto davanti alle autorità di polizia giudiziaria negli uffici del Nord di Parigi, ha detto: "Mi dichiaro innocente". Lì è stato portato dopo essere stato prelevato dalla fattoria dove lavora a sud di Bordeaux. Già due volte era stato arrestato (e poi rilasciato) in merito alle richieste di estradizione dell'Italia, l'ultima delle quali nel 1998, mentre - scrive Repubblica - stava accompagnando la figlia dodicenne a scuola.

Alcuni degli arrestati nell'arco di pochi anni avrebbero ottenuto la prescrizione dei reati. Cosa che è già avvenuta per diversi ex britasti o presunti tali oggi residenti in Francia. Tra questi Ermenegildo Marinelli, il cui beneficio è scattato a febbraio del 2020, ex componente di quello che si chiamava Movimento comunista rivoluzionario e oggi imprenditore di commercio all'ingosso in terra d'Oltralpe. "C'è una distanza abissale dai fatti accaduti e dalle condanne", spiega all'Ansa Paolo Persichetti, ex brigatista italiano, estradato in Italia dalla Francia nel 2002 e scarcerato definitivamente nel 2014, il quale ricorda che "nel frattempo tutti hanno costruito un'esistenza, non possono ora essere trattati come i nuovi criminali", dice difendendo i vecchi compagni di una lotta terribile e controversa di 40 anni fa, su cui la storia non è stata ancora capace di scrivere una verità piena e sulla quale pendono ancora versioni contrastanti e colpevoli omissioni.