Tangentopoli in Sicilia, in carcere Paolo Arata, era socio del "re dell'eolico". Le intercettazioni

Con il figlio sarebbero soci occulti dell'imprenditore trapanese dell'eolico. I magistrati lo ritengono uno dei finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro

Tangentopoli in Sicilia, in carcere Paolo Arata, era socio del 're dell'eolico'. Le intercettazioni
TiscaliNews

 

Dei suoi legami col re dell'eolico Vito Nicastri, ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa, parlava senza troppe cautele. "Sono il socio di Vito...", si presentava così Paolo Arata, ex docente universitario, ex deputato di Forza Italia ed identificato come l'estensore del programma della Lega sull'Energia, ruolo però smentito dal leader del Carroccio Salvini ("ha partecipato solo ad un convegno").

Le accuse

Indagato da aprile dai pm di Palermo per corruzione e intestazione fittizia di beni, proprio per i suoi rapporti societari con Vito Nicastri, imprenditore trapanese ritenuto tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro, Arata è finito in carcere oggi insieme al figlio Francesco. A entrambi è stata contestato anche l'autoriciclaggio. Stesse accuse per Nicastri e il figlio Manlio: anche per loro il gip ha disposto il carcere.

Così appena archiviati i casi del sottosegretario Armando Siri, fuori dal governo perchè indagato per corruzione, del sottosegretario Armando Rixi, che ha lasciato dopo una condanna, e in attesa della sentenza per il viceministro dell'Economia Massimo Garavaglia prevista per il 17 luglio, un'altra inchiesta investe uomini vicini alla Lega.

Tensione con i 5Stelle

E tra gli alleati di governo è di nuovo attrito con M5S che torna a invocare la questione morale "Il governo vada avanti perché c'è un contratto da rispettare. Allo stesso tempo il Movimento deve continuare a denunciare il malaffare dilagante, reso possibile dalle relazioni pericolose dei partiti", scrive su fb Alessandro Di Battista. E il sottosegretario pentastellato Buffagni rivendica che "su Siri avevamo ragione". Il Pd per voce di Andrea Orlando chiede l'intervento dell'Antimafia.

Le carte

Nell'ordinanza su Arata, il gip sottolinea proprio la contiguità di Arata con il Carroccio quando osserva che "dalle indagini è emerso che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso da lui sbandierati", contatti ereditati dall'avere "fatto tesoro della sua precedente militanza politica, in Forza Italia per trovare canali privilegiati di interlocuzione con esponenti politici regionali siciliani". Rapporti di cui Arata parlava apertamente dicendosi "sponsorizzato" dal presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè. L'indagine, che proverebbe i rapporti d'affari tra i due nasce da accertamenti su un altro imprenditore, già finito in manette ad aprile, e ricostruisce una serie di passaggi societari tesi a occultare l'ingombrante presenza del "re dell'eolico", per cui recentemente i pm hanno chiesto una condanna a 12 anni di carcere.

Le intercettazioni

"Io sono socio di Nicastri al 50%", si sente in una delle conversazioni di Arata che porta gli inquirenti a ricostruire i complessi rapporti tra il faccendiere e l'imprenditore. Etnea srl, Solcara srl sono solo alcune delle società comuni, tutte operanti nel settore delle energie rinnovabili, settore, sottolinea il gip, che molto interessa a Cosa nostra. E scavando i magistrati sono arrivati anche un giro di mazzette: una porterebbe all'ex sottosegretario alle Infrastrutture della Lega Armando Siri, dimessosi dopo un lungo braccio di ferro tra Lega e M5S. Siri avrebbe intascato 30mila euro in cambio della presentazione di un emendamento al Def, mai approvato però, che avrebbe dovuto garantire finanziamenti alle imprese dei due soci. Questa tranche dell'inchiesta è stata trasmessa ai pm romani per competenza.

Tangentopoli siciliana

Sempre ascoltando Arata i magistrati hanno svelato una tangentopoli tutta siciliana, consumatasi tra gli uffici regionali e comunali, per cui è indagato tra gli altri, allo stato, Alberto Tinnirello, finito ai domiciliari per corruzione. Di abuso d'ufficio sono accusati Salvatore Pampalone dirigente regionale della Commissione Valutazione Impatto Ambientale, il presidente della Commissione Alberto Fonte e Vincenzo Palizzolo, capo di Gabinetto dell'assessorato regionale al Territorio. "Arata in Regione ha trovato solo dei no", replica il Governatore siciliano nello Musumeci.

Intercettazioni svelano pagamento di mazzette

Una tranche dell'inchiesta nei mesi scorsi finì a Roma perché alcune intercettazioni avrebbero svelato il pagamento di una mazzetta, da parte di Arata, all'ex sottosegretario alle Infrastrutture leghista Armando Siri. In cambio del denaro Siri avrebbe presentato un emendamento al Def, poi mai approvato, sugli incentivi connessi al mini-eolico, settore in cui l'ex consulente del Carroccio aveva investito. A Palermo invece è rimasta l'indagine sul giro di corruzione alla Regione siciliana che oggi ha condotto all'arresto degli Arata e dei Nicastri. Tutti al centro, secondo i pm di Palermo, di un giro di tangenti che avrebbero favorito Nicastri e il suo socio occulto nell'ottenimento di autorizzazioni per i suoi affari nell'eolico e nel bio-metano. Ai regionali sarebbero andate mazzette dagli 11 mila ai 115 mila euro.