[La storia] L’incredibile viaggio d’ amore e morte di Claudia, che sposa Emilio, e dopo un’ora vola via

Claudia è riuscita a vivere solo un’ora come moglie del suo Emilio. Poi ha salutato tutti. Ma ce l’ha fatta. Con caparbietà ha messo l’anello, ha detto “certo che lo voglio”, ha sorriso, con l’abito da sposa; poi si è addormentata per non risvegliarsi

Le nozze in ospedale
Le nozze in ospedale

Volevano sposarsi il 17 febbraio, che era il giorno del loro anniversario. Nel 2019, per prepararsi per tempo. Ma hanno accorciato e si sono sposati il 28 luglio. Avevano fretta? No, aveva fretta il male che stava divorando la sposa. Aveva fretta quella maledetta malattia che ha accompagnato tutto il loro fidanzamento e alla fine è andata con loro all’altare, senza tregua, senza mollare mai. Ma il sì lo hanno detto. Quel sì è arrivato.

Certo che lo voglio

Claudia è riuscita a vivere solo un’ora come moglie del suo Emilio. Poi ha salutato tutti. Ma ce l’ha fatta. Con caparbietà ha messo l’anello, ha detto “certo che lo voglio”, ha sorriso, con l’abito da sposa; poi si è addormentata per non svegliarsi più. Al suo fianco l’inconsolabile marito, che trattiene a fatica le lacrime, che gioca con quell’anello e che alla fine racconta tutta la storia dall’inizio, consentendo al quotidiano Il Tirreno, e a tutti, di conoscere nel profondo questo viaggio di amore e morte.

Felici e fiduciosi

Claudia e Emilio si conoscono sette anni fa. Sono toscani. Lui di Cascina, lei di Sovigliana. Lui ferroviere, lei operaia in un’azienda di gioiello. Lui si innamora subito. Lei pure. Ma lei è già malata. Insieme partecipano a un gioco di ruolo online, Kingdoms of Camelot. Il gioco li fa conoscere, il gioco li avvicina, il gioco distrae lei dalla malattia, lui dal pensiero di perderla. Dopo un anno vanno a vivere insieme. Lei si cura, lui la aiuta. Sono felici e fiduciosi.

Non c’è tempo

I due non si arrendono, anzi sfidano il destino. Programmano il matrimonio per il 2019, invitano gli amici, diffondono la notizia, preparano la festa. C’è tutto: viaggio di nozze, partecipazioni, bomboniere, promessa. Ogni cosa programmata. Ma poi la situazione precipita. La salute non vuole programmi, Claudia sta male. In prossimità dello scorso Natale torna in ospedale, a Pontedera. Il responso è terribile. Non c’è molto tempo. Che fare? Si chiedono i due ragazzi. Ci sposiamo lo stesso, decide Claudia.

L’addio al nubilato in ospedale

Con tutto il coraggio che aveva nel cuore, la ragazza chiama amici e familiari, organizza un addio al nubilato nella camera d’ospedale, brinda e sorride nelle foto. Poi, il crollo. Finisce in terapia intensiva, un medico dà a Claudia poche ore di vita. A quel punto, Emilio rompe gli indugi. Decide di organizzare rapidamente tutto. Si prepara un bouquet veloce, due pazienti fanno da testimoni. Gli amici vengono convocati alle 12.30. Lì, di fronte a una Claudia che trova le forze per un ultimo sorriso, si dicono il sì. Scendono lacrime, non salgono applausi. Un’ora e Claudia vola in cielo.

Sobria disperazione

A Emilio resta una sobria disperazione. La felicità di averla avuta, nelle prime ore, supera il dolore di averla perduta. Poi spunta un video. Lo ha fatto Claudia poco prima di morire. “E’ il mio regalo di matrimonio”, dice a Emilio. Lo incoraggia a farsi forza, a non mollare. Dice anche che è stanca ma felice. Il giorno dopo, al funerale a Sovigliana, c’è l’abito da sposa, ci sono i palloncini bianchi, ci sono gli amici col vestito della festa. Il dolore è a colori. Ci sarà tempo per sentire la mancanza di Claudia. Intanto, lì, tutti festeggiano quel sì finale, col sorriso, come la corona di fiori di un sogno romantico che ha sfidato la morte e, forse, alla fine ha vinto.