Battisti in cella nel carcere di Oristano, ma la sua battaglia giuridico-legale non è finita: nominato il nuovo difensore

Finista la fuga dell’ex terrorista, si indaga sulle protezioni. Il ministro Bonafede: "Sconterà l'ergastolo". Salvini: 'Ora in galera altre decine di assassini'

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TiscaliNews

Cesare Battisti è arrivato nel carcere di Massama, nelle campagne di Oristano. L'ex terrorista ha varcato le porte dell'istituto a bordo di un furgone con i vetri oscurati e una quindicina di auto al seguito. All'esterno della casa circondariale, presidiata dalle forze dell'ordine, solo un gruppo di giornalisti. L'ex terrorista dei Pac è giunto in Sardegna a bordo di un Falcon 900 del Governo italiano, partito da Santa Cruz in Bolivia, paese dove è stato arrestato dopo una latitanza durata 38 anni. Battisti, che deve scontare l'ergastolo e che sarà sottoposto per 6 mesi ad isolamento diurno, andrà nella sezione As2, il circuito di massima sicurezza riservata ai terroristi.

Ecco dove sconterà la pena Battisti

La casa circondariale "Salvatore Soro" è una struttura di nuova costruzione realizzata nella frazione di Massama in sostituzione della vecchio carcere di Oristano. Inaugurata nel 2012, ha comunque evidenziato diversi problemi strutturali mai interamente risolti. Ha una capienza di 260 detenuti, ma il numero viene spesso superato. La struttura è organizzata in sei sezioni, cinque delle quali destinate esclusivamente ai detenuti in regime di alta sicurezza, che sono mediamente l'85 per cento del totale, e una sola per detenuti comuni. La popolazione carceraria è composta, in misura maggioritaria, da italiani con condanne lunghe, in regime di alta sicurezza. Non ci sono detenuti col 41 bis nè collaboratori di giustizia. La prevalenza di detenuti in regime di alta sicurezza è stata segnalata come criticità da Antigone, l'Osservatorio per i diritti e le garanzie nel sistema penale. La struttura si trova in aperta campagna, a poche centinaia di metri dalle case della frazione di Massama, e può contare su un direttore, che però deve occuparsi anche della Colonia penale di Is Arenas, un comandante del Corpo di Polizia Penitenziaria, sei ispettori, quattro sovrintendenti e 136 agenti. Un organico più volte denunciato come insufficiente dalle organizzazioni sindacali del personale.

Ha nominato il suo nuovo difensore

In ogni caso Cesare Battisti ora si trova in carcere, ma è possibile che la sua battaglia giuridico-legale non sia finita qui. L'ex terrorista Pac, nel tempo, ha usato tutte le carte che la giustizia gli metteva a disposizione. Ora si vedrà su quali elementi vorrà puntare. Intanto ha nominato il suo nuovo difensore italiano, Davide Steccanella, noto penalista milanese, che in passato ha difeso anche Vallanzasca. Uno degli aspetti da dirimere o su cui, comunque, il legale potrebbe far leva è se le norme sull'ergastolo ostativo, entrate in vigore nel 1991, si potranno applicare a Battisti, perché gli omicidi sono stati commessi prima, tra il '78 e il '79. Se poi Battisti - che non si è mai pentito - decidesse di collaborare, questo potrebbe far decadere il 'veto' all'accesso ai benefici: non subito, però, ma trascorsi dai 5 ai 10 anni a seconda del tipo di beneficio, e se seguirà il processo di rieducazione. Tutte le istanze, in ogni caso, devono passare per il tribunale di sorveglianza.

Molte frecce nell'arco dei legali di Battisti

C'è un caso, quello di Carmelo Musumeci, che per reati quali associazione per delinquere di stampo mafioso e omicidio, è stato condannato a un 'fine pena mai' tramutato in ergastolo ordinario, e ad agosto ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Perugia la libertà condizionale: ha iniziato da criminale, poi dietro le sbarre si è laureato e ha scritto libri. Non solo. L'ergastolo ostativo è stato al centro, anche di recente, di riflessioni e dubbi, e alcuni osservatori ritengono che presenti profili di incostituzionalità in contrasto anche con le disposizioni di Strasburgo. Sono quindi molte le frecce che i legali di Battisti potrebbero decidere di usare.

Il suo arrivo in Italia

Prima di essere caricato sul volo che lo ha riportato in Italia, l'ex terrorista ha chiesto di fare due sole telefonate, entrambe in Italia: una alla figlia e una al fratello. Subito dopo il suo atteggiamento è diventato remissivo, come ci si aspetterebbe da una persone consapevole "di essere arrivato al capolinea della storia". Una volta sull'aereo ha poi intervallato momenti di sonno a passaggi per ricostruire la sua fuga. Arrivato a Roma, infine, si è complimentato con gli investigatori e li ha ringraziati per il trattamento che gli hanno riservato dopo l'arresto, fornendogli anche il giubbotto che indossava quanto è sceso dalla scaletta dell'aereo. Poco dopo l'apertura del portellone dell'aereo un gruppo di sette agenti di polizia è salito sul velivolo, mentre un'altra decina di agenti, in parte armati di mitraglietta attendeva ai piedi della scaletta, e nel giro di qualche minuto lo ha fatto scendere dall'aereo.

Ad attendere l'arrivo di Battisti, all'interno dello scalo di Ciampino, il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Battisti è apparso tranquillo e non ha mai abbassato lo sguardo mentre procedeva scortato dagli agenti. "Ora so che andrò in prigione" ha detto parlando con i funzionari dell'Antiterrorismo. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha sottolineato anche l'importanza della collaborazione tra Italia, Brasile e Bolivia e della mancata commutazione della pena da ergastolo a 30 anni che consentirà di fatto che Battisti sconti per intero la pena alla quale è stato condannato in Italia.

Il procuratore generale Alfonso ha spiegato che per arrivare alla cattura del terrorista "è stata utilizzata una tecnologia molto avanzata per seguire la 'scia' dei suoi collegamenti internet e la sua localizzazione". Alfonso ha chiarito, poi, che sulla rete di soggetti che potrebbero aver favorito la latitanza di Battisti ci saranno "ulteriori indagini", anche sulla base dell'attività d'indagine svolta dalla Digos milanese, in collaborazione con la polizia boliviana. Di queste indagini, ha precisato, non se ne occuperà la Procura generale, ma la Procura. Alfonso ha anche sottolineato il "gioco di squadra" tra organi di polizia, anche internazionali, che ha portato all'arresto e il "ruolo importante della Digos di Milano".

"Spero di non incontrarlo da vicino". Così il ministro dell'Interno subito dopo l'arrivo di Cesare Battisti all'aeroporto di Ciampino. L'arresto dell’ex terrorista non è un "punto d'arrivo ma un punto partenza. Sono sicuro che le forze dell'ordine, con i servizi d'intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita". Terroristi che vivono anche "nella vicina Francia, quel paese che ci dà lezioni di morale, accoglienza, solidarietà, generosità". Ecco perché, aggiunge Salvini, "è arrivato il momento di scrivere al presidente francese: i terroristi che hanno ammazzato in Italia la smettano di andare liberi a bersi champagne in giro per la Francia" o anche in "altri paesi sudamericani o in giro per il mondo". Chi ha sbagliato in Italia - conclude il ministro - paga in Italia".

Battisti è stato arrestato alle 17 di sabato (le 22 in Italia). Camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, nell'entroterra boliviano. Non ha tentato la fuga, agli agenti ha risposto in portoghese, poi è stato portato in caserma. La svolta da intercettazioni nelle indagini coordinate dalla procura generale di Milano. Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: 'Finalmente giustizia per le famiglie, un risultato atteso da 40 anni' .