Caproni siete voi che non conoscete uno dei più grandi poeti del novecento. La stupidità collettiva dei social

Nessuno ci ha mai parlato di Caproni, hanno lamentato alcuni studenti. Come se la poesia si misurasse in celebrità. O la conoscenza in un ignoto totalizzatore di presenze antologiche

Il poeta Giorgio Caproni
Il poeta Giorgio Caproni

La capacità dei social di farsi burla di tutti ha travolto, nelle ore della prima prova della maturità, anche uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Complice il cognome, è stato tutto un fiorire di doppi sensi: caproni, caproni, come una invocazione alla Sgarbi; i fratelli Caproni, per dire in realtà dei Caponi di Totò e Peppino che a Milano scrivono una lettera piena di virgole e punti, per non sfigurare; e poi il dilagante, deprimente sconforto su chi lo ha considerato da subito uno sconosciuto. 

Chi è?

Chi è Caproni? Si è letto in giro. Chi lo conosce? Manco il nipote sapeva che faceva il poeta. E qui non sono solo battute da social. Purtroppo cose così si sono sentite all’esterno delle scuole, con tanto di interviste video agli studenti. Ci si appella ai programmi: tutto il tempo a studiare Foscolo e Pascoli, poi ti arriva Caproni (che gioco di parole tra Pascoli e Caproni, no?). C’è, come quasi ogni anno, da uscirne molto in malinconia, al punto da chiedersi a quale maturità possa ambire, non uno studente, ma un intero Paese di fronte a scene di questo tipo, che chiamano in causa, sì, i programmi ma anche la capacità culturale di una società.

Autore poco noto

Non si impara, infatti, solo sui prontuari ministeriali. Ma nel sentimento collettivo, e lì probabilmente una voce unica, ispirata, alta non la sente nessuno. “Autore poco noto”, è stato il lamento generale. I programmi scolastici si fermano a Saba e Montale. Nessuno ci ha mai parlato di Caproni, hanno lamentato alcuni studenti. Come se la poesia si misurasse in celebrità. O la conoscenza in un ignoto totalizzatore di presenze antologiche. O come se la capacità di lettura di un verso dovesse essere collegata al profilo biografico o alle tre righe nel libro di testo.

Il poeta più bestemmiato

Chissà cosa avrebbe pensato lo stesso Caproni, non tanto della sua presenza tra le tracce della maturità, ma di questa onda di rabbia che lo ha reso per Wikipedia, solo per qualche ora, con una postilla, "il poeta più bestemmiato del 21 giugno 2017"?  Forse vi avrebbe dedicato uno dei rari sorrisi oppure avrebbe sorvolato, ammirato com’era dalle cose semplici, essenziali, sentendosi così piccolo di fronte alla storia, si sarebbe fatto piccolo anche di fronte a questa circostanza così impegnativa.

Un poeta social

Eppure Caproni, agli adolescenti da social, potrebbe perfino piacere, se lo conoscessero. Magari ne userebbero i versi asciutti e folgoranti come post su Facebook. «Ha la stessa comunicatività che possono avere i cantautori, come De Andrè o Paolo Conte – ha detto Antonio Debenedetti al Corriere della sera -. L’antiretorica è la spina dorsale della poesia di Caproni: ci sono i colori, è un poeta che si può cantare, che si può recitare nella testa in modo musicale».

Intelligenza anestetizzata

“Dio onnipotente – dice una poesia di Caproni, perfetta nella sua sintesi -, cerca, sfórzati, a furia di insistere, almeno di esistere”. Ecco, un pari sforzo andrebbe chiesto a questa sorta di intelligenza collettiva un po’ anestetizzata – anche da cattivi insegnanti, si può dire? -, che smarrisce la memoria, la capacità di riconoscere il genio e l’ispirazione, di nutrirsi di versi, di lasciarsi anche un po’ andare, di fronte a una poesia: leggerla, provare a sentirla, dire che bravo, Caproni, da oggi ti leggerò.

Capire e ragionare

Nella prova della maturità, peraltro, non c’è traccia di Caproni in quanto tale. Nessuno chiedeva agli studenti di scrivere della vita o della poetica dello scrittore. Si chiedeva, in realtà, di comprendere e analizzare i versi. Individuarne assonanze e rime. Sezionare la poesia. Capirla. Dimostrare di averla capita. Coglierne i passaggi. Parlarne. In una parola, ragionarci sopra. E chissà che scegliere una poesia non studiata nei programmi, non da imparare a memoria come fosse quella della festa del papà, non serva esattamente a questo. Dimostrare capacità autonoma di comprensione e ragionamento. A giudicare dalla reazione dei social, di adolescenti e adulti, di piccoli e grandi, beh, niente maturità. Bocciati. Ma questo si sapeva già.