[La polemica] Cannavacciulo non faccia la vittima: il pesce surgelato nel menù è come il Tavernello nello champagne

Con la sua bella faccia da poliziotto dei fornelli, non può entrare a far parte dell’Italia sua insaputa, non può sporcare il suo personaggio col vittimismo cui tutti gli italiani consacrano la loro difficoltà ad ammettere un errore

Antonino Cavanacciulo (Ansa)

“In fondo manca solo un asterisco...”. Già, ma per uno chef abituato a contemplare le stelle un asterisco è tutto, è un’informazione, un certificato, un simbolo. Partiamo dal fatto che - giusto o meno, al cuore non si comanda - ho molta simpatia per Antonino Cavanacciulo. È l’idolo di mio figlio, è molto simpatico, ha grandi capacità comunicative, è uno dei quattro giudici di Masterchef diventato stella degli show televisivi oltre che della cucina. Cavannacciuolo è una faccia, un leader, un pedagogo. Questo nel tempo in cui gli chef sono diventati sinonimo di autorevolezza e di rispetto, l’ultima divisa a cui si può rendere onore.

La folle risposta ai Nas

Detto questo, e ammettendo il pregiudizio positivo, la sua risposta all’ispezione dei carabinieri del Nas ha qualcosa di folle. I militari del nucleo antisofisticazione, infatti hanno controllato il “Cannavacciuolo Bistrot Torino”, e hanno scoperto che mentre nel menù di pesce a 75 euro non c’era nessuna indicazione sull’origine del pescato, le porzioni venivano preparate con dei prodotti surgelati. Passi la multa veniale - 1500 euro - per alcuni ingredienti non dichiarati: ma l’omissione della specifica dettagliata sui surgelati nel menù per un ristorante è come la differenza tra il sole e la notte. Come prendere una bottiglia di champagne, e metterci dentro il Tavernello. In fondo alla carta c’era una indicazione generica sulla possibilità di utilizzare prodotti surgelati.

Predicare bene e razzolare malissimo

Cosa dovevano fare quelli dei NAS? Secondo lo chef, dovevano mettergli una mano sulla spalla, chiudere un occhio, limitarsi a un rimprovero bonario. Un suggerimento curioso, per un uomo che siamo abituati a vedere, mentre ulula dentro le cucine, scorticando vivi aiuti cuoco che maneggiano i cibi senza adottare una profilassi da ospedale, nel reparto in cui sono conservati i campioni di Ebola. Si dirà: ma quella era una finzione televisiva. Può darsi. Ma quando noi ci crediamo diventa vero.

Vittimismo da chef

Sul menù del ristorante, che offre percorsi di degustazione a 75 euro a testa, gli investigatori non hanno trovato l’indicazione dei prodotti congelati. Ma l’asterisco ci vuole, l’asterisco non è accessorio, è sostanza. Ieri lo chef diceva, addolorato: “Viene voglia di lasciare l’Italia!”. Ma perché? Cavanocciuolo, con la sua bella faccia da poliziotto dei fornelli, non può entrare a far parte dell’Italia sua insaputa, non può sporcare il suo personaggio con l’eterna medicina del vittimismo, quella cui tutti gli italiani consacrano la loro difficoltà ad ammettere un errore.

I consigli per il futuro

Quindi, il maestro segua questo consiglio, umilissimo: rimetta a posto gli asterischi, faccia scaricare gli ingredienti dalle bolle, chieda normalmente scusa spiegando che anche un grande ristorante può essere sottoposto a grande stress, lasci perdere la tentazione di espatriare, e dimostri che l’eccellenza non coincide necessariamente con l’infallibilità, ma si rafforza con la saggezza, e con l’ammissione dell’errore. E solo quello, infatti, che fa la differenza fra una vera star e un vero chef.