Disabili nudi davanti ai bagni e presi a botte: il video shock delle violenze nel centro Aias

L'indagine è partita dalla denuncia di un dipendente, 14 persone sospese dal lavoro. Tra gli indagati anche il direttore Vittorio Randazzo

Disabili nudi davanti ai bagni e presi a botte: il video shock delle violenze nel centro Aias
di An.L.

Le immagini sono riprese all'interno delle camere, i volti dei pazienti e degli operatori oscurati. Ma ciò che avveniva all'interno della struttura dell'Aias di Decimomannu, in provincia di Cagliari, grazie a intercettazioni video e audio, appare in tutta la sua drammaticità. Stando alle immagini, i malati venivano aggrediti verbalmente e fisicamente, costretti ad aspettare nudi, sia uomini che donne, davanti agli unici due bagni per fare le docce, poi venivano asciugati con un solo asciugamani o addirittura con gli stracci. "I pazienti erano trattati come in un lager", ha detto il colonnello dei carabinieri Gavino Asquer.

Il video shock - Nel video diffuso proprio dall'Arma si vedono persone riverse nei lettini o adagiate sulle sedie a rotelle, che subiscono ripetute percosse, strattonamenti, schiaffi e anche calci da parte degli operatori. Cioè da coloro che, nella struttura specializzata in psichiatria e riabilitazione motoria, avrebbero dovuto proteggerli e aiutarli nel percorso di recupero della loro disabilità. "Un caso emblematico è quello di un paziente finito in ospedale per percosse, ma ai familiari fu detto che era affetto da polmonite", ha aggiunto il militare.

"Era un lager" - Nell'ordinanza del Gip, Giampaolo Casula, è ben spiegato perché il tenente ha usato la parola "lager" per descrivere i fatti accaduti nella struttura. Il 24 marzo 2015 durante le operazioni di igiene personale dei pazienti una delle indagate cerca di far sedere su una sedia a rotelle un paziente disabile, ma scivola a terra e lei lo colpisce con un calcio e gli dice: "Adesso rimani tutto il giorno lì e non me ne sbatte un c...". Nella stessa giornata avrebbe umiliato e offeso i pazienti e in particolare una donna con parolacce.

Intercettazioni dal 2014 - Le indagini, iniziate nel 2014 grazie alla denuncia di un dipendente della struttura, sono coordinate dal Pm Liliana Ledda e condotte dal Comando provinciale dei carabinieri di Cagliari e dagli specialisti del Nas, e hanno portato all'emissione di 14 misure cautelari di sospensione dal pubblico servizio per sei mesi. Le vittime sarebbero 36, tutti pazienti affetti da gravi problemi psichici e alcuni dei quali anche con problemi di deambulazione.

Sospesi 14 operatori, tra cui il responsabile - Quattordici tra infermieri e operatori sanitari oltre a due dirigenti, "uno dei quali responsabile della struttura", riferisce il comandante del Reparto operativo di Cagliari, Ivan Giorno, sono stati allontanati dal lavoro e denunciati per maltrattamenti, percosse, lesioni personali, omissione di referto nei confronti degli ospiti - 30 in tutta la struttura - affetti da gravi e croniche forme di disabilità psicofisica. Accuse gravissime documentate da immagini che lasciano poco spazio all'immaginazione. I pazienti oggetto delle violenze sono uomini e donne, tutti adulti. 

Indagato anche il direttore - Tra gli indagati c'è anche il direttore amministrativo Vittorio Randazzo, 46 anni, ex consigliere regionale dell'Udc, coinvolto tra l'altro nell'inchiesta sull'uso illecito dei fondi ai gruppi del Consiglio regionale della Sardegna. L'uomo, insieme alla responsabile della struttura, Sandra Murgia di 58 anni, è sospettato di omissione di atti d'ufficio e omissione di referto. Gli altri indagati sono gli operatori sanitari Pierluigi Mei, di 48 anni, Maurizio Girina, di 49, Luigi Lobina, di 52, Eugenio Ena, di 34, Tiziana Meloni, di 49, Sonia Piroi, di 37, Vanessa Zanda, di 32, Carlo Pintus, di 52, Sandro Gambicchia, di 47, Sabrina Carta, di 48; l'educatrice Elsa Giorgi, 64 anni, e l'infermiere professionale Roberto Cannavera, di 54.

Com'è cominciata - Le indagini sono partite dalla denuncia di un'operatrice nell'ottobre del 2014. Da quanto si è appreso, erano stati richiesti per gli indagati gli arresti domiciliari, ma il Gip ha preferito la sospensione dai pubblici uffici. Dopo la segnalazione della dipendente, che si era rivolta alle forze dell'ordine perché non le erano state pagate diverse mensilità, i primi accertamenti fercero affiorare questi fatti. La donna venne poi trasferita in altra sede e mai più richiamata al lavoro - sono scattati gli accertamenti. Sono state nascoste telecamere nei raparti psichiatrici. Proprio dalle riprese sono emersi i maltrattamenti, le ingiurie e le percosse.

Il primo blitz ad aprile - Il primo blitz delle forze dell'ordine - in quel caso la polizia e i carabinieri del Nas - era scattato nel 2015. In quell'occasione, era aprile del 2015, i controlli si conclusero con la sospensione dal servizio di tre persone e con un verbale di contestazione in cui venivano segnalati problemi igienici sanitari, irregolarità nel modo in cui venivano trattati e lavati i pazienti. Tra i pazienti c'era chi era costretto a dormire nei materassoni da palestra, perché osfferenti di incontinenza. E venne verificato che su molti di loro venivano usate ingiurie e insulti. Altri mesi di intercettazioni e altri 11 nomi finiti nel registro degli indagati.