Anno giudiziario, Anm a Orlando: il problema della giustizia non sono i magistrati ma le tangenti

Anno giudiziario, Anm a Orlando: il problema della giustizia non sono i magistrati ma le tangenti
TiscaliNews

"Respingiamo fortemente questa idea demagogica che il problema della giustizia siamo noi magistrati e non di chi intasca le tangenti". Così da Bari, a margine della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, Maurizio Carbone, segretario nazionale dell'Anm, rispondendo al ministro Andrea Orlando. "In tempi di crisi economica una giustizia inefficiente rallenta ulteriormente la crescita", aveva detto il guardasigilli parlando durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Genova.

Orlando: entro 2015 duemila reclutamenti" - "Dare centralità nuovamente allo Stato - ha detto Orlando - significa anche rendere di nuovo forte la sua funzione di garanzia dei diritti e di risoluzione dei conflitti tra i privati. Il Governo ha posto con forza il tema della giustizia civile" ha sottolineato il Guardasigilli "perché rappresenta il terreno di contatto quotidiano tra cittadino e amministrazione della giustizia. La sua inefficienza contribuisce al crollo del senso di legalità e alla sfiducia nel sistema giudiziario". Mi attiverò perché, entro la fine del 2015 si arrivi almeno a 2 mila reclutamenti" nel comparto della giustizia, ha aggiunto."Non posso non ringraziare anche in questa sede il presidente emerito Giorgio Napolitano, riferimento costante della vita democratica in questa difficile fase del Paese. Un sentimento di gratitudine gli va rivolto per la sua costante azione di stimolo verso la riforma e l'autoriforma della giustizia".

Il caso emblematico di Mafia Capitale - Il procuratore generale presso la corte di Appello di Roma, Antonio Marini, ha inaugurato oggi l'anno giudiziario parlando di Mafia capitale, della piaga della corruzione e di terrorismo. "La situazione della giustizia penale nel distretto di Roma si è ulteriormente aggravata", ha detto Marini. "L'esempio emblematico è rappresentato dall'inchiesta Mafia Capitale dalla quale è emerso un sistema di complicità tra politica e criminalità, ampiamente strutturato, capillare e invasivo". Il magistrato ha aggiunto che "l'inchiesta sul clan Carminati ha messo in luce il crescente intreccio tra mafia e corruzione, che costituiscono i due mali endemici della nostra società". "Non v'è dubbio - prosegue Marini - che tali vicende finiscono per alimentare la sfiducia nella capacità della politica, inquinata sempre più da pratiche corruttive, a risolvere il grave fenomeno della corruzione nel nostro Paese".

Marini ha parlato anche di terrorismo, invitando a non sottovalutare il pericolo jihadista: "A voler ritenere Roma, culla della cristianità, di cui si vagheggia la conquista sia stata evocata dal terrorismo di matrice jihadista, è bene non sottovalutare il pericolo e tenere alta la guardia", ha affermato il magistrato. "Fra i principali fattori di rischio - ha aggiunto - v'è l'accensione improvvisa di cellule dormienti. Parimenti preoccupante è il fenomeno dei foreign fighters. La necessità è di rafforzare gli strumenti normativi per affrontare con più efficacia questo grave ed insidioso fenomeno".

Canzio: "L'audizione di Napolitano si poteva evitare" - A Milano, il presidente della locale Corte d'Appello, Giovanni Canzio, ha invece rievocato nella sua relazione l'audizione di Giorgio Napolitano davanti ai magistrati di Palermo titolari dell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, sottolineando come essa sia stata "una dura prova che si poteva risparmiare al capo dello Stato, alla magistratura stessa e alla Repubblica Italiana". "Sento il dovere - ha detto l'alto magistrato dopo aver preso la parola dal palco dell'aula magna del palazzo di giustizia - di rendere onore alla persona del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al quale siamo riconoscenti per avere, con equilibrio e saggezza, salvaguardato le prerogative presidenziali insieme con i valori di indipendenza e autonomia della magistratura, tenendo la barra dritta sul crinale davvero impervio della sua recente audizione, nel Palazzo del Quirinale, da parte dei giudici della Corte d'Assise di Palermo". Di Napolitano, ha detto ancora Canzio, "abbiamo ammirato, nell'esercizio del difficile mandato, il rigore morale e intellettuale, a difesa dei valori costituzionali della Repubblica Italiana".

Mafia attiva al Nord - La presenza mafiosa nel Nord Italia deve "essere ormai letta in termini non già di mera infiltrazione, quanto piuttosto di interazione-occupazione" grazie a un "diffuso controllo del territorio" esercitato con il "metodo intimidatorio e in un clima di omertà". Lo ha fatto notare il presidente Canzio. Un capitolo della relazione è dedicato proprio ai processi contro la 'Ndrangheta in Lombardia, come quelli "Infinito 1 è Infinito 2 e altri" celebrati per "gravissimi fatti omicidiari" che hanno portato a "centinaia di condanne" per "secoli di carcere".

Magistrati ancora delegittimati - I giudici che "pure in condizione di stressante impegno lavorativo e talora in un clima ingiustificato di delegittimazione o addirittura dileggio, è un altro dei passaggi della relazione di Canzio, dimostrano spirito di sacrificio, senso del dovere, equilibrio, riservatezza".

I ritardi nei processi costati 723 milioni in dieci anni - "Le condanne per la legge Pinto sono numerose, con dati contro lo Stato italiano che, a livello europeo vengono spesso sottolineati: 723 milioni in dieci anni dei quali 407 ancora da liquidare. E' necessario cambiare", ha detto nel suo intervento il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri. La Legge Pinto del 2001 consente il ricorso straordinario in appello qualora un procedimento vada oltre i termine di durata ragionevole di un processo in base alla Corte europea dei diritti dell'uomo.