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Quattro cose che abbiamo imparato sull’epidemia le sue due facce

Non sarà un ritorno alla “normalità”. Ci sarà un vincitore: la disuguaglianza, sia dentro ai popoli che tra le nazioni più ricche e quelle meno fortunate

Alberto Negridi di Alberto Negri   
Quattro cose che abbiamo imparato sull’epidemia le sue due facce

L’epidemia ha due aspetti: uno è il virus del Covid-19, l’altro è la povertà. Sul primo sappiamo ancora poco, sull’altro abbiamo capito che questa crisi, dall’Europa agli Usa, ha già fatto 25 milioni di disoccupati e che molte imprese e attività non riapriranno più. A questo si aggiungono i precari, i disoccupati e i poveri che c’erano già prima. Sappiamo che questa crisi avrà un vincitore: la disuguaglianza, sia dentro ai popoli che tra le nazioni più ricche e quelle meno fortunate. Questa settimana, tra la nebbia della propaganda dilagante, abbiamo capito quattro cose cose sull’Europa, l’Italia e il virus. 

Il piano Marshall resta un miraggio 

1) Non ci sarà nessun piano Marshall europeo, anche se lo ha evocato la presidente tedesca della commissione europea Ursula von der Leyen. Le divisioni sono troppe anche sui coronabond: al Nord i nostri debiti non ce li vuole condonare nessuno. L’Unione europea sta prendendo provvedimenti diversi e in tempi differenti, dai fondi per i cassaintegrati della Commissione a quelli per le imprese della Bei, agli interventi della Bce per l’acquisto dei titoli europei e italiani sui mercato. Martedi 7 aprile con la riunione dell’Eurogruppo ne avremo la conferma. Sui coronabond anche la Francia che sembrava d’accordo con Italia e Spagna ha fatto marcia indietro: li chiederà al massimo per il settore sanitario. Ma pensavate davvero che Macron scegliesse Conte al posto della Merkel? Oltre al virus qui bisogna controllare il tasso alcolico. 

Solo promesse dal governo Conte 

2) Il governo italiano ha promesso parecchio a cittadini e  imprese ma finora nessuno ha visto un euro. Ogni decreto è destinato a restare letta morta se non è prontamente seguito dai decreti attuativi. La burocrazia italiana ha dimostrato nel caso del crollo informatico dell’Inps tutta la sua imperizia e malagestione. La pubblica amministrazione in Italia non è al servizio del cittadino ma è lì per mettere ostacoli, giustificare stipendi e la sua ragione di esistere in maniera così inefficiente. Ma la cosa più grave è lo scontro tra governo e regioni: Conte annaspa, sa di avere fatto una scelta modesta mettendo Arcuri a commissario dell’emergenza. Ma brilla poco anche l’Istituto superiore della Sanità che esita a dare linee guida a tutto il Paese, forse anche per mancanza di mezzi che dovrebbero essere forniti dalla Protezione Civile. 

Gli errori degli scienziati 

3) La gestione dell’emergenza sanitaria sconta gli errori iniziali non solo del governo ma soprattutto di scienziati come Pressaglio e Gismondo che il 24 febbraio in due diverse interviste, ironizzando, dicevano che questo virus era poco più di un’influenza. Abbiamo iniziato male. Da lì è cominciato il disastro, in particolare al Nord: tutti hanno preso la questione sottogamba. Ma soprattutto la sanità sconta tagli enormi: ci sono 50mila medici e infermieri meno di dieci anni fa. E anche migliaia di posti ospedalieri in meno. Il decantato Made in Italy ha rivelato di essere una sorta di bluff: non sanno produrre né mascherine né ventilatori né tute e ci si arrangia con quel che si trova. Per non parlare di tamponi e test che in realtà si fanno al minimo indispensabile perché non ci so no abbastanza laboratori pubblici e per non creare troppo allarme: i positivi, asintomatici e malati lievi, sono milioni come ha detto anche l’università statale di Milano. 

La bugia sul ritorno alla normalità 

4) La questione più grave è la grande bugia su fase due o fase tre. Cioè quando torneremo alla “normalità”. Nessuno al mondo sa niente sul comportamento di questo virus: gli scienziati litigano pure su come si trasmette il contagio. Lo conosciamo ancora poco. Tenendo conto che dobbiamo trovare il vaccino, che non sappiamo nulla della “stagionalità” del virus, ovvero se calerà d’estate e crescerà d’inverno _ come accade di solito _ e che non conosciamo, per ora, neppure la durata dell’immunità, cioè per quanto tempo resta protetto chi è guarito dal contagio. Insomma si devono trovare gli anticorpi che danno l’immunità e come impedire i contagi e la sua diffusione. L’unica certezza è che probabilmente sarà una malattia lenta e lunga. Ne avremo per mesi, forse un anno. E in questo periodo niente sarà più come prima.

Alberto Negridi di Alberto Negri   
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