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Le fiere sono ancora uno strumento di business building utile alle aziende? Scopriamolo

Qualche giorno fa si è concluso il Salone Internazionale del Mobile di Milano, la più importante fiera a livello mondiale per gli operatori del settore casa, arredamento e design che anche quest’anno si è dimostrata un grande successo.

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Le fiere sono ancora uno strumento di business building utile alle aziende? Scopriamolo
Foto Shutterstock

La fiera ha conquistato anche le strade di Milano con il “Fuorisalone 2023” che ha animato molti quartieri della città con eventi, mostre e installazioni aperte a tutti. Con la pandemia alle spalle, è tempo per il settore fieristico di tornare ad essere centrale per lo sviluppo del Sistema Paese: di fiera in fiera, laddove imprese e istituzioni possono trovare comune linguaggio e intenti, quello proprio del mondo del business.

Il settore della fieristica in Italia

Secondo l’Associazione Esposizioni e Fiere italiane (AEFI), il comparto della fieristica italiana conta 203 mila operatori tra occupati diretti e indiretti, per un valore che si attesta a 1,4 miliardi di euro. Gli addetti diretti sono 3.700, per circa 1000 eventi fieristici all’anno: sono invece circa 200 mila le imprese coinvolte per una media di 20 milioni di operatori provenienti da tutto il mondo. Un settore, quello delle fiere, che ha 4 milioni e 200mila metri quadrati espositivi e una quota di mercato pari al 23% del totale. Numeri che collocano la filiera italiana quale seconda potenza europea del mercato fieristico, seguendo la Germania che è il primo esportatore europeo.

Facilitare l’incontro con gli addetti ai lavori, i prospect e i clienti

L'attività commerciale, in un mercato sempre più globalizzato, richiede che gli imprenditori, gli artigiani e le PMI costruiscano relazioni solide con i loro prospect, partner e clienti. Con riferimento soprattutto ai nuovi trend post pandemia, si osserva come le persone siano costantemente alla ricerca di un'esperienza autentica, e di una relazione diretta più a misura d’uomo, capace a mettere al centro i loro valori ed eccellenze.

Le fiere, grazie al loro essere, da sempre, un grande luogo di incontro, offrono questa opportunità di confronto tra operatori, aziende e potenziali clienti, interessati, motivati e desiderosi di acquistare un servizio o di iniziare un business. Guardando il sistema in ottica b2c (business to consumer), ad esempio, le persone che partecipano a una fiera di un determinato settore sono solitamente interessate al tema generale dell’evento, e a ciò che le aziende di quella filiera offrono. Quindi, sono più propense ad ascoltare interventi, a fare networking o addirittura acquisti in base alle loro esigenze e al loro budget.

Un altro punto di forza non di poco conto vede le fiere quali spazi e luoghi di incontro tra tutti i diversi protagonisti di un settore: consumatori, distributori, fornitori e produttori. Questa loro caratteristica, permette alle fiere di rimanere uno dei canali di marketing a più alto ROI (Return on Investment) per le interazioni in persona. Secondo il Center for Exhibition Industry Research, il costo per incontrare un nuovo potenziale cliente a un evento commerciale è di 140 euro per incontro, rispetto agli oltre 250 euro necessari per incontrare un potenziale cliente nel suo ufficio. E questo dato, ben noto a chi fa business, testimonia e certifica il successo delle fiere quali eventi a cui non poter mancare.

L’importanza di “fare fiera”: i dati in Italia

Un recente studio di AEFI condotto su un campione di oltre 25 mila imprese espositrici, ha stimato in 12,6 punti di crescita cumulata in più nelle vendite e 0,7 punti di marginalità lorda (Ebitda) il vantaggio competitivo ottenuto dalle aziende italiane impegnate nell’attività fieristica fra il 2012 e il 2019. Recenti statistiche indicano inoltre che, in Italia, il settore sta tornando ai livelli pre-pandemici, affermandosi come un moltiplicatore di business che nel 2022 ha generato circa 22,5 miliardi di euro di impatto economico complessivo.

Grazie anche al supporto di società finanziarie, le piccole-medio imprese Italiane possono, tra l’altro, accedere a finanziamenti per partecipare a fiere italiane e estere. I dati di SACE e SIMEST in merito dichiarano che le vendite oltreconfine di beni Made in Italy hanno chiuso il 2022 in crescita del 19,9%, sfiorando così i 625 miliardi di euro, e l'export a gennaio 2023 è cresciuto del 15,3% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.

Un segno di forza che è di buon auspicio, e che sottolinea, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la bontà delle fiere quali strumenti per aumentare il vantaggio competitivo delle aziende. La promozione del Made in Italy e del suo heritage, e non solo, passa per le fiere, che sono, dopo la pandemia, ritornate ad essere un driver straordinario di sviluppo e scambio commerciale.

Nonostante i nuovi trend in materia di e-commerce e digitalizzazione la partecipazione agli eventi fieristici rimane un driver essenziale per molti settori produttivi, dalla manifattura all’enogastronomia. Una realtà, quella delle fiere, che non è appannaggio delle sole grandi imprese, pur potendo le MPMI (ndr medio e piccole medio imprese) espandere la propria rete, trovare nuovi clienti, guadagnare credibilità e influenza, il tutto in un unico spazio di incontro e dialogo. 

Le fiere permettono alle aziende di scendere in campo in prima linea, confrontandosi con il mercato in un modo che pochi altri eventi o canali di marketing, ad oggi, permettono di fare. Fiere, canali digitali e social media lavorano insieme e sono funzionali alla strategia complessiva e di valorizzazione di ogni azienda e organizzazione complessa. E, quanto meno al momento, un’inversione nel trend di quanto detto non sembra palesarsi all’orizzonte. Le fiere sono ancora uno strumento di business building per le aziende… perché, cantava Branduardi, “alla fiera dell’est…”.

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