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God Save the King: l’impatto mediatico dell’incoronazione di Re Carlo III

L’atteso evento ha offerto ai Windsor un'opportunità unica per rimodellare la percezione mediatica del ruolo che la corona britannica ha nel panorama internazionale.

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God Save the King: l’impatto mediatico dell’incoronazione di Re Carlo III

Lo scorso 6 maggio, Re Carlo III è stato incoronato nell'Abbazia di Westminster in un'antica cerimonia che riecheggia le idee bibliche sulla regalità e contiene rituali che sono stati utilizzati dal primo re inglese più di mille anni fa. Nonostante ciò, la cerimonia è apparsa differente da qualsiasi altra, anche da quella della defunta Elisabetta II.

La Famiglia Reale britannica, soprannominata “la ditta” dal defunto Duca di Edimburgo, ha avuto i suoi alti e bassi nella gestione della sua immagine pubblica. Nell'era moderna, la corona, infatti, è stata assalita dagli scandali dei tabloid e la sua eredità coloniale è stata attentamente esaminata.

Un fattore importante che ha accresciuto sempre più l'attrattività del marchio è stata la sua ricca storia e il suo ruolo di guida del Commonwealth, in particolare nei momenti difficili e di crisi. Molti cittadini associano la Monarchia al senso di protezione e sicurezza che hanno ricevuto in tempo di guerra. Il legame che unisce i britannici ai loro reali è, con alti e bassi, ancora forte.

Le incoronazioni sono sempre state eventi significativi nella storia della monarchia britannica. Queste cerimonie sono ricche di tradizione, fascino e storia. Internet e i social media stanno cambiando il modo in cui le incoronazioni sono trasmesse, condivise, vissute: è possibile partecipare virtualmente all’evento da ogni parte del mondo. L’incoronazione è, sempre più, un rito collettivo, universale, unico.

In che modo i media britannici hanno raccontato la cerimonia di incoronazione?

Più di 20 milioni di persone nel Regno Unito si sono sintonizzate per assistere all'incoronazione di Re Carlo III sabato, ma la cerimonia ha attirato molti meno spettatori rispetto al funerale di sua madre avvenuto lo scorso anno. Nel 1953, anche l'incoronazione di Elisabetta II creò un nuovo mercato per la televisione, trasformandola in un media di massa per il Regno Unito e rendendo l'evento un'esperienza moderna e inclusiva per i sudditi. La sua fu la prima incoronazione ad essere trasmessa interamente in diretta, in un'epoca in cui la trasmissione televisiva era ancora una novità, e diede inizio ad una lunga era di coordinamento sempre più stretto tra Buckingham Palace e la BBC, l'emittente pubblica britannica.

Re Carlo, certamente consapevole di avere grandi responsabilità agli occhi dei suoi sudditi, ha pianificato la cerimonia nei minimi dettagli. Ha ridimensionato la cerimonia, la quale è durata circa un'ora in meno rispetto a quella di sua madre. Oltre a trasmettere le due ore di incoronazione in tutto il mondo, la BBC ha prodotto e trasmesso un concerto celebrativo dal Castello di Windsor, con Katy Perry e Lionel Richie.

Secondo i dati forniti dall'Audience Research Board (Barb) delle emittenti britanniche, la media dei telespettatori per il servizio di due ore all'Abbazia di Westminster, la parte principale della cerimonia durante la quale il Re è stato incoronato, ha raggiunto i 18,8 milioni. Secondo Barb, inoltre, il numero di spettatori ha raggiunto il picco di 20,4 milioni subito dopo mezzogiorno, quando il Re ha ricevuto la corona.

L’evento ha avuto una performance inferiore rispetto al matrimonio del figlio maggiore nel 2011. Il matrimonio del Principe William e di Catherine Middleton, attuali Principi del Galles, ha attirato un picco di spettatori di 20 milioni sulla BBC, al termine della cerimonia nell'Abbazia di Westminster, secondo l'emittente.

L'incoronazione arriva in un periodo di riflessione sociale e mediatica sulla monarchia e sul suo futuro nella società britannica moderna, per non parlare dell'opportunità, tutta da valutare, di organizzare una cerimonia ricca di sfarzo e magnificenza mentre la gente comune è alle prese con uno stato di depressione economica socioeconomica. Questo ha reso difficile per le emittenti britanniche trovare un equilibrio tra la copertura di un evento storico e una programmazione diversificata.

E i social media?

Anche i social media hanno svolto un ruolo significativo nel cambiare il modo in cui le incoronazioni vengono vissute e condivise. L'uso di hashtag e di piattaforme di social media come Twitter e Instagram ha permesso alle persone di condividere le loro esperienze e opinioni sull'evento in tempo reale. Nel 2018, il matrimonio del Principe Harry e Meghan Markle ha generato oltre 3 milioni di tweet e 1,7 milioni di post su Instagram, dimostrando l'impatto significativo che i social media possono avere sugli eventi reali.

Grazie ai flussi in diretta, alle piattaforme di social media e alle tecnologie emergenti, le persone in tutto il mondo possono partecipare a questi eventi storici come mai prima d'ora. Secondo l’analisi di Talkwalker, un'applicazione che misura anche il sentiment delle conversazioni online (ad eccezione dei prodotti Meta come Facebook o Instagram), i termini “King Charles” e “coronation” sono stati postati online complessivamente 1,8 milioni di volte e sono stati di tendenza per tutto il giorno.

Nel Regno Unito, il 37% dei post su Re Carlo erano positivi e solo il 13% negativi. I post negativi relativi all'incoronazione sono stati leggermente più numerosi, con il 35% di post positivi contro il 25% di post negativi. Quasi nove post su 10 (87%) sull'incoronazione nel Regno Unito provenivano dall'Inghilterra, con circa il 60% dei post provenienti da Londra. Il sentiment, inoltre, variava tra le quattro nazioni dell'Unione. In Scozia il sentiment netto - ndr la differenza tra la percentuale di post positivi e quelli negativi - è stato del -14% e, molti erano legati all'indipendenza della Scozia.

Il Re non è stato l'unico membro della Famiglia Reale ad essere visto con favore online. Circa un terzo dei post riguardanti la Regina Camilla, il Principe e la Principessa del Galles e la Principessa Anna sono stati positivi. Inoltre, i figli del Principe e della Principessa di Galles sono stati elogiati online e solo il 2% circa dei quasi 30.000 post provenienti dal Regno Unito su di loro erano negativi. Nonostante ciò, la reazione non è stata limitata solo al Regno Unito. In alcuni Paesi del Commonwealth, come il Canada, il sentimento online nei confronti dell'incoronazione è stato simile a quello del Regno Unito.

L’incoronazione di Re Carlo III, potrebbe essere stato un momento di riferimento per l'uso della tecnologia negli eventi reali. Con il crescente utilizzo della realtà virtuale e aumentata, le persone hanno potuto vivere la cerimonia di incoronazione in modo completamente immersivo, sentendosi come se fossero presenti di persona. L’uso delle reti 5G e di altre tecnologie avanzate ha, inoltre, consentito una condivisione e una comunicazione in tempo reale come mai prima d’ora.

Un’incoronazione social, dunque. Ma pur sempre un’incoronazione. A Carlo III il ruolo di traghettare una Monarchia, quella dei Windsor, che ancora appassiona e che interessa milioni di appassionati nel mondo. È proprio il caso di dirlo, ora, “God save the King”.

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