India, governo e attivisti contro l'aborto selettivo

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Pubblicato il 31/07/12

Roma, (TMNews) - Donne incinte in attesa di un'ecografia in un'ospedale del Punjab nel nord dell'India. Fino al 2004, Nawanshahr, era conosciuta per il suo abissale squilibrio tra i sessi dei neonati: meno di 800 bimbe ogni 1000 maschietti. "Quando sono aumentati i centri ecografici, abbiamo notato un incremento di donne, che già avevano delle figlie femmine, che chiedevano di fare l'ecografia. A quel tempo, conoscere il sesso del bambino non era proibito, e gli aborti selettivi sono diventati un grave problema". Racconta la dottoressa Usha. Oggi, la tendenza si è invertita grazie anche all'intervento delle autorità. Ma in un paese dove le donne sono chiamate a 'produrre' maschi, il successo è legato principalmente al cambio di mentalità. Dheer ha una figlia ma è felice: "Al giorno d'oggi le ragazze hanno gli stessi diritti dei maschi, e la gente deve capire che anche le ragazze possono prendersi cura dei loro genitori esattamente come un maschio". Per sensibilizzare la gente, attivisti organizzano marce nei villaggi contro l'aborto selettivo. Aiuta anche una sorta di "tracciabilità" delle gravidanze. Ecco cosa dice Gidda, presidente di una Ong locale: "Al momento della data prevista per la nascita, si chiede se la donna ha avuto un bimbo o una bimba. Se emerge qualche dubbio, viene avviata un'indagine per sospetto di aborto selettivo". Si tratta di un metodo discutibile. Ma in un paese in cui ogni anno viene interrotta la nascita di 500.000 feti solo perché di sesso femminle, un approccio senza compromessi è forse l'unica soluzione possibile. (Immagini Afp)



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