La svolta antidemocratica e neoliberista dell’Unione Europea che smantella lo stato sociale

di meridiani - relazioni internazionali per meridiani - relazioni internazionali

Da diversi mesi la stragrande maggioranza dei mass media parla del patto fiscale e del meccanismo europeo di stabilità (MES) come una panacea che risolverà i mali di un’Europa in crisi. Il grosso dell’opinione pubblica ignora i dettagli dei nuovi trattati, che rappresentano una tappa importante per lo smantellamento dello stato sociale e l’indebolimento delle istituzioni democratiche.


La svolta neoliberista e tecnocratica della costruzione europea è cominciata negli anni ’80, in particolare con l’entrata in vigore dell’Atto Unico Europeo (1986). In occasione di questo accordo, i grandi businessmen europei si riunirono nello European Roundtable of Industrialists e esercitarono enormi pressioni sui governi nazionali.


Tra tali pressioni, vi era la minaccia di trasferire all’estero le sedi delle principali industrie europee qualora i leader politici non avessero preso in considerazione gli interessi dei grandi imprenditori nella creazione del mercato unico.


Il MES e il patto fiscale non rappresentano che l’ultima fase della svolta tecnocratica e neoliberista dell’Unione Europea. In sostanza, entrambi sottraggono agli Stati sovrani e ai loro parlamenti il potere di decidere le politiche fiscali, affidandolo a istituzioni prive di un mandato democratico come la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea (BCE).


Il MES sarà governato da un consiglio composto dai ministri delle finanze europei e resterà fuori dal controllo dei parlamenti nazionali e di quello europeo. Il suo ruolo sarebbe quello di ottenere 700 miliardi di euro dalle casse degli Stati membri e sui mercati, per poi metterli a disposizione dei paesi dell’eurozona che si trovano in gravi difficoltà e mettono a rischio la stabilità della stessa eurozona. La cifra viene offerta solo in cambio di una stretta condizionalità: accettare le riforme imposte dai tecnocrati europei, tra i quali finora è prevalsa una logica neoliberista.


Se un paese chiede di poter accedere ai fondi del MES, la Commissione e la BCE valutano i rischi per l’eurozona e l’entità dell’aiuto di cui necessita il paese in questione. Se i fondi vengono accordati, una ‘troika’ composta da Commissione, BCE e Fondo Monetario Internazionale presenta dei termini da rispettare al paese richiedente.


Il fatto che il MES possa acquisire parte dei suoi fondi sui mercati finanziari mette in risalto un paradosso dell’intera costruzione. Al contrario degli Stati membri, le banche possono ricevere prestiti dalla BCE – con un tasso d’interesse minimo, dell’1%. Una volta ottenuti i soldi, potranno a loro volta prestarli al MES a un tasso nettamente superiore. Infine, il MES li presterà agli Stati membri, magari a un tasso ancora più alto. Questi ultimi li utilizzeranno in gran parte per salvare le banche e il sistema finanziario che ha generato la crisi.


Il MES e il patto fiscale sono strettamente legati. In pratica, solo i paesi che rispettano il rigore fiscale istituito dal patto possono accedere ai fondi del MES. Il patto fiscale prevede che il deficit strutturale di un paese in rapporto al suo prodotto interno lordo (PIL) non superi lo 0,5%. Se questo limite viene oltrepassato, il paese in questione deve attivare un meccanismo di correzione automatico che non è soggetto ad alcun previo dibattito parlamentare.


Il patto fiscale prevede anche che gli Stati il cui debito supera il 60% del PIL ripaghino ogni anno un ventesimo del debito in eccesso. Il tutto in un contesto di recessione, nel quale i paesi europei dovrebbero fare degli investimenti per tentare di rilanciare l’economia.


Se uno Stato ha un debito superiore al consentito, deve presentare alla Commissione e al Consiglio Europeo un programma vincolante di riforme strutturali. Il caso della Grecia ha dimostrato in cosa possono consistere tali misure: più flessibilità e licenziamenti dei lavoratori meno protetti, riduzione dei salari, innalzamento dell’età pensionabile, smantellamento dello stato sociale, della sanità e della scuola pubblica e privatizzazioni.


Riassumendo, il patto fiscale e il MES attribuiscono poteri enormi a istituzioni prive di mandato democratico per attuare politiche che danneggiano i cittadini più deboli, smantellano il settore pubblico a vantaggio di quello privato (principale responsabile della crisi) e non offrono ricette credibili per superare la crisi stessa.


La costruzione europea rafforza così un carattere neoliberista e antidemocratico che favorisce la crescita delle diseguaglianze sociali. Questa non può certo essere l’Europa desiderata dalla maggioranza dei cittadini.


di Marco Siddi

16 luglio 2012
 
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