Hollande è l'ultima speranza dell'Europa contro il populismo e l'estremismo?

di meridiani - relazioni internazionali

Se questa domenica, di fronte alle numerose concomitanze elettorali, era lecito parlare di un Super Sunday europeo (in riferimento al super tuesday americano), la domanda è se oggi sarà legittomo parlare di un “black monday”. La finanza si risveglia di fronte a una serie di eventi elettorali che hanno prodotto, in meno di due settimane, delle scosse destinate a rimodellare l’intera mappa politica del Vecchio Continente. 


Difficile ricordare nella storia un’altra giornata dove siano coincise così tante tornate elettorali, e tutte con una rilevanza diretta sui destini d’Europa. Ma oltre al terrore dei mercati quale altro responso giunge dalle urne? I popoli d’Europa stanno virando verso il populismo; questo è il verdetto che appare più chiaro. Il sintomo iniziale è stato quel 18% di Marine Le Pen al primo turno in Francia. Oggi registriamo il successo di partiti estremisti e anti-sistema in Grecia e nella stessa Germania (con il successo dei “pirati”).


E’ in Grecia che ritroviamo i segnali più preoccupanti del populismo dilagante. Proprio il piccolo Stato, allo stesso tempo il più aiutato ma anche il più sofferente, si risveglia con un crollo dei conservatori e dei socialisti (i partiti pro-sistema, pro-euro e pro-austerità) e con l’avanzata delle sinistre radicali  e dei neo-nazisti che entrano in parlamento. Atene è virtualmente ingovernabile. La terapia shock ha affievolito i sintomi dei mali economici del Paese ma, allo stesso tempo, sembra aver indebolito significativamente gli anticorpi che dovrebbero tener lontano le frange politiche più pericolose.


In Germania, nel piccolo lander dello Schleswig-Holstein, la coalizione di governo resiste all’onda d’urto, ma vede crollare il partito dei liberali aprendo nuovamente la strada a una maggioranza guidata da SPD e Verdi. Nelle prossime settimane ci saranno nuove consultazioni: un’occasione per verificare se i risultati francesi e greci influenzeranno ancor più pesantemente la scelta degli elettori tedeschi e per comprendere se Angela Merkel gode ancora del consenso in casa.


Durante la sua storia, l’Europa ha già avuto esperienza di popoli che si sono affidati, nei più difficili momenti di crisi, a uomini della provvidenza o soluzioni radicali. Il populismo coincide sempre con la mancanza di fiducia verso politica e istituzioni e la ricerca attiva di leader e programmi “radicali” che parlano alla pancia degli elettori. L’esperienza suggerisce che questo tipo di soluzioni sono spesso dannose oltre che inefficaci. Se il germe del populismo è simile in tutta Europa, va da sé che i casi singoli presentano importanti differenze: è ovvio che i grillini sono ben distanti dalle idee del Front National.


La speranza di fronte all’incedere quasi drammatico di queste diverse forme di populismo, risiede nel nuovo Presidente di Francia. E’ la seconda volta che i socialisti conquistano l’Eliseo nella storia della V Repubblica. I francesi hanno richiesto una virata politica. La stessa virata che sembra essere sollecitata negli altri Paesi dell’Unione. Le rotte perseguibili sono due: una porta all’abbandono dell’Euro, al rifiuto della stessa idea europea e al ritorno ai confini nazionali; l’altra conduce alla ricerca di approdi semplicemente abbandonati negli ultimi anni.


Sarebbe sciocco ipotizzare che Hollande sia un uomo della provvidenza o che lo slogan elettorale “le changement c’est maintenant” prometta chissà quali soluzioni miracolose. Nel mondo della politica la “bacchetta magica” non esiste. Hollande incarna alla perfezione quella forma di “rupture” mite che oggi appare estremamente necessaria. Ora che crolla l’asse franco-tedesco e che Angela Merkel comincia a sentir mancare la terra sotto i piedi (sia tra le mura di casa che attorno a sé in Europa), il vincitore socialista può sfruttare la congiuntura a lui favorevole. Si è aperta una finestra di cambiamento. Hollande ha tutte le carte valide per poter spingere affinché l’Europa rinunci ad una austerity così rigorosa e, fino ad’ora, inefficace (se non dannosa).


Da uomo di dialogo potrà cercare nuove soluzioni. E’ questo, del resto, uno dei mandati affidatigli dai francesi e “idealmente” dalle urne dei Paesi europei. Nel suo primo discorso da eletto, il messaggio in questo senso è stato chiaro: “L’austerità non può più essere una fatalità ineluttabile, e questa missione ormai è la mia: dare all’Unione Europea una dimensione di crescita e prosperità. In altre parole un avvenire”. Questo è quanto si può chiedere ad Hollande: l’intenzione di cominciare a mettere in discussione un’Europa grigia, senza futuro, sempre più osteggiata. Ma anche la ricerca di nuovi obiettivi e nuovi traguardi politici ai quali abbiamo detto “no” in nome di un rigore senza prospettiva.


Matteo Arisci

07 maggio 2012
 
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