Quando la Germania era la Grecia, nel 1923 il Marco arrivò a valere un bilionesimo rispetto a 10 anni prima

di meridiani - relazioni internazionali

I destini d’Europa passano da Berlino. E’ la Germania a scegliere cosa è giusto fare per salvare gli Stati in difficoltà. Nessuno oggi può mettere in discussione il ruolo della locomotiva tedesca. La Merkel si permette di esprimere preferenze elettorali sui candidati francesi, la Bundesbank può rimproverare la BCE e più in generale le scelte di Bruxelles appaiono come scelte di Berlino. Stando a diverse indiscrezioni, ora i tedeschi richiedono anche di mettere sotto controllo gli aiuti del piano di salvataggio greco da 130 miliardi di euro. Semplicemente non si fidano.  


La Grecia è salva per il momento. Da un lato rileviamo con sollievo che Atene vedrà il suo debito ridursi dal 161% nel 2012 a circa il 120% entro la fine del decennio. Dall’altro la ristrutturazione del debito greco dimostra implicitamente che il Paese è ormai diventato insolvente verso i creditori. Come sappiamo la Germania ha guidato una schiera di Paesi dell’UE che hanno posto pesanti condizioni di austerity per concedere gli aiuti. E proprio i tedeschi nella loro storia hanno vissuto situazioni assimilabili a quelle della Grecia di oggi. 


La Germania di Guglielmo II usciva sconfitta dalla prima guerra mondiale. La neonata Repubblica di Weimar firmava il Trattato di Versailles e riconosceva la propria colpa per lo scoppio della guerra. Tra le tante condizioni di pace, vennero imposte pesanti riparazioni da 132 miliardi di Marchi in oro. La crisi innescata dalla guerra ebbe pesantissime ripercussioni tra cui l’iperinflazione: nel 1923 le banconote tedesche arrivarono a valere un bilionesimo rispetto a dieci anni prima. Il valore di un marco era inferiore al valore della carta su cui veniva stampato. La Germania si dichiarò insolvente.


Fu solo con l’avvento di Streseman, abile ministro degli esteri, che la Germania ricominciò a riprendersi dalla crisi economica e finanziaria. Nel 1924 gli americani crearono il piano Dawes che prevedeva sia la creazione di una nuova moneta per mettere fine all’iperinflazione, sia una ristrutturazione delle riparazioni tedesche. Il piano funzionò nel breve periodo ma nel 1929 gli americani dovettero intervenire nuovamente, stavolta con il piano Young che prevedeva uno riscadenzamento del debito spalmato lungo sessant’anni.


Il resto della storia è tragicamente noto. Le vessazioni imposte dai Paesi vincitori causarono enormi risentimenti politici e sociali. La guerra e la successiva crisi avevano generato disoccupazione, abbassamento del potere d’acquisto e dei relativi standard di vita. Le gravi insofferenze sociali trasformarono l’elettorato in una massa alla ricerca di soluzioni estreme. La crisi del ’29 non fece altro che dare il colpo di grazia alla Repubblica di Weimar, creando una serie di eventi che favorirono l’avvento al potere del nazismo.


Il parallelo con la Grecia di oggi potrebbe sembrare decisamente azzardato e fuori luogo. La Germania di Weimar era un Paese che usciva stremato da quattro anni di guerra mondiale, ritenuto responsabile oltre l’eccesso. Un Paese che comunque deteneva risorse per risollevarsi e che anzi, proprio per questo, venne punito dai vincitori che temevano una veloce rinascita tedesca.


La Grecia è, invece, un piccolo Stato di periferia. Non esce da una guerra ma da anni di politiche fiscali insostenibili e truffate. Non si trova di fronte degli Stati nemici, ma più semplicemente Stati molto severi e malfidati.


Tuttavia non mancano elementi in comune tra le due storie. Non c’è solo la ristrutturazione delle riparazioni di guerra simile a quella del debito greco. Non parliamo solo della difficile situazione finanziaria ed economica. La Germania di oggi, forse incautamente, con certi comportamenti e certe decisioni conferma le opinioni di quanti sostengono che la crisi stia delegittimando la democrazia. Una buona parte della popolazione greca è convinta di essere stata commissariata. L’Indipendent affermava qualche settimana fa che “la Grecia diverrà una colonia economica – e per molti versi politica – della Germania e dei suoi alleati”. E non c’è solo la Grecia: anche il Portogallo, l’Irlanda, la Spagna e la nostra Italia si trovano in condizioni simili.


Possiamo essere d’accordo con l’intenzione tedesca di imporre e pretendere un certo tipo di rigore e serietà. E’ una cura richiesta dai mercati e dalle istituzioni finanziarie, ma soprattutto è una cura necessaria. Ciò che sembra mancare è l’empatia: proprio la Germania dovrebbe sapere bene quali sono i temibili effetti di una crisi economica che divora reddito e lavoro, che svilisce il ruolo della democrazia e che genera esterofobia. La storia dovrebbe aver insegnato ai tedeschi che spesso i costi sociali vanno tenuti in maggior considerazione dei costi economici.


La rinascita dell’Europa passa da Berlino, ma una nuovo patto tra gli Stati del Vecchio Continente dovrebbe basarsi sull’importanza di una società europea sana, giusta, severa, ma allo stesso tempo magnanima. La Germania si ricorderà di quando un tempo era lei la Grecia? 


di Matteo Arisci


 


Photocredit: wikimedia commons

19 marzo 2012
 
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