Patologie vertebrali, maggiore accesso alle terapie chirurgiche innovative nei centri di eccellenza

di Brigida Stagno

E' una delle cause più frequenti di astensione dal lavoro, richiesta di visite mediche, accertamenti diagnostici e cure, dopo le infezioni respiratorie: il mal di schiena colpisce nei paesi industrializzati circa l’80% della popolazione e solo in Italia riguarda 15 milioni di persone. A causare dolori alla colonna vertebrale possono essere diverse patologie, dalle discopatie degenerative legate soprattutto all'età, alle ernie del disco vere e proprie, dalle fratture vertebrali traumatiche o causate da osteoporosi, alle stenosi vertebrali, ma anche la vita sedentaria, il sovrappeso, le posture scorrette, l'eccessivo tempo passato al computer, l'abuso di aria condizionata (e addirittura lo stress, che determina una contrattura costante e continua dei muscoli) favoriscono nel 20 per cento dei casi il “back pain”.


Le cure? Di fronte a un mal di schiena, il primo intervento è generalmente farmacologico (con antiinfiammatori, associati a miorilassanti), spesso iniziato prima di avere la diagnosi certa con la TAC o la Risonanza magnetica. Entro quattro settimane dall’inizio dei sintomi il 75 per cento dei pazienti migliora in genere con il riposo e la terapia antinfiammatoria, ma può essere utile anche la riabilitazione posturale, la fisiokinesiterapia, le correnti diadinamiche e la massoterapia.


Non tutte le patologie del rachide possono però essere risolte in modo efficace e duraturo con le cure conservative - avverte il professor Franco Servadei, Presidente della Società Italiana di Neurochirurgia (SINCH) e Direttore della Neurochirurgia-Neurotraumatologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma, in un incontro tenuto in Senato per definire il trattamento ideale e le problematiche di accesso alle terapie chirurgiche più innovative (inizialmente più costose, ma più efficaci nel lungo termine) -”Nel caso delle sciatalgie da compressione discale, per esempio, è il deficit della sensibilità, della forza o dei riflessi l’indicazione all’intervento, che deve restare comunque l'ultima scelta terapeutica per i pazienti che non migliorano con la terapia medica o la fisioterapia. Quando questi approcci conservativi falliscono, è possibile ricorrere alla chirurgia”.


La chirurgia delle forme degenerative della colonna vertebrale lombare può essere eseguita dopo il fallimento della terapia conservativa, anche con metodiche innovative mini-invasive, che prevedono l'impiego di nuovi dispositivi all'avanguardia (cifovertebroplastica, distanziatori interspinosi o interlaminari, fissazione vertebrale per via percutanea) e permettono al malato di tornare in tempi più brevi alla vita di tutti i giorni. Si tratta di interventi dai costi iniziali lievemente più alti, ma con spese sanitarie, sociali e personali per il paziente minori rispetto al passato, soprattutto nel lungo termine.


Resta però il problema dell'accesso limitato a queste cure più costose, tanto da richiedere una nuova definizione dei sistemi di remunerazione, in grado di coprire i costi finali dell’ospedalizzazione. Una possibile risposta potrebbe essere quella di concentrare pazienti e risorse in centri di eccellenza per le patologie vertebrali.


“La centralizzazione è necessaria, soprattutto nei traumi e nei casi in cui si eseguono procedure all’avanguardia”. sostiene Servadei – “Un primo modello organizzativo di questo tipo è il “centro unico unipolare”, struttura all’avanguardia caratterizzata dalla concentrazione dell'assistenza in centri di eccellenza. L’alternativa è il “sistema in rete”, denominato “Hub And Spoke”(centri hub), molto sviluppato soprattutto in Italia, supportato da una rete di servizi (centri spoke), in cui il percorso sanitario del paziente è inserito in una rete di centri che seguono gli stessi protocolli. Con questo modello, chi è affetto da una patologia vertebrale segue un percorso unico che, grazie a un link telematico, lo porta dal pronto soccorso (dove può non essere presente un reparto di neurochirurgia) all’ospedale centrale, in cui viene operato e infine al centro specializzato per la riabilitazione. Il concetto chiave è che il percorso sia sempre personalizzato e abbia l'obiettivo di ottimizzare i costi, con risultati positivi anche in termini di efficienza ed efficacia”.





 


 

21 novembre 2011
 
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