

Basta un po' di attenzione e un semplice esame ecografico non invasivo per diagnosticare in tempo e trattare con ottimi risultati l'aneurisma dell'aorta addominale, la dilatazione permanente di questo grosso vaso, potenzialmente fatale. La sua rottura è un evento drammatico, responsabile solo in Italia di 6000 morti ogni anno: l’80% dei pazienti muore infatti prima di arrivare in ospedale, mentre la mortalità degli interventi eseguiti in emergenza è del 50%. Diagnosticare per tempo il problema, più frequente negli uomini e spesso totalmente asintomatico, dando la possibilità al chirurgo vascolare di programmare l'intervento, può portare a una riduzione fino al 3% dei rischi dell'operazione eseguita invece nella fase acuta, in cui un paziente su due muore per le complicanze.
La prevenzione è stato l'obiettivo di “Un minuto che vale una vita”, la campagna di screening della SICVE (Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare), partita a maggio 2010 in 24 Centri italiani per sensibilizzare l’opinione pubblica e individuare fattori di rischio e sua incidenza nella popolazione maschile tra i 65 e gli 80 anni, la fascia di età più colpita. Tra il 2010 e il 2011 i pazienti coinvolti e considerati a maggior rischio hanno eseguito una visita specialistica gratuita, che comprendeva un esame ecografico, un ecocolordoppler. Le persone con un diametro dell’aorta superiore ai 3 cm sono stati inseriti nel programma di follow up di 5 anni, mentre quelle con un diametro superiore ai 4.5-5 cm sono stati avviati a esami di secondo livello (quasi sempre una TAC con mezzo di contrasto) e, in casi selezionati sottoposti a intervento chirurgico. In questa prima fase sono stati analizzati i dati di oltre 5700 utenti e individuati circa 200 pazienti con aneurisma aortico (diametro superiore ai 3 cm). I primi risultati della campagna, coordinata da Flavio Peinetti, Direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare dell'Ospedale 'Umberto Parini' di Aosta, sono stati presentati di recente in Senato: 12.500 esami eseguiti e 10.000 telefonate ricevute per richiedere informazioni, quando basta per confermare l'importanza dell'iniziativa.
“ La prima fase dello screening -spiega Peinetti- ci ha permesso di individuare la correlazione tra i principali fattori di rischio (in particolare ipertensione e fumo, rispettivamente nel 60% e nel 18% della popolazione analizzata) e lo sviluppo della patologia. In generale, oltre all’età, il fattore prevalente è cardiovascolare (presente nel 77%), ad esempio un pregresso infarto, problemi vascolari in altri distretti (come stenosi delle carotidi o disturbi agli arti inferiori), da ricondurre tutti alla malattia aterosclerotica. - “I pazienti a cui è stato riscontrato un aneurisma (circa il 4% del totale) sono quasi sempre uomini di oltre 70 anni, fumatori, con dislipidemie e ipertensione.”
Semplici e non invasivi gli esami per la diagnosi: l’ecografia addominale e l’ecocolor-doppler arterioso addominale, che consentono di rilevare la dilatazione dell’aorta, di localizzare esattamente la sede dell’aneurisma e di misurarne i diametri. Nel caso di riscontro di un aneurisma, è necessario eseguire anche una Tac con mezzo di contrasto. Queste indagini sono indispensabili per impostare il trattamento adeguato, l'intervento chirurgico tradizionale (open) o quello endovascolare, la cui scelta deve essere attentamente valutata dallo specialista. Il trattamento chirurgico tradizionale di aneurismectomia ed innesto protesico, fino a 15 anni fa unica opzione chirurgica, prevede un'incisione addominale, il clampaggio dell'aorta, cioè la sua chiusura e la sostituzione del tratto di aorta dilatato con una protesi tubolare di polipropilene.
L'intervento endovascolare, introdotto nei primi anni Novanta, particolarmente adatto per pazienti anziani o in cattive condizioni generali, con importanti malattie concomitanti, soprattutto cardiovascolari, consiste invece nell'introduzione, sotto controllo radiografico, dall’arteria femorale di un catetere, che viene fatto risalire fino alla sede dell’aneurisma, dove viene aperta la protesi endovascolare, costituita da un tubo in materiale sintetico, normalmente poliestere, con uno scheletro in metallo. Questa procedura (generalmente in anestesia locale o spinale) va effettuata solo in centri vascolari dove vi sia assoluta padronanza anche della tecnica classica, può essere eseguita in una percentuale di casi variabile dal 30 al 50% e consente di personalizzare il trattamento sulla base delle caratteristiche della lesione aneurismatica e di estendere l’indicazione al trattamento chirurgico anche a quei pazienti con elevati fattori di rischio.
La speranza, secondo Peinetti, è che questa Campagna venga adottata dal Ministero della Salute e dalle Regioni, analogamente a quanto già fatto per altre patologie dove la prevenzione riveste un ruolo primario per ridurre le cosiddette morti evitabili.
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