

L'Italia in ottobre si muove. Obiettivo, combattere l'obesità, ormai vera e propria epidemia, che dilaga tra gli adulti, persino tra i i bambini, i più grassi in Europa. Se non curati in tempo, sovrappeso e obesità possono sfociare nella sindrome metabolica, che espone a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, ma anche di diabete di tipo II (su tre milioni di italiani diabetici, ben due milioni sono obesi), malattie renali e alcuni tumori, come il cancro del colon retto.
I dati ISTAT parlano chiaro: in venti anni, tra il 1990 e il 2009, il numero di persone obese è salito drammaticamente, il 46 ogni cento (contro il 36 per cento nel 1990). I più grassi sono gli uomini, decollati nel 2009 al 56 per cento, con un picco al Sud (quasi 60 ogni cento,) mentre le donne sono arrivate nel 2009 al 37 per cento.
Per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema ancora in parte trascurato e sottovalutato, l’ADI, l’Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica, organizza anche quest'anno (proprio oggi) negli ospedali di tutta la penisola l’Obesity Day, giornata dedicata a consigli e informazioni gratuiti su come imparare ad alimentarsi nel modo giusto e perdere le taglie di troppo in modo definitivo e sicuro. Con la dieta, quella mediterranea, l'attività fisica e, se serve, anche con la chirurgia. (Gli indirizzi dei Centri sul sito www.obesityday.org).
Ma non solo. Secondo Giuseppe Fatati, presidente dell’ADI, responsabile dell’Unità di Diabetologia e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera “Santa Maria” di Terni, coordinatore del Progetto “ObesityDay”, deve migliorare soprattutto l’informazione. Solo un italiano su 4 conosce il giusto apporto gornaliero di calorie, diversificato per età, costituzione e attività fisica, e solo 7 su cento sa che la percentuale di calorie derivate dai grassi è di circa un terzo. Da qui ai comportamenti alimentari sbagliati il passo è breve.
Per raggiungere definitivamente il peso forma, a poco servono infatti i regimi alimentari monotoni e fortemente ipocalorici, perché prima o poi i chili in eccesso ritornano e il fallimento è assicurato nel 90 per cento dei casi. “Il dimagrimento legato a schemi nutrizionali errati (come quelli iperproteici o dissociati) equivale al recupero del peso iniziale, con un aumento del 20%.-spiega Fatati- “Meglio quindi arrivare a un peso più “realistico e raggiungibile”, cercando di mantenerlo nel tempo con una dieta bilanciata, che comprenda tutti gli alimenti. E' insomma la fine delle diete drastiche, seguita ancora dalla maggior parte degli italiani: la perdita di peso è infatti dovuta solo alla perdita di massa magra, cioè del muscolo, che a sua volta porta alla riduzione del fabbisogno energetico ”.
Altro comportamento errato e sostanzialmente inutile, se non controproducente, è mettere all’indice una determinata categoria di prodotti alimentari. Secondo gli esperti, non esistono alimenti ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma solamente diete equilibrate o non equilibrate. Meglio concentrarsi allora sui concetti di moderazione, equilibrio e attività fisica, grazie ai quali si possono coniugare il piacere dell’alimentazione alle nostre esigenze di salute e forma fisica. Tutti gli alimenti e le bevande, in porzioni appropriate possono essere consumati nell’ambito di uno stile di vita attivo e sano, che combini una dieta equilibrata e bilanciata con un'attività fisica regolare.
La dieta deve essere quindi personalizzata e rispettare i gusti, con 5 pasti al giorno, inclusa la prima colazione (che finalmente più italiani cominciano a fare), almeno un litro e mezzo di acqua, riduzione dei grassi, in particolare quelli saturi, di derivazione animale, meno alcol, più pesce, ricco di omega 3, più fibre, più verdura e maggiore attenzione alla frutta, ricca di zucchero. Le industrie, dal canto loro, stanno facendo molto per migliorare le caratteristiche nutrizionali dei prodotti, così come stanno lavorando a confezioni in monoporzione, di aiuto per regolarsi sulla giusta quantità.
Fondamentale e non facoltativa è l’attività fisica, da integrare alla dieta. L’80-85 per cento di quelli che si limitano a seguire solo le restrizioni dietetiche, senza cambiare lo stile di vita, recuperano infatti entro sei mesi i chili persi con la dieta.
Quanto alla chirurgia bariatrica, è indicata solo in casi selezionati e che non rispondono alla dieta. Gli interventi anti-obesità (dal palloncino nello stomaco, al bendaggio gastrico ad altri più demolitivi, come il bypass gastrico) sono sempre più in voga e richiesti. Ogni giorno, in Italia, 13 persone chiedono aiuto al bisturi e gli interventi chirurgici per obesità eseguiti nel 2010 sono stati circa 5mila.
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