Celentano dà tutto in beneficenza, bel gesto, un tantino tardivo e sospetto

di Mariano Sabatini

Sanremo è alle porte e sebbene sia il Festival della Canzone Italiana, il solo che abbiamo, non sarebbe Sanremo senza eterogenee polemiche. Come tutti i luoghi comuni, l’assioma, contiene parti di banalità e di verità in composizione variabile. Stavolta ci ha pensato Adriano Celentano – vengo/non vengo?, mi si nota di più se vado o non vado? - a mettere in moto lo tsunami mediatico. Che piaccia o no, quello che Dagospia ha soprannominato il Molleagiato è da decenni un numero uno della discografia di casa nostra. 


Possibile, però, che a un artista sia tutto permesso? Apprendiamo dall’Ansa che Gianni Morandi si è tolto i guantini di cachemire e ha sfoderato gli artigli per difendere il collega: "Parlano i politici, proprio loro, con tutti i problemi che hanno creato", dice amareggiato il presentatore del 62° Festival, incontrando la stampa con il direttore artistico, Gianmarco Mazzi, e quello di Rai1, Mauro Mazza. "Parlano di Celentano solo per apparire sui giornali”. Non c'è un artista italiano che può costare più di Celentano, insiste Morandi: "E' un personaggio unico non solo in Italia, ma nel mondo. Per me vale il triplo di quello che chiede". Alla faccia!? Il fatino di Monghidoro non si spinge fino al punto di cedergli il posto alla guida della manifestazione canora. Potevamo avere il Migliore e ci siamo accontentati della pallida imitazione.


Secondo Mazzi la soluzione non è gettare fango sugli artisti, patrimonio per il Paese, e “si vergognino coloro che hanno criticato il cachet di Celentano". Toni da anatema, spropositati rispetto al contesto. E, a dirla tutta, personalmente pur sforzandomi non riesco a produrre una stilla di vergogna per aver osato pensare che, a fronte di una settimana di impegno, i 750mila euro previsti avrebbero placato le fauci del sistema discografico più che la sensibilità artistica di Celentano. È tutto da dimostrare, inoltre, che l’arte per testimoniare la sua grandezza abbia bisogno del maiuscolo riconoscimento finanziario. Secondo quest’ottica merceologica i libri semiclandestini di Tommaso Landolfi varrebbero assai meno di quelli firmati da Fabio Volo o Federico Moccia. E non è neppure lontanamente così.


Le chiacchiere stanno a zero, in ogni caso, perché quei soldi, tanti e forse troppi,  saranno devoluti in beneficenza. Fino all'ultimo euro. Le modalità le ha decise lo stesso ex Molleggiato: "Ha contattato sette sindaci - spiega Mazzi -,  di Verona, Milano, Firenze, Roma, Napoli, Bari  e Bari, e ha chiesto loro di segnalargli i nomi di famiglie in condizioni di assoluta povertà”. A quanto si è appreso, se percepirà 350 mila euro, il cantautore ne destinerà 100 mila ad un ospedale di Emergency e 250 mila a 13 famiglie; nel caso di 700 mila euro di compenso, 200 mila andranno a due ospedali di Emergency e 500 mila a 25 famiglie; gli eventuali 50 mila euro in più consentiranno di portare a 27 il numero delle famiglie aiutate. Celentano si farà carico anche delle tasse che in Italia gravano sulla beneficenza. Sull’intera operazione vigilerà un notaio. Sembra tutto a posto, perciò, e Celentano sarà sul palco dell’Ariston per deliziarci con canzoni e monologhi.


Alla malizia del critico sia consentito, infine, un leggero sospetto sul ritardo nel comunicare il beau geste che, solo per l’animaccia nera di chi scrive, sa tanto di uscita strategica dalla palude delle polemiche.


01 febbraio 2012
 
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