Castelli abbandona lo studio di Santoro: uno schiaffo all'operaio sarebbe stato meno sprezzante

di Mariano Sabatini

È chiaro che Michele Santoro col suo Serviziopubblico, in onda su una multipiattaforma (tv locali, satellitari, web) e da un paio di settimane anche su Cielo del digitale terrestre, abbia scelto la via di un approfondimento meno rissaiolo. Ha tirato un sospiro e si è tolto l’elmetto con cui, dalla trincea, si riparava dalle granate lanciategli da più parti. In zona franca e dall’auto-esilio, pur rimpiangendo come ha fatto da Fazio a Che tempo che fa il ritorno mediatico della tv generalista (tanto che si è detto disponibile ad andare ovunque, perché no, anche a Mediaset), appare più rilassato. Sceglie di non affollare lo sterminato studio di  Cinecittà con i politici divanisti acchiappa audience, benché non sappia rinunciare – e si può capire – a nomi di sicura resa.  Parlamentari a sangue caldissimo, con preoccupante attitudine alla caciara, che tra l’altro garantiscono la composizione del cast secondo le regole della par condicio. Ce n’è uno ad ogni appuntamento del giovedì.

Ieri sera con il tristo Enrico Letta del Pd, su una delle due scomodissime sedie rubate a chissà quale trattoriaccia fuoriporta, sedeva il mirabile ex ministro Roberto Castelli, autorevole mandarino della Lega. Sembrava già tanto che i due politicanti non si dessero sulla parola, non troppo almeno, e non si azzannassero alla gola come giaguari in lotta per l’accoppiamento. In scaletta tanti bellissimi collegamenti con le piazze, dalla Sicilia e dalla Sardegna,  dove Sandro Ruotolo ed altri valenti inviati avevano convocato gente stanca, giustamente arrabbiata. Far esprimere, ascoltare chi ogni giorno collauda sulla propria pelle le misure restrittive dei governi corrisponde in pieno all’istanza di realismo che troppo spesso la Tv, legata a doppio filo col Palazzo, disattende. Ma il ministro Castelli era nervoso, ce l’aveva con il pubblico in studio “schierato”, più volte ha redarguito i presenti, secondo lui plaudenti a comando. Insomma, come se Hannibal the Cannibal desse al vampiro Lestat del sanguinario! 

Finché un operaio sardo in collegamento, di sicuro visibilmente alterato, lo ha apostrofato in modo poco urbano: “Non mi devi rompere i co****ni”. In risposta ad un atteggiamento di sussiego, senza dubbio irritante del leghista. Abbandonare lo studio, dopo aver teso in tutta fretta la mano al conduttore e al collega Letta, è parsa a Castelli l’unica risposta degna a quel signore, provato dai disagi economici che le insufficienze dell’attuale classe politica non hanno saputo evitare alle fasce più deboli. Se all’operaio insolente l’ex ministro avesse dato uno schiaffo, seppure metaforico e a distanza,  si sarebbe dimostrato meno sprezzante.

Castelli mi ha ricordato il “francamente me ne infischio” del bellimbusto Rhett Butler in Via col vento. E ha ben sintetizzato con la sua fuga l’atteggiamento trasversale degli attuali parlamentari, ben felici  – pur continuando a battere cassa –  che un altro faccia il lavoro sporco in loro vece.


27 gennaio 2012
 
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