Auguri al Tg5 che compie vent’anni! Bei tempi quando Berlusconi sognava solo i grafici dello share

di Mariano Sabatini

C’è da festeggiare un compleanno importante e non ci sottrarremo per nessun motivo ai riti augurali. Meritati. Pur nella consapevolezza che i momenti di festa non vanno funestati, non ci limiteremo neppure qualche notazione critica. Il 13 gennaio del 1992, alcune ère geologiche fa, considerando le innumerevoli stratificazioni politiche-economiche-sociali intercorse, nasceva il Tg5. Ovvero il più grande e credibile notiziario televisivo dopo il Tg1 (a cui poi è toccata la sventura della direzione Minzolini), subito proiettato nella storia della tv.  Il padre-padrone, oltre che inventore, fu per dodici lunghi anni Enrico Mentana. Finché chi aveva in modo lungimirante intuito in lui attitudini dirigenziali fuse all’evidente talento giornalistico non decise che il vento era cambiato ed era giunta l’ora di destinare ad altri la poltrona nel palazzetto dell’Aventino, già proprietà di Pippo Baudo.

Nel novembre 2004, Mentana dichiarava al Corriere della sera: "Sono stato rimosso. L'azienda non mi ha chiesto se volevo lasciare il Tg5, mi ha detto: lascia il Tg5, il tempo è finito. Non voglio che si cerchi di far passare questa vicenda come una separazione consensuale. Non è giusto. Questo è certamente il momento più difficile del mio rapporto con questa azienda, ma non volevo e non potevo dimenticare che questa è stata l' azienda che per tredici anni mi ha dato una grande libertà. Mi ha permesso di fare il direttore plenipotenziario del Tg5". Rimase a Mediaset in veste di direttore editoriale, fece nascere Matrix, talk show sopravvissuto - come il Tg5 – alla cacciata definitiva del giornalista dal Biscione e affidato a meno sapienti cure.

Il Tg5 nacque con l’intento dichiarato di superare, grazie a robuste iniezioni di cronaca, le disgustose logiche dei pastoni politici organizzati in base a rigide spartizioni: il Tg1 alla Dc, il Tg2 al Psi, il Tg3 al Pci. Fu, da parte di Mentana, una grande intuizione, che rompeva il patto di ferro tra giornalismo e Palazzo. Bei tempi, quando Silvio Berlusconi sognava i grafici dello share e non i sondaggi di Luigi Crespi e similari. Con Carlo Rossella e poi con Clemente J. Mimun, i direttori succeduti a Mentana, il Tg5 ha continuato a portare il mondo nelle case degli italiani; a fare pubblico servizio, contrapposto al fin troppo malinteso servizio pubblico della Rai. Ma il notiziario, fortemente caratterizzato da “mitraglia”, non ha trovato una nuova strada ed è come se ancora dovesse superare il trauma dell’abbandono. Da quel novembre di otto anni fa, il Tg5 è orfano di Mentana. Nel bene e nel male, anchorman dall’ingombrante personalità che rischia di fagocitare e in qualche modo drogare il prodotto che realizza. Non parliamo di Matrix, con il povero Alessio Vinci.

Il nuovo gioiellino di Chicco è il TgLa7. Stavolta si trattava di ridare forza a un giornale già maturo e, ancora una volta dimostrando enorme capacità di intuizione delle esigenze dei telespettatori,  Mentana ha ribaltato la formula vincente del Tg5: pochissima cronaca,  niente soft news (una Praderio si suiciderebbe), tanta politica ed economia, per raccontare la grave crisi in atto. Con l’enfasi del caso, auguriamo al direttore di festeggiare in piena attività un altro ventennale.    


11 gennaio 2012
 
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