Oltre al Grande fratello, cosa dovrebbe portarsi via della Tv questo orrendo e agonizzante 2011

di Mariano Sabatini

Se davvero, come si vocifera, Canale 5 chiuderà il Grande fratello 12 anzi tempo per scarsi ascolti ed ancor più labile interesse da parte dei telespettatori, la crisi della Tv così come la conoscevamo sarà conclamata. Possiamo dire che il padre di tutti i reality show ha segnato un’epoca, a differenza tanto per dire del telequiz, particolarmente breve, pur incidendo nel profondo e determinando mutamenti fondamentali. Ha reso il mezzo molto più disinvolto, ha autorizzato le telecamere – prima molto pudìche, o addirittura compìte – a frugare dietro le quinte, ad indagare nel privatissimo. I reality hanno legittimato l’errore, l’approssimazione, il velleitarismo. Li ricercati, bramati, come loro caratteristica precipua. Ai Menù di Benedetta, su La7, i divertenti inserti “fuori onda” con svarioni e goffaggini della Parodi si devono alla rivoluzione del Grande fratello, prima sarebbero stati impensabili.


Con i reality, primo fra tutti il Grande fratello dal 2000 in qua, il dilettantismo si è fatto format: la televisione ha scoperto la gente, vena aurifera di passioni,  storie, facce, da cui gli autori, nel frattempo divenuti assemblatori alla catena di montaggio della infida arte del casting, continueranno ad attingere a piene mani. Finché non si renderanno conto che il “gentismo” avrà esaurito forza propulsiva. Poi, non facciamoci illusioni, le smanie di protagonismo della porta accanto dovranno soccombere dinanzi al nuovo che avanza. Difficile fare previsioni con la confusione che domina la televisione in questi anni: sminuzzamento degli ascolti, cambio degli assetti editoriali, con la crescita del satellitare e del digitale terrestre.


Al massimo, seduti al capezzale di questo tremendo 2011, potremmo dire cosa della Tv butteremmo volentieri dalla finestra. Cianfrusaglie. Ciarpame. Bagattelle. Rigettiamo volentieri il dolorismo di certi pomeriggi domenicali da cani di Panicucci, Brachino e compagnia berciante. Gli urletti della D’Urso, brava a cucire insieme drammi della cronaca e abitini di saliva alle celebrities de noantri. La disinvoltura con cui Sottile, Scampini, Cavo, Meluzzi, Garofalo, Piccozzi, Bruzzone, Collovati, Infante vestono i panni di detective dilettanti e giocano a fare gli Sherlock Holmes del piccolo schermo pur maneggiando delitti veri, umanità palpitante, lacerazioni, sofferenza.


I talk show di epidermico approfondimento che proliferano a velocità d’infezione solo per consentire ai soliti noti della politica di metterci faccia e sedere. Buttiamo gli editoriali a comando di Minzolini. I “panini” rifatti dei tg. I show copia/incolla, magari con strascichi giudiziari. Le promozioni e le defenestrazioni di dirigenti Rai a cui seguono i ricorsi in tribunale (tra un po’ i palinsesti li faranno direttamente i magistrati!?). Respingiamo le “cazzengerate” di Giacobbo, spacciate per divulgazione. Le telepromozioni culturali di Marzullo. Le marchette editoriali (tra infinite anticipazioni ai tg e le presentazioni con Berlusconi) di Vespa. Mandiamo in pensione anticipata le baby-ugole di Clerici e Scotti, gli opinionisti in fasce di Piroso (e prima ancora di Bonolis, in Chi ha incastrato Peter Pan?). Rottamiamo tutte le censure e le scelleratezze che hanno portato all’allontanamento di Dandini, Santoro, Saviano dal servizio pubblico.


L’elenco è del tutto insufficiente, chiunque potrà incrementarlo qui sotto. Continuando a pensare, come raccomandava il buon Rispoli, che un “buon libro” è sempre meglio. Intanto, un miliardo di miliardi di auguri, cari lettori di Tiscali:Notizie, per un 2012 che ci porti qualche buona notizia sulla ripartenza dell’Italia.







30 dicembre 2011
 
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