La casta fatica a rinunciare ai suoi privilegi e non esita a svendersi, ce lo racconta Nuzzi agli “Intoccabili”

di Mariano Sabatini

Di tanto in tanto la televisione, nei suoi strani e imperscrutabili meccanismi, consente a qualche novità di emergere. Un volto non consunto dal cerone e dai belletti, anzi con qualche lieve imperfezione che lascerebbe supporre risvolti romantici, si fa avanti. Occhi buoni ed espressione da Hannibal Lecter del miglior giornalismo investigativo, Gianluigi Nuzzi, nuovo conduttore degli Intoccabili su La7, già promosso in prima serata il mercoledì, con ascolti che lambiscono il 9% di share, fa ben sperare in una televisione che torni a raccontare e la smetta di commentare. Parlo, in particolar modo, della puntata record sulla compravendita delle vacche in parlamento. Con una micro telecamera nascosta, uno di nominati attraverso il famigerato porcellum si è introdotto alla Camera e ha rubato dichiarazioni shock di cosiddetti peones.


Gentiluomini che, per usare le parole di Nuzzi, “condividono una passione comune: parlano di soldi, di quelli che hanno, di quelli che vorrebbero avere”. L’onorevole Antonio Razzi, già dell’Italia dei valori e poi portatore d’acqua (come il collega Scilipoti, sempre Idv)  all’agonizzante governo Berlusconi, ammette di non aver mai lavorato in Italia, e a 63 anni non saprebbe cosa mettersi a fare se le cosse dovessero andar male in politica e non dovesse raggiungere il traguardo della pensione o del vitalizio.  Italia dei valori personalistici, in cima ai quali va messo l’accumulo, animata da incorruttibili “operai” dell’intrallazzo.


Nuzzi parla di mercato, ma si tratta di una bassa mercimonio – ben lontano dalla civiltà e dalla serena effervescenza di certi mercatini rionali - senza regole scritte né codificate. La morte della politica come nobile istituzione al servizio della collettività. Ma che ne parliamo a fare? C’è anche il solito delatore che racconta delle seduzioni berlusconiane tese a rafforzare la maggioranza. Per il centrosinistra interviene Beppe Civati, che non è riuscito a farsi eleggere in Lombardia nonostante le 3500 preferenze portate a casa. Mentre veniamo a sapere che il Pd richiede un contributo di 50mila euro per le spese elettorali ai suoi nominati, e salta fuori persino il foglio del contratto preventivo. La casta fatica a rinunciare ai privilegi che la rende tale e, a quanto pare, non esita a svendersi.


Quello di Nuzzi, autore di best seller per Chiarelettere su Vaticano Spa e Metastasi mafiose, è un giornalismo spettinato, irrituale, originario che si allontana, per stile e linguaggio, dal salottismo da cui sono affetti i talk show italiani. Malati di verbosità, di malintesa par condicio, dove l’evidenza dei fatti annega in una rissosità fine a se stessa. Stasera nuovo appuntamento. Intoccabili, non invincibili.




14 dicembre 2011
 
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