La giornata tipo in un Paese che fa schifo

di Giampiero Mughini

Alla mattina del lunedì 7 luglio avevo un impegno sovrano, nel senso che veniva prima di ogni altra cosa. Correre all'agenzia della mia banca a recuperare un documento fiscale di cui il mio commercialista ha bisogno per il pomeriggio di martedì 8 luglio. Era successo che un mese e passa fa mi fosse arrivato un plico amoroso dall'Agenzia delle Entrate dov'era scritto e intimato che io dovessi versare 3500 euro di tasse ed entro un mese, se no la cifra raddoppiava.



Sono andato a spulciare le mie carte. I pagamenti che mi richiedevano io li avevo fatti e strafatti. Erano documentati, datati, quietanzati. Che fare? Nient'altro che mandare il mio commercialista alla sede più vicina dell'Agenzia. Mandarlo, il che vuol dire pagare il suo tempo. Il mio commercialista va con i due F24 su cui non c'è discussione possibile. E difatti sul primo non c'è discussione, ma non è che quei bastardi si mettano in ginocchio e bacino le suole delle scarpe del mio commercialista a scusarsi che quel F24 non lo avevano nemmeno guardato. Solo prendono atto che io ho ragione e che loro mi hanno rotto inutilmente le balle.


Quanto al secondo F24 è anch'esso buonissimo, solo che a loro non risulta. Può essere che ci sia stato un errore della banca nel trasmetterlo. Dieci giorni fa mi precipito alla banca, ché altrimenti rischierei una cartella esattoriale. Alla banca mi dicono che i computer si sono bloccati, che ci vuole tempo per fare la verifica. Passano i primi due giorni. La banca si rende finalmente conto del suo errore ed è pronta a riconoscerlo. Mi occorre un loro documento in originale.



Passano altri cinque-sei giorni. Siamo arrivati al lunedì 7 luglio, il giorno dello sciopero totale di bus, metropolitana e tutto. La mia banca è a tre chilometri da casa. Per me che sono un ragazzo di nemmeno trent'anni è uno scherzo, ma se fossi un ultrasessantenne che deve fare tre chilometri all'andata e tre al ritorno sotto il sole? Li faccio, lanciando delle bestemmie pirotecniche contro questo mio Paese di merda. Lungo i tre chilometri entro l'uno dopo l'altro da cinque tabaccai che dovrebbero vendere "valori bollati", ossia i francobolli con i quali affranco fatture, comunicazioni di lavoro e altro. I primi quattro non ce li hanno. Vendono creme abbronzati, zoccoli da spiaggia, porcherie varie, ma no i "valori bollati" no perché su quelli guadagnano lo zero virgola qualcosa e dunque se ne strafottono di averli e di tenerli (in una città zeppa di turisti).


E senza i francobolli come faccio a mandare la mia fattura, senza la quale mai e poi mai mi pagheranno fra tre o quattro mesi? E comunque il documento fiscale della banca ce l'ho. Domani lo do al mio commercialista che, da me pagato, andrà all'Agenzia delle Entrate a mostrare che non ho evaso nemmeno un centesimo di euro. Pezzi di merda.

25 settembre 2008
 
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