La poliziotta uccisa in Afghanistan vale meno della Granbassi

di Giampiero Mughini

E' la guerra più drammatica per l'Occidente e la più invisibile di tutte. Quella che i soldati della Nato combattono in Afghanistan, e dove i Talebani hanno quello che nel calcio si chiama il `possesso palla`. Una guerra invisibile perché oscurata massmediaticamente dalla guerra in Iraq, e che pure non è meno letale politicamente e simbolicamente di quella.


Una guerra invisibile con pochissime eccezioni. I giornali italiani riferivano ieri di un'eroica poliziotta afghana, e protagonista di lotte per i diritti delle donne, che è stata assassinata sotto casa con un colpo di pistola alla testa dagli `studenti` fondamentalisti. Malalai Kakar aveva 49 anni e 3 figli. E comunque i giornali italiani dedicheranno a lei e alla sua sorte infinitamente meno di quanto abbiano scritto sulla partecipazione di Margherita Granbassi ad Annozero.



Sto leggendo un libro di un giornalista inglese che è stato al seguito delle truppe inglesi in Afghanistan, Into the Killing Zone di Sean Rayment, dove l'autore scrive che per meritare le prime pagine dei giornali inglesi occorre che in una singola battaglia in Afghanistan muoiano tre soldati inglesi in una volta. Rayment racconta giorno per giorno una guerra impossibile da vincere. Di tanto in tanto inglesi e americani sferrano un'offensiva con tanto di aerei che tirano giù bombe micidiali, guadagnano una città e qualche decina di chilometri di terreno, poi si ritirano e i Talebani dopo due settimane tornano lì dov'erano stati cacciati.


E' così mese dopo mese, anno dopo anno. I comandanti inglesi sul campo chiedono disperatamente al governo di Sua Maestà più uomini, più elicotteri d'attacco, più medici capaci di operare in prima linea. Niente, quei mezzi e quegli uomini non ci sono perché impegnati in Iraq. E questo mentre il reclutamento degli `studenti di Dio` che vanno bellamente a morire muniti di mitra e di sandali è praticamente inesauribile. I due terzi dell'Afghanistan e forse più sono attualmente nelle loro mani.


Due o tre città a parte, non c'è un metro quadro dell'Afghanistan dove i Talebani non possano portare i loro agguati. La città dove l'eroica Malalai Kakar è stata assassinata è praticamente nelle loro mani. Gli impianti destinati a procurare luce e acqua alla popolazione civile sono praticamente indifendibili. Eppure, e a differenza di quella in Iraq, la guerra in Afghanistan aveva ragioni sacrosante. Il fatto che i Talebani accogliessero e proteggessero gli assassini di Al Quaeda. E adesso? Non c'è solo l'andamento delle Borse a dirci che questo primo albore del terzo millennio segnala un momento terrificante nella storia delle società occidentali.


30 settembre 2008
 
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