

Mi rendo conto che per chi deve radunare spettatori televisivi ad ascoltare la politica e per chi deve vendere copie di giornali, si annunciano tempi terribilmente grami. Per i talk-show sul piccolo schermo la caduta del berlusconismo è una sciagura non inferiore a quella di un terremoto. Vengono a mancare personaggi che erano meglio dei comici, spunti da grandi sceneggiatori cinematografici, frizzi e lazzi che menneno Totò. Il premier Mario Monti ha annunciato che i suoi ministri sul piccolo schermo non ci metteranno piede, come credo avvenga in tutti i paesi civili. Non si faranno vedere, e noi speriamo ardentemenete che sia così. E se vengono a mancare i ministri figuratevi i leaderini, i peones, le macchiette della nostra politica Stando a quanto era richiesto in alcune trasmissiobni sia radiofoniche che televisive, Scilipoti era divenuto una star. E Italo Bocchino, allora? In tutta la sua vita Walter Chiari non ha fatto le ore di presenza televisiva che Bocchino ha fatto negli ultimi mesi del nostro palinsesto televisivo. Aprivi a qualsiasi ora, e lui era lì, il più delle volte innanzi a una Lilli Gruber che fingveva di pendere dalle sue parole, la boccuccia arrotondata nel pronunciare il nulla. Non che Bocchino fosse peggio degli altri, più nulla degli altri. Anzi, credo che sia simpatico e difatti piace alle donne. Il punto non è questo, non è la simpatia. Che con la politica non c'entra nulla. Tanto per dirne uno, Charles de Gaulle non era affatto simpatico.
Il punto è che la nostra politica essendosi ridotta al nulla quanto al fare e al decidere, s'era trasformata in intrattenimento, in spettacolo. I sostenitori dell'una o dell'altra fazione che duellavano all'ultimo ringhio. Può non essre epocale un eventuale scontro tra Rosy Bindi e Daniela Santanché? Certo che no. E finché la Santanché non s'è suicidata con le sue mani gridando in prima serata a Vittorio Zucconi che era "un trombone comunista". Semplicemente perché lei non è mica tanto dotta, e non ha mai letto un articolo di Zucconi, giornalista eccellente e niente affatto comunista. Dopo quell'exploit Danilea l'hanno invitata di meno. Ma che importa d'aver deto una tale scemenza, importa lo spettacolo, lo sfracasso dei vetri rotti, che i giornali all'indomani si affannino a dare risalto all'uno o all'altro episodio del trash televisivo. E tanto più che in Italia viviamo non sappiamo bene se in un sogno o in una realtà , e non lo sappiamo affatto se quel politico o quel manager è davvero un farabutto o sono invece i titoli dei giornali che lo annunciano ad alta voce, salvo poi magari mettere in dieci righe che il farabutto è stato assolto. E se in politica non parliamo dell'uno o dell'altro farabutto e corrotto e magnaccione, di che parliamo?
Non fraintendetemi. La materia era di per sé rovente, non è che i giornali l'avessero montata più di tanto. Ve lo ricordate il caso del ministro che abitava in una bella casa romana di cui non s'era accorto che non l'aveva pagata lui, proprio non se n'era accorto? E potremmo continuare all'infinito. Per molti è stata una manna durata a lungo, per i bravi giornalisti del "Fatto che ogni giorno ci riempivano dieci pagine a occhi chiusi, per le trasmissioni televisive dove gli Orazi del centro-sinistra sfridavano in duello i Curiazi del centro-destra. A dire e ripetere cose di cui sappiamo da dieci o più anni, ad esempio che non è possibile mandare in pensione gente di 60 o 62 anni. Da dieci anni e più lo ripetiamo, gli stessi sì, gli stessi no, gli stessi ni. Ma che la zuppa sia sempre la solita, non importa. L'importante è che ci siamo divertiti, la sera davanti alla tv. Ci siamo divertiti tanto.
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