E meno male che Mario Monti c'è

di Giampiero Mughini

Ed ecco che sul proscenio della politica italiana s'avanza finalmente un professore bocconiano cattolico e liberale che ha l'aria di essere un italiano per tutti. Non un italiano che ce l'ha scritto in fronte che è di quella parte là, destra o sinistra che sia. Non un italiano che parli a nome dei "padani" o degli ex Msi (Ignazio La Russa) o che spasima per arraffare dieci voti in più e pesare dieci voti in più (Tonino Di Pietro). Non un italiano che sia stato allevato nella politica dei partiti e nello scontro belluino delle fazioni, insomma uno esperto in quei comizi fatti di dieci parole ovvie e di dieci luoghi comuni a fare scattare l'applauso dei babbei. Un italiano tutt'altro. Uno che ha esperienza della scena politico-istituzionale europea, che ha studiato e bene nelle università americane le più collaudate. Insomma un italiano un po' "antitaliano", come lo sono sempre stati i migliori figli della nostra terra, da Camillo Benso conte di Cavour (che parlava più spesso francese) o Giuseppe Prezzolini, che da esule visse vent'anni negli Usa.


Su Monti pesa un compito terrificante. Far capire agli italiani quanto alte sono le fiamme che stanno bruciando la nostra casa e quanto dolorose non possono non essere le ricette per placare quelle fiamme. Certo che l'Italia non è la Grecia, ma è altrettanto certo che quanto ad autodistruzione il nostro Paese in questi ultimi dieci-quindici anni ha cammminato alla grande. Solo con quello che è successo nelle ultime settimane, sprenderemo 15 miliardi di euro in più a finanziare il nostro immane debito pubblico. 15 miliardi che si assommano ai 75 che già pagavamo. Lo capite, vero, che quei 15 miliardi vorranno dire tasse ulteriori, minori servizi, meno impegno dello Stato nel promuovere e organizzare cultura? Ecco, Monti è lì (o almeno speriamo che lo sia) per farvelo capire. Per dirlo alla sua maniera, che non è la maniera dei comizi e delle infinite riunioni di corrente o di partito, ma è la maniera di uno che sa far di conto e che conosce l'articolo primo della Costituzione reale di ogni società: che due più due fa quattro. L'ho detto, saranno ricette dolorose. Di certo verrà reintrodotta l'Ici sulla prima casa, che di per sé è una tassa odiosa perché ti fa pagare il fatto che hai un tetto sotto il quale dormire, tetto beninteso che hai fatto i mille sacrifici per acquistare. Ne verranno, sembra, tre miliardi e mezzo di euro nelle casse pubbliche. Quando la casa brucia si salta, e c'è poco altro da dire e da mugugnare.


O meglio c'è qualcosa da dire a quei personaggi da due soldi che in questo momento vanno lamentandosi che stiano venendo meno i driitti della "politica", della democrazia rappresentativa. Quella democrazia rappresentaiva espressa dai partiti e dai risultati elettorali. Ci vuole impudenza a sostenere queste ragioni. I partiti per come sono davvero nell'Italia della Seconda repubblica, ossia delle squadre di calcio che non le farebbero giocare neppure in serie C perché non hanno i calciatori adeguati, ed esattamente questi partiti, ci hanno portato lì dove siamo. Al disastro. Abbiano il pudore di fare uno o due passi indietro e di non blalterare a casaccio su quel che ci aspetta e su quel poco che possiamo fare per sopravvivere come moderna democrazia industriale. E speriamo che per un tempo in tv venga meno quella sfillata di corifei dell'una o dell'altra fazione che nel palinsesto dell'intrattenimento televisivo hanno preso il posto dei guitti. Forza, Monti.


 


 

14 novembre 2011
 
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