

Meglio tardi che mai, Silvio Berlusconi ha promesso di lasciare il timone di una nave che non governava più da tempo. Un grande giornale europeo lo aveva supplicato di farlo, in nome di Dio e dell'Italia. Che quelle sue dimissioni abbiano fatto piacere a Dio non c'è dubbio, solo che non basta. Molti dei sodali di Berlusconi, ivi compresi alcuni di quelli che gli vogliono bene, lo avevano spinto perché lo facesse: a chiudere nel modo più decente un itinerario politico di cui giudicheranno gli storici. Nel frattempo il famoso "spread" tra i titoli che lo Stato italiano emette a pagare i suoi impegni di fine mese e i corrispondenti tiitoli tedeschi hanno raggiunta la quota terrificante di 500 punti, la soglia dell'abisso: la condizione della Grecia, che pure è un piccolo Paese se raffrontato al nostro. Naturalmente non è vero che i ristoranti italiani siano pieni, come aveva detto il nostro capo del governo.
E' vero invece che le imprese italiane che hanno fornito il loro lavoro agli enti pubblici non sono pagate non so più da quanto tempo, è vero che di aziende e negozi che muoiono ogni giorno ce ne sono caterve, che un giovane italiano su quattro né lavora né studia e perché non c'è lavoro e perché non sa a che gli servirebbe studiare, è vero che chi paga onestamente le tasse non ce la fa più a pagarle peché erano aliquote definite ai tempi delle vacche grasse quando i soldi scorrevano dalle tasche degli uni alle tasche degli altri. L'Europa ci vuole mettere sotto torchio perché non siamo in grado indicare come e quanto riusciiremo a pareggiare spese ed entrate entro il 2013. Ho detto pareggiare le spese, non abbassare quel debito pubblico stratosferico che per colpa di tutti abbiamo accumulato negli ultimi trent'anni. Per colpa di tutti, non solo del nostro vicino di casa.
Ma voi che mi leggete, lo capite sì o no che l'Italia ossia la vostra casa sta bruciando? Lo capite che l'Italia tutta assomiglia alla nostra Genova assediata e devastata dalle acque? Non ne sono sicuro, anche a giudicare dalla quantità di cretini che si sono alzati a bestemmiarmi quando ho scritto su questa rubrica che lo Stato italiano doveva strapparci lacrime e sangue al più presto e in tutti i modi. A qualcuno di voi appariva un sacrilegio che il governo traesse a sé lo 0,6 per cento dei nostri soldi sui conti correnti. Lo avevo scritto una quindicina di giorni fa o forse meno, quando quel maledetto "spread" era a quota 400 punti o forse meno. Ce la fate a calcolare quanto ne viene di danno alle tasche di ciascuno di noi per il fatto che quello "spread" è adesso montato a 500 punti? Quanto danno in termini di tasse da pagare, di servizi pubblici meno efficienti, di banche meno accondiscendenti nel prestarci il denaro di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.
E adesso che succede dopo le annunciate dimissioni di Berlusconi? Quale possibile governo, quale programma, quali e necessari sacrifici di tutti noi? Non ne ho la più pallida idea. Nuove elezioni, ma siamo pazzi? Ma come facciamo a permetterci la più insulsa e inutille stagione elettorale, un paio di mesi di polemiche furibonde tra le opposte fazioni e di chiacchiere sul nulla fatte da una classe politica da due soldi, e mentre la casa sta bruciando? Voteremo per Vendola o Alfano quando lo "spread" sarà a 600 punti, il che se continua così è questione di qualche giorno? Se la casa in cui abitate in questo momento andasse in fiamme, chi di voi starebbe a discutere quale disco jazz mettere sul giradischi domani sera?
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