

Per nessuno di noi italiani, e pur facendo le corna, saranno vacanze spensierate. Se voi ragionate come me, e cioè fate partire l'anno dal mese di settembre, com'era ai tempi della scuola secondaria, il prossimo mese di settembre è come se fosse quello di una dichiarazione di guerra. La dichiarazione di guerra che il nostro Paese deve fare alla crisi economica (e morale) che da anni ci sta serrando la gola. Faremo tutti vacanze più spartane, più brevi, meno scintillanti. Alcuni giorni fa ho parlato con una ragazza - bravissima - che restaura libri. Mi ha detto che lei e il suo fidanzato avevano fatto 15 giorni di vacanza. "Mica male" ho detto. "Ma no, eravamo ospiti di amici perché altrimenti non avremmo fatto neppure un giorno" mi ha risposto. Parlavo stamane per motivi di lavoro con il manager di un'azienda che lavora nel settore dell'alimentazione. In tutto e per tutto andrà via per sette giorni. Ospite prima di un amico e poi di una manifestazione dove mi hanno invitato a chiacchierare di libri, andrò via per otto giorni. Mi sono sentito molto solidale il capo del governo tedesco, Angela Merkel, di cui ho letto che fa una vacanza assolutamente spartana: una mezza pensione in un albergo medio e a pranzo un panino col wurstel.
Beninteso, non esageriamo col pessimismo. Non è che a settembre corriamo il rischio di ridurci tutti a mangiare un panino col wurstel. Il nostro Paese e la nostra economia sono molto più forti di quanto voglia far credere la speculazione che ogni mattina fa tremare la Borsa, e che nello spazio di poche settimane ha costretto il nostro Stato a offrire titoli ai risparmiatori a un tasso di interesse di 350 punti superiore a quello dei titoli tedeschi. Per il nostro bilancio pubbico è un salasso che da solo si mangia un bel po' dei sacrifici che stiamo già facendo noi tutti. Avanza l'ipotesi a questo punto di un gesto estremo del nostro governo, una sorta di "patrimoniale" o di "minipatrimoniale" da far pagare a chi ha risparmi in banca o mattoni al sole. Il predicatore più convinto di questa opzione è Giuliano Amato, quello che da capo del governo nel 1992 fece irruzione nei nostri conti correnti bancari a prelevare il 6 per cento di quello che c'era depositato. E fece benissimo, lo dissi allora e lo penso adesso. A proposito, ricordo male o sono un milione gli italiani che hanno nel loro conto corrente bancario almeno 500mila euro?
Badate, è la barca comune che rischia di affondare. Lo so che molti di voi reputano invece che tutti i mali d'Italia vengano da Silvio Berlusconi e dal suo governo, o l'inverso, che vengano dai suoi oppositori che non lo fanno lavorare e gli apprestano un processo dopo l'altro. Le une e le altre sono sciocchezze sesquipedali. Questo governo è uno dei peggiori nella storia recente del nostro Paese, ma è anche vero che la situazione è talmente difficile che neppure un governo pieno di Rambo saprebbe come affrontarla. E di Rambo in politica non ce n'è e non ce ne sono mai stati. Confesso anzi che dal mio punto di vista è devastante la critica "da sinistra" che da più parti viene rivolta contro l'attuale Pd, contro il partito che funge da perno dell'opposizione. Leggevo qualche giorno fa un articolo il cui autore (un giornalista del "Fatto") si entusiasmava del fatto che nei dibattiti pubblici gente come Bersani e D'Alema venisse accolta da urli (e improperi) che vengono dalla loro gente.
E' tempo di nervi saldi, altro che di urla e di improperi. Non è che se urli o insulti il tuo ragionamento diventa migliore. Non è che a forza di urla e di insulti va giù il nostro debito pubblico o aumenta l'occupazione giovanile. Siamo sulle soglie di un abisso, non c'è che da fare molta attenzione ai gesti anche i più semplici. Se poi riusciremo a vincerla questa guerra alla crisi, ne usciremo tutti più forti e più maturi. E comunque facciamo le corna. Io parto domani. Buone vacanze a voi tutti.
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