

Nel replicare cortesemente a un editoriale del "Fatto" dove Furio Colombo chiedeva alla "casta" della politica di ridurre i suoi privilegi, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha scritto che la "democrazia" non può non avere un suo costo. Costano gli idraulici, costano i partiti: questo è innegabile. Una buona democrazia è quella poggiata su un gioco di partiti vitali e efficienti: questo è innegabile. Ebbene, quante auto blu ci vogliono perché la democrazia italiana appaia la migliore possibile? Ce ne vogliono 15 o 16mila com'è adesso o ne basterebbero infinitamente di meno? E quanta gente deve avere la sua paga dalla politica, un milione e passa di persone com'è in Italia, o ne basterebbe dieci volte di meno? E quanto a deputati e senatori e relativi portaborse e relative indennità e relativi pranzetti a prezzo speciale alla Camera o al Senato, ce ne vogliono davvero mille perché la nostra sia una democrazia articolata e vitale o la metà sarebbe più che sufficiente?
Non ricordo più se erano 314 o 324 i deputati della coalizione di centro-destra che votarono compatti dicendosi sicuri che Silvio Berlusconi reputasse che la "signorina" marocchina fosse davvero la nipote di Mubarak. Tutti, compatti e risoluti nel credere una tale baggianata. Ai fini del funzionamento della nostra democrazia, sarebbe bastato che fossero 170 e ho detto tanto. E poi è davvero indispensabile che questi uomini i quali, a usare il loro linguaggio, si sono messi "al servizio" del Paese per una legislatura, ne ricavino un congruo vitalizio e persino se la legislatura non è arrivata al suo compimento? Ma davvero abbiamo bisogno di tutti e mille questi signori, la più parte dei quali sono dei peones, gente che è stata messa lì dalle segreterie di partiti, gente che un giorno sì e l'altro pure va sotto inchiesta per faccende di corruzione, tangenti, sospettati rapporti con gruppi di farabutti o con puttane assoldate e remunerate. Non tutti, beninteso e ci mancherebbe altro. Molti, sì. E a parte i casi più strazianti, come quello di una tal consigliera regionale della Lombardia messa lì per il gran lavorìo di silicone che un chirurgo plastico aveva fatto su un corpo femminile talmente appetito in alto loco.
E poi quel reticolato che il sistema dei partiti nella sua voracità di autoalimentarsi ha esteso su tutta la società . Avevo i capelli ancora neri trenta e più anni fa quando venne creato il sistema della regioni. A questo punto c'erano i comuni e le regioni, gli uni e le altre strabastanti a occuparsi dei territori di loro competenza. Tutti noi pensammo che le province erano bell'e morte, che in poco tempo sarebbero state sbaraccate. Sono passati trent'anni e passa, e non c'è un posacenere di queste istituzioni fasulle e mangiasoldi che venga soppresso. L'Italia è allo stremo, i colpi d'accetta fiscale a racimolare qualche euro vengono inferti a dove coglie coglie, eppure il comparto professionale costituito da chi vive di politica non retrocede di un passo quanto ai suoi numeri e ai suoi privilegi.
E fin qui, lo sapete tutti che le cose sono queste. Di chi la colpa? Innanzitutto nostra. Di noi che abbiamo fatto un'apertura di credito illimitata alla politica partitante, a una classe politica (quella della Seconda repubblica) da due soldi, a un linguaggio politico - basta guardare i manifesti elettorali appiccati sui muri della nostre città - che se lo usasse un venditore di camicie usate farebbe ridere, a giornali di partito che nessuno legge e ai quali noi contribuenti versiamo sostanziosi sussidi. E i telegiornali che intervistano incessantemente questo e quello pur di far rumore con la bocca, e le facce divenute glamour dei politici che frequentano tutti ma proprio tutti i talk-show televisivi, queste gigantesche culle del nulla. E quanto al sistema partitico della Seconda Repubblica, avrebbe dovuto essere ridotto all'osso. Una coalizione da una parte e una dall'altra. Contateli i partiti, i partitini, le fazioni e i condomini accampati sul palcoscenico della nostra politica. E ai quali noi paghiamo rimborsi elettorali e auto blu. Ben ci sta.
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