Olimpiadi 2020, posticiparla non è un reato

di Massimiliano Morelli

L'impressione è che si faccia del tutto per offuscare la crisi economica quando si parla di Roma 2020. Neanche due settimane fa Pietro Mennea è stato esaustivo nel suo snocciolare i dati in perdita dei Giochi a partire da quelli del '56, e s'interroga sull'utilità di organizzare l'olimpiade in programma fra otto anni. Beninteso, ammesso e non concesso che a Buenos Aires, a settembre del prossimo anno, si decida di assegnare l'Olimpiade all'Italia. Perchè nel nostro Paese siamo abituati a dar tutto per scontato, pensiamo di esser meglio degli altri quando si deve organizzare un evento sportivo. Invece i fatti ci danno torto ma continuiamo a negare, pure se abbiamo le mani sporche di marmellata non siamo stati noi a rompere il barattolo.


A Mennea ha risposto Yury Chechi, anch'egli olimpionico, che a differenza della "freccia del Sud" s'è però ritagliato uno spazio post agonismo, riciclandosi come personaggio televisivo, testimonial e commentatore sportivo. E un gruppo di sportivi di caratura internazionale ha scritto a Monti una lettera pubblicata su otto quotidiani nazionali al fine di intercedere per una sua "benedizione" governativa. Ovvio che chi è in predicato di lavorare per l'olimpiade romana non può che spingere sull'acceleratore per cercare di favorire la candidatura stessa. Ma basta pensare al Mondiale di nuoto organizzato a Roma nel 2009 per rendersi conto che non è tutt'oro ciò che riluce. Fra piscine contestate, chiuse e poi riaperte – oggi vere cattedrali nel deserto, e non è un paranoico refrain - e tutt'altro che fraterno botta e risposta post kermesse iridata fra Paolo Barelli e Giovanni Malagò c'è da scrivere un libro, per tacere della base, quella incapace di raccordare giornalisti e atleti nel pre, durante e post gara.


E il mondiale di beach volley, organizzato sempre a Roma? Stessi galoppini, pronti a farla da guappi di cartone per gestire accrediti e pass. E il nulla assoluto intorno, solo stand pronti a far pagare allo sventurato di turno dieci euro per un panino freddo e una bibita calda. Ovvio, bazzecole si potrebbe dire, perchè magari si potrebbe cominciare con la tutela dello spettatore, evitando di far spendere una fortuna a chi ha pensato bene di trascorrere una giornata all'aria aperta. Magari con la famiglia. Questioni misere, per cui evitiamo di descrivere i costi dei megaeventi, che vengono sempre annunciati come inferiori ai ricavi. Però poi basta chiedere in giro per rendersi conto che a volte le spese sono da collasso economico. Mennea ha parlato col cuore in mano, da uomo che s'interroga mentre vengono constatati fatti alla portata di tutti: "Ma se stiamo così in crisi, come potremo organizzare un'Olimpiade?". Se siamo pronti a scendere in piazza per la crisi, per le liberalizzazioni, se c'è chi si fa arrestare per combattere l'alta velocità, se riempiamo i social network di post in cui accusiamo il governo tecnico di azzannarci i garretti, se organizziamo cortei e tavole rotonde per combattere Equitalia e le cartelle pazze...come possiamo pensare di organizzare, senza colpo ferire, un'Olimpiade? Forse ci si dimentica che in Italia si pagano ancora oggi le tasse per la guerra di Abissinia (1935), per la crisi di Suez (1956) e per i disastri del Vajont, del Belice, per l'alluvione di Firenze e per i terremoti del Friuli e dell'Irpinia. Se volete anche la tassa per Roma 2020, fate pure.

09 febbraio 2012
 
Diventa fan di Tiscali su Facebook
 
 
 
  

Segui Tiscali su:

Comunica con i servizi Tiscali:

Informati con Tiscali:

Cerca le aziende e servizi della tua città

Sei a:
Cerca:
 
Le rubriche

Né di qua né di là

Le rubriche
Importanti firme commentano i principali fatti di cronaca, economia, società e ambiente

Incontra online milioni di single!

Sono:
Dove:
Età:       
© Tiscali Italia S.p.A. 2012  P.IVA 02508100928 | Dati Sociali