Riflettori su Hollywood ma tra i party post cerimonia manca il mitico Musso & Frank

di Gloria Mattioni

Nei primi mesi dell’anno, tra i Golden Globes appena assegnati e gli Oscar presto in cartellone, Hollywood torna alla ribalta sotto i riflettori internazionali. E tra i vari locali sulla mappa dei party post-cerimonia e di conseguenza sul taccuino di paparazzi e cacciatori di autografi, stranamente non figura Musso & Frank: il ristorante storico in cui centinaia di contratti cinematografici vennero firmati, amori (clandestini e no) consumati, conti in banca. Se non prosciugati, quantomeno minati dal consumo alcolico dei proprietari al suo cocktail lounge.


Charlie Chaplin e Humphrey Bogart furono tra i primi abituè, ma tra i frequentatori celebri Musso & Frank, nei quasi cento anni passati dalla sua apertura, annovera anche giganti della letteratura americana come Dashiell Hammett, Lillian Hellman, Raymond Chandler, Ernest Hemingway, William Falulkner o Charles Bukowski. Questi ultimi lo utilizzavano come hangout favorito proprio perché si trovava a un tiro di schioppo dal Writers' Guild così come dal Rose Bookshop, la libreria allora dirimpettaia su Hollywood Boulevard.


Il proprietario del bookshop ora scomparso, Stanley Rose, "aiutava" i clienti a convivere con le restrizioni durante gli anni del proibizionismo, al punto che si guadagnò la fama di bootlegger favorito dei grandi studios: consegnava gli alcolici in casse di libri a dopp io fondo, con la scusa che una volta opzionato un libro per un trattamento cinematografico, lo studio ne avesse ordinate 300 copie.


Questi e altri segreti della storia del locale verranno rivelati in una serie di salotti letterari a tema organizzata da Richard Schave e sua moglie Kim Cooper, già famosi per avere lanciato una compagnia di tour tematici in autobus alla scoperta dei segreti meglio custoditi della storia di Los Angeles, Esotouric.Il primo salotto che inaugura la serie, per metà lezione di storia e per metà dinner party, è in cartellone per il 23 gennaio. Protagonista della serata, John Fante, e in particolare il suo controverso romanzo, Ask The Dust, un autentico, per quanto poco celebrato, Los Angeles noir.


"Parte del nostro intento", racconta Schave, "è sfatare il mito che Los Angeles sia una città senza storia. Una calunnia messa in giro dai newyorkesi", ride ammettendo senza problemi il suo personale campanilismo. "Mi sono innamorato di Los Angeles a quattordici anni, scoprendo quanta ricchezza di eventi nascondevano i palazzi di Downtown, i club di burlesque allineati su Main Street a cui mi era vietato entrare, i teatri su Broadway e le cafeterie in cui i poliziotti prendevano il caffè inisieme ai gangster loro nemici. Hollywood era una versione in cinemascope di quella realtà, più "La La Land" che hard boil, ma il marchio, il "graffio" che si riconosce da Musso & Frank, non è poi troppo lontano da quello della Clinton Cafeteria.Perchè al di là di tutto il resto, ciò che caratterizza davvero la città, oggi come ieri, è l’abbondanza di talento. Sfido chiunque a trovare un’altra grande città internazionale che ne abbia la stessa concentrazione per metro quadrato".

18 gennaio 2012
 
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