Calci, pugni, gomitate e strangolamenti: cresce l'interesse per le arti marziali miste "born in Los Angeles"

di Gloria Mattioni

Gennaio, tradizionalmente, per i fan sportivi significa il Superbowl. Ma qualcosa è cambiato, ultimamente.La popolarità di nessuno sport al mondo sta crescendo in maniera tanto vertiginosa quanto quella delle arti marziali miste. Dopo anni "fuorilegge" in cui erano messe al bando in molti stati americani, le arti marziali miste hanno oggi raggiunto un enorme successo mondiale con milioni di persone che le seguono con fervore.


La loro fama di competizioni estreme è parzialmente meritata, visto che seguono regole molto permissive che permettono ai combattenti di utilizzare calci, pugni, gomitate, ginocchiate, proiezioni, tecniche di strangolamento e leve contro le articolazioni prese da lotta, judo, kickboxing e varie altre arti marziali. Ma nonostante i loro detrattori abbiano cercato di demonizzarle come un ritorno agli spettacoli dei gladiatori, le arti marziali miste sono ormai uno sport legittimo, sanzionato da commissioni sportive in mezzo mondo, con tanto di arbitro, giudici, round di cinque minuti, categorie di peso e una lunga lista di tecniche illegali. 


Alla genesi di questo nuovo, popolarissimo sport, c'è Los Angeles. Tutto comincia, infatti, nei tardi anni ottanta, quando parecchi membri della famiglia Gracie si trasferiscono proprio a L.A. Nel loro natio Brasile, i Gracie erano rinomati maestri di una forma di jujitsu imparata da un emigrato giapponese e poi modificata da loro fino ad essere chiamata “jujitsu brasiliano”. Si erano guadagnati ampia fama grazie a sfide senza regole contro i campioni di altre arti marziali.


Dopo anni di successi infilati uno dietro l’altro, erano considerati semidei del combattimento in patria, ma negli Stati Uniti non li conosceva nessuno. Il fatto poi che la loro arte si basasse sulla lotta a terra—cosa che andava contro l’estetica dei film di arti marziali fatti di calci volanti e altre mosse acrobatiche—rendeva ancora più difficile scavalcare barriere in un mercato già saturo come quello delle arti marziali a Los Angeles, dove esistono scuole quasi ad ogni angolo di strada. Ma le sommosse del 1982,  i famosi L.A. Riots,  offrirono una grande occasione ad uno dei Gracie.


Invitato dalla polizia di Los Angeles insieme a altri maestri di arti marziali a far parte di una commissione per sviluppare le tecniche di combattimento per la polizia, Rorion Gracie si accorse subito nota dell’enorme ego e delle rivalità tra le varie scuole locali, e la proverbiale lampadina si accese nella sua testa: e se organizzassimo un torneo tra i campioni di varie arti marziali trasmesso in Pay Per View?


Sicuro che la sua famiglia avrebbe vinto la competizione, Gracie concepì così il primo torneo di Ultimate Fighting Championship (che diventerà più tardi la principale organizzazione di arti marziali miste al mondo). La bellezza di trovarsi a Los Angeles fu non dovere andare lontano per trovare sostegno alla sua idea. Tra i suoi stessi studenti c’erano infatti persone con agganci Hollywoodiani non da poco: un pubblicitario chiamato Art Davie e un regista di fama mondiale quale John Milius (autore di Alba Rossa e Conan il Barbaro e sceneggiatore di Apocalypse Now).


L’alleanza di questi tre personaggi fu il motore da cui scaturì UFC. Paradossalmente, per molti anni gli eventi di UFC non poterono tenersi a L.A. perchè l’amministrazione comunale  rifiutava il permesso per uno sport così estremo. E UFC rimaneva così esiliata in posti sperduti in mezzo al niente (in Oklahoma, per esempio,  oppure a Las Vegas, dove invece è permesso tutto). Ma a meno di vent’anni dal debutto nel 1993, nel corso della sua espansione mondiale UFC è tornata in pompa magna nella città dove l’incontro tra registi cinematografici, pubblicitari e artisti marziali ha dato vita a questo nuovo sport.

10 gennaio 2012
 
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