Anche l'Italia festeggia la festa celtica di Halloween

di Gloria Mattioni

Da un bel po’ di anni Halloween è una festa quasi “comandata” anche in Italia, ma in America (come in tutti gli altri paesi di lingua inglese, che hanno ereditato l’usanza dai Celti) è una tradizione di lunga data e molto sentita. In Irlanda cadeva, secondo il calendario, alla fine dell’autunno, un tempo considerato “di convergenza” tra mondo fisico e supernaturale in cui potevano accadere magie e stregonerie. Per allontanare gli spiriti, venivano accesi grandi fuochi e celebrati rituali per ingraziarsi gli dei. La vicinanza di date con la festa cattolica dedicata a tutti i santi, che cadeva il primo novembre e a quella immediatamente successiva di “tutte le anime” (i nostri “morti”), influenzò lo sviluppo di Halloween anche in Scozia e in Inghilterra, trasformandolo in una sorta di esorcismo della paura della morte e al tempo stesso di contatto e celebrazione degli antenati trapassati.


Oggi, la notte di Halloween è illuminata da lanterne casalinghe intagliate nelle zucche con dentro una candela accesa, esposte all’ingresso delle case che volentieri ricevono streghe, spiriti, diavoli, scheletri e mostri. Autorizzati a bussare a quelle porte, i bambini, spesso accompagnati dai genitori, intimano il classico “tricks or treats” (dolcetti per evitare di subire “scherzetti” magici). In Irlanda e Scozia venivano usate le rape al posto delle zucche, ma le case erano ugualmente vestite “spaventosamente” con spaventapasseri e streghe. Oggi, naturalmente, l’influenza dei film dell’orrore si traduce in costumi ben più truculenti ma rimangono le linee guida dei tempi antichi: nero e arancione come colori elettivi, e l”obbligo” di essere spaventosi per i costumi, che quindi non  ammettono le damine, fatine e principi azzurri di Carnevale. Le feste in costume organizzate la notte di Halloween, anche per gli adulti hanno preso piede solo negli anni Trenta, così come la tradizione del “trick-or-treating”.


A Los Angeles, una città fortemente popolata da immigrati latino-americani, la celebrazione di Halloween si è felicemente integrata con quella messicana, altrettanto pagana, del Dia de Los Muertos, quando le famiglie festeggiano i propri cari estinti portando gigantesche radio e picnic sulle loro tombe, ballando e mangiando i cibi preferiti dal morto e concludendo il pasto con un dessert di teschi di zucchero ( più “esorcismo” di così!). Nei prati d’ingresso alle case, in mezzo alle pietre tombali, ai vampiri, ai morti accoltellati e ai Frankenstein d’influenza hollywoodiana, campeggiano anche gli allegri scheletri ridenti messicani e “offerte” di cibo per i trapassati. E i bambini che bussano a queste porte possono sperare di mettere nel sacco (letteralmente), dolcetti e biscotti fatti in casa invece delle mini-confezioni da un solo morso di merendine Mars o Snickers incartate in stagnola nera e arancio, vendute a tonnellate dai supermercati nelle settimane precedenti.

31 ottobre 2011
 
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