Occupy Los Angeles: è giunto il momento di abbandonare l'individualismo tipico americano

di Gloria Mattioni

“Tra i commenti dei lettori, riceviamo anche una piccola percentuale di critiche alla protesta”, dicono al Los Angeles Times. “Lettori arrabbiati con chi non si prende individualmente la responsabilità delle proprie scelte ‘irresponsabili’, come impegnarsi nell’acquisto di una casa facendo il 95%, a volte anche il 100% di debiti per pagarla”. Ma si tratta di una minoranza, non lungimirante abbastanza da capire che la risoluzione del problema, causato da una visione generale sbagliata, non può essere individuale. E che per una volta, abbandonare l’individualismo tipico degli americani, vincente in molte altre situazioni, è l’unica strada percorribile.


Rientrato lo sgombero minacciato da Bloomberg a New York per “ripulire” il parco dai manifestanti di Occupy Wall Street, il movimento sembra invece estendersi a macchia d’olio, ormai in quasi tutte le grandi città americane. A Los Angeles, la City Hall (ovvero il Comune) è stato eletto residenza ad interim dai dimostranti con il consueto dispiego di sacchi a pelo, coperte colorate, sandwiches (spesso offerti dai ristoranti dei dintorni), taniche di plastica di acqua potabile ma, soprattutto, cartelli quanto mai creativi che spiegano le motivazioni, collettive e individuali, dell’adesione a questa protesta.


Sara S., una ragazza di 24 anni, cammina in mezzo al sit-in infilata dentro uno di quei cartelli “indossabili” che annuncia: “A 24 anni ho ereditato un bel po’ di soldi da mio nonno quindi non mi preoccupo di essere licenziata. Ho un tetto sulla testa e l’assicurazione medica, sono ricca. Faccio parte di quell’1% della popolazione che può evitare di preoccuparsi. Ma mi preoccupo ugualmente per il resto della gente. Sono qui per solidarietà con il 99%”. Una lezione pratica di democrazia espressa in poche parole e con efficacia.


“È la caratteristica vincente di questo movimento”, dicono nella sede del quotidiano locale, il LosAngeles Times, poche porte più in là della City Hall. “Fondamentalmente, si tratta di una celebrazione in piena regola del Primo Emendamento della costituzione: il diritto di espressione. Ma dai tempi delle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam, non c’era mai stato un movimento di massa pacifista come quello che abbiamo visto crescere in queste settimane”.


Infatti, tra i dimostranti della City Hall, non ci sono solo giovanissimi, hippy o vittime dirette della crisi finanziaria che ha messo sul lastrico, e in alcuni casi letteralmente sulla strada, chi aveva acquistato case con i famosi mutui giganti a interessi variabili offerti senza ritegno dalle banche e dagli istituti di credito, negli anni pre-recessione. Ci sono anche uomini d’affari illuminati, impiegati comunali o di quelle stesse banche che, nonostante non soffrano le conseguenze in prima persona, riconoscono la necessità di una svolta radicale che imponga la fine di queste politiche dominate dall’avidità e dagli interessi di un’oligarchia.

17 ottobre 2011
 
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