Quando il "California dreaming" passa attraverso le borse di studio per gli immigrati irregolari

di Gloria Mattioni

California Dreaming, ancora una volta. Questa volta a “sognare California” sono sempre più gli immigrati illegali autorizzati da una legge firmata dal nuovo governatore Jerry Brown proprio in questi ultimi giorni di luglio e opportunamente battezzata “The California Dream Act”. Consente, infatti, agli studenti immigrati illegalmente che abbiano già vissuto nello stato per almeno tre anni e frequentato qui le medie superiori, di ricevere borse di studio per iscriversi ai college universitari, purché offerte da fondazioni private.


"L'argomento dei repubblicani che abbiamo già abbastanza cittadini americani da aiutare senza pensare agli altri è ridicolo", ha spiegato il governatore. "Se vogliamo rimanere una rispettabile società democratica che offra uguali opportunità a chiunque, indipendentemente dal suo background, condizione sociale o geografica di nascita, dobbiamo investire nella nostra gente. E i californiani di oggi sono in larga misura immigrati, o figli d’immigrati illegali. È un fatto innegabile".


La legge californiana porta lo stesso nome della proposta federale rifiutata dal Congresso nel 2010, che avrebbe aperto la via alla cittadinanza attraverso il college o il servizio militare per tutti i giovani immigrati che già risiedevano negli Stati Uniti, senza documenti, da almeno cinque anni. Al confronto, la legge californiana è una pallida versione, poiché consente solo l’accesso a borse di studio private, non pubbliche, e non promette la cittadinanza né la residenza permanente automatica al termine degli studi. Ma è già un passo avanti, considerato che ci sono invece stati come l’Arizona, la Georgia, la Carolina del Sud e l’Indiana che hanno leggi che proibiscono agli studenti residenti illegalmente persino di pagare le tasse come gli altri residenti, obbligandoli invece alle rette tre o quattro volte superiori riservate agli studenti stranieri.


Julian Rivera, ventenne studente all’università di Berkeley, arrivato in California insieme ai suoi genitori illegalmente 8 anni fa,  pensa che il California Dream Act possa aiutarlo a continuare i suoi studi e laurearsi: "Questo è un paese che ha dato anche a noi la libertà di dimostrare che se hai una grande passione e volontà per quello che fai, puoi farlo. Una realtà ben diversa dal Messico, dove all’università vanno solo i figli dei ricchi, che spesso non ne hanno neppure la voglia o motivazione necessaria".


Jerry Brown spera di dare l’esempio e trascinare altri stati in questa direzione. Ma John Skrentny, direttore del Centro per Comparative Immigration Studies all’Università della Caliofrnia di San Diego, a due passi dal confine caldo di Tijuana, pensa invece che su una questione tanto scottante il paese si spaccherà: “California e Arizona capiteranno la “linea blu”, democratica, contro “la linea rossa” repubblicana”. In molti modi, infatti, la posizione degli immigrati legali oggi assomiglia a quella degli schiavi dei tempi della guerra fra stati nordisti e sudisti, anche se l’asse della spaccatura non è più così nitidamente diviso da un punto di vista geografico.


 

29 luglio 2011
 
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