

Il “caso” è della Florida ma la California non si è certo salvata dall’ubriacatura collettiva che ha circondato il processo contro Anthony Casey, la giovane madre accusata di avere ucciso la sua bambina di due anni. E i media, anche quelli “seri” come CNN Television o CBS e ABC, hanno fatto a gara per accaparrarsi indici di ascolto da capogiro, proponendo special lunghissimi la notte stessa del verdetto d’innocenza, sancito dalla giuria martedì scorso.
“Colpisce che un caso fino a un mese fa passato praticamente inosservato, riscuota all’improvviso tanta attenzione”, ha commentato Al Tompkins, membro della facoltà del Poynter Institute’s Broadcasting and Online Group. Non si tratta, infatti di un processo come quello a Michael Jackson o O.J. Simpson, che coinvolgevano persone famose. Sul banco degli accusati c’era una persona qualsiasi e il processo era un “normale” caso di omicidio come, purtroppo, ne accadono quasi tutti i giorni da qualche parte negli Stati Uniti.
Ora, che negli ultimi anni sia in salita vertiginosa la preferenza dei telespettatori per show come Law and Order o CSI, dove omicidi, criminalità e violenza sono serviti per antipasto e/o dessert, è un fatto. Ma nel caso della Florida, la responsabilità dell’incremento di rating va direttamente ricercata nel coinvolgimento personale di una conduttrice del telegiornale di CNN, Nancy Grace, che del processo ha fatto la sua crociata personale, trascinando nella sfida all’accaparramento del rating tra gli ascoltatori nella fascia d’età tra i 25 e i 54 anni dapprima le tivù via cavo, e poi tutti gli altri network. Aiutate dalla legge della Florida che permette le telecamere nelle aule di tribunale, le televisioni americane, martedì scorso, sembravano essersi messe d’accordo per trasmettere tutte, esattamente e allo stesso tempo, le stesse immagini.
Gli elementi dell’intrigo erano certamente presenti. Sesso, menzogne e videotape, si potrebbe dire parafrasando il titolo di un film. Gli stessi elementi solitamente al centro degli scandali politici (vedi impeachment del presidente Clinton) ma più vicini alla realtà quotidiana dei telespettatori. Una giovane madre , single e un po’ scapestrata, che ama la bella vita e si fa persino tatuare su un braccio la scritta “A Beautiful Life” dopo che la figlia è scomparsa. Le accuse di molestie sessuali da parte dell’accusata al padre, che è sempre presente in aula durante il processo ma non rivolge la parola alla figlia. Le menzogne, fantasiose e circostanziate, dell’accusata, che sembrano cucite apposta per depistare gli investigatori., inventando ricchi boyfriend o babysitter inesistenti.
Ma quello che è davvero in ballo, qui, è il ruolo dei media in casi come questi. Nel caso di Grace, madre di due gemelli, il suo coinvolgimento viscerale fa dubitare che vi fosse spazio per l’obiettività nella telecronaca, a prescindere dal trovarsi d’accordo o meno con il giudizio finale a cui è arrivata la giuria (commentato da Grace, non a caso, con un drammatico “stanotte il diavolo farà festa”!). Dire che il suo “special report” dedicato al caso Casey fosse di parte, è ancora un eufemismo. E CNN non è Fox News, che della notizia scandalistica e dei report al vetriolo ha fatto il suo stile inconfondibile (vedi la vicenda di Kobe Bryant di qualche anno fa). La domanda, quindi, rimane lecita: giornalismo o b-movie?
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