La potenzialità del "vedere lontano": dalla televisione broadcast alla logica "da molti a molti"

di Carlo Infante

Televisione significa “vedere lontano”, una potenzialità che abbiamo sempre cercato di esprimere, da quando ci siamo rizzati su due piedi, abbandonando la postura da quadrupede. Ci siamo alzati determinando la nostra evoluzione, da quando l'homo erectus 1,5 milioni d'anni fa migrò dall'Africa orientale.


Per vedere lontano ci siamo arrampicati sugli alberi, sulle alture, abbiamo inventato corde, scale, cannocchiali, telescopi, televisioni. La nostra evoluzione è direttamente proporzionale all'evoluzione tecnologica da sempre e oggi con il web l'idea stessa di televisione cambia, supera la logica dell'uno a molti, propria del broadcast e delle strategie dei massmedia, per esprimersi da molti a molti.


Sono molte, infatti, le web tv che stanno sorgendo dappertutto e in Italia la recente ricerca annuale "Netizen", promossa da Altratv.tv, ne ha censite 590. Un piccolo mondo di videomaker che ha creato web tv in tutto il territorio nazionale, con una densità maggiore nel Lazio (102), in Lombardia (85), in Puglia (63) e in Emilia-Romagna (53).


Il dato interessante da rivelare è che queste web tv, spesso nate per caso o per passione si stanno trasformando in vere e proprie realtà imprenditoriali, come sostiene Giampaolo Colletti di Altratv.tv, nato come osservatorio interuniversitario a Bologna nel 2004 e diventato oggi un vero e proprio network delle web tv italiane.


Su questo mondo, anni fa (era il 2007) curai con Andrea Soldani, un apripista della produzione televisiva indipendente, un progetto dal titolo “Teleschermi” che vide un momento importante di confronto nel 2008 a Sanremo (il festival nazional-popolare non c'entra nulla).


Ripesco dall'hard-disk alcuni spunti elaborati allora, rileggendoli li trovo più che pertinenti la situazione in atto, anticiparono non solo l'evoluzione tecnologica (anche se si parla di palmari e non di tablet) ma quella nuova sensibilità culturale che è insita nel valore d'uso della comunicazione post-televisiva.


Il televisore è da sempre stato sinonimo di televisione, ma da alcuni anni questa equazione non tiene più. In breve tempo i terminali dei contenuti televisivi si sono moltiplicati: computer, telefonini, palmari, video consolle oggi affiancano il “vecchio” televisore veicolando informazioni, notizie, intrattenimento. Ma non solo.


L’affermazione del Satellite, quella parziale del Digitale Terrestre ma soprattutto l’esplosione della Web Television Experience hanno fatto invecchiare di colpo la tv generalista, che perde ascolti in modo irreversibile.


Il pubblico si sta spostando dal salotto di casa e grazie a nuovi sistemi di trasmissione del segnale audio video è raggiunto in altri ambienti, perfino in mobilità. E’ in corso una rivoluzione che obbliga da un lato i responsabili della tv generalista a un immediato ripensamento dei palinsesti e dall'altro gli editori di quelle che oggi vengono chiamate “nuove televisioni” a passare dalla fase sperimentale alla definizione di modelli editoriali che siano in sintonia con uno spettatore che chiede maggiore coinvolgimento, partecipazione e interazione col mezzo; ma che ha anche sempre meno tempo a disposizione, sollecitato com’è da richiami digitali sempre più avvolgenti.


 


 

23 febbraio 2012
 
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