Il web è un bene comune. Non si può censurare

di Carlo Infante

Nel momento in cui scrivo più di 147.000 persone hanno sottoscritto (me compreso, ovviamente) su avaaz.org ( una comunità caratterizzata per il lancio di campagne d'opinione on line) questa lettera che ha scosso i membri dell'Autorità per le comunicazioni (AGCom).


Vi chiediamo di astenervi dall'adottare la nuova regolamentazione numero 668 2010 che vi darebbe il potere di rimuovere contenuti da siti internet italiani e di chiudere i siti stranieri, se sospettati di violare il copyright. Nessuna decisione che sopprime la libertà della rete e i nostri diritti fondamentali di accedere alle informazioni può essere presa senza la decisione di un giudice.


Vi chiediamo di rimettere la questione al Parlamento, come prevede la nostra Costituzione.


Cosa sta accadendo? L’Autorità per le comunicazioni intende votare il 6 luglio una delibera che potrebbe imporre la cancellazione di contenuti incriminati di violazione del diritto d'autore senza passare al vaglio giudiziario. Un abuso di potere, arbitrario, teso a prescindere dall'accertamento della colpa da parte della Giustizia. E' insostenibile, se non pericoloso, che l’Autorità Garante per le Comunicazioni possa regolamentare un ambito che la Costituzione riconosce al potere legislativo e al potere giudiziario.


Ed è qui il punto: non si tratta di legittimare piraterie ed abusi del diritto d'autore bensì di aprire un dibattito parlamentare, politico a tutti gli effetti, sia sulla protezione dei contenuti sia sulla libertà di Internet.


Va ripensata una disciplina del diritto d'autore che non si aggiorna dal 1941, inscrivendola nel contesto del web che sta creando straordinarie opportunità di nuova produzione culturale.


Si deve quindi riconoscere un sostanziale diritto degli autori delle opere d'ingegno che troppo spesso la SIAE non sa contemplare, concentrata sul premiare pochi benemeriti e su logiche restrittive irragionevoli.


Allo stesso tempo va incentivato il libero accesso ai contenuti in rete che estende una diffusione sempre più ampia dell'informazione culturale, favorendo sia gli autori sia gli utenti di quel metamedium che è internet, piattaforma che ricombina le informazioni, arricchendole del valore d'uso di chi le interpreta con creatività, come accade nel cosiddetto remix.


Gli scenari in cui circola la cultura, nelle sue diverse forme, da quella musicale a quella letteraria, stanno cambiando radicalmente e in questa mutazione risiede sia la nascita di una nuova cultura sia la possibilità di rilanciare le prospettive per possibili nuovi mercati. Com'è accaduto dopo il crollo dell'industria discografica, dove si sono delineate inedite e intelligenti politiche per la distribuzione di files musicali, come ha saputo fare iTunes.


Abbassando i prezzi si può trovare il modo ragionevole per praticare nella legalità il downloading di artefatti musicali. Senza la spallata del comportamento creativo ed irregolare le libero sharing non si sarebbe creato però questo scenario che di fatto ha spostato in avanti tutto l'asse dei consumi culturali.


Come si può pensare di affrontare queste pratiche con regolamenti repressivi?


In questa fluidità della libera circolazione delle informazioni e dei saperi condivisi in rete c'è la base di una nuova società da cui possono nascere anche nuove opportunità commerciali.


E' forse il caso d'iniziare a considerare accanto al diritto anche un dovere d'autore, come accade per i protocolli giuridici del Creative Commons ( i beni comuni creativi) che contemplano l'uso  no-profit delle opere, come ha istituito Lawrence Lessig (oggi consigliere del presidente USA di Obama).


Martedì prossimo, 5 luglio, alla Domus Talenti di Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) è indetta, dalle ore 18,  "La Notte della Rete" che vede tra i promotori agoradigitale per denunciare l'abuso di potere dell' AGCom.

02 luglio 2011
 
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