Il freddo uccide anche gli uccelli, aiutiamoli spargendo molliche sui nostri davanzali

di Oscar Grazioli

Proprio ieri mi ha chiamato una cliente che abita nella campagna adiacente alla periferia della mia città (Reggio Emilia) perché andassi a vedere che cosa stava succedendo. Due rapaci si erano infilati dentro uno stallino dove tiene i cavalli, cosa mai successa in tanti anni. I rapaci, diurni e notturni, sono uccelli molto sospettosi e stanno bene alla larga dagli altri animali e soprattutto dall’uomo. Si trattava di un gheppio e di uno sparviero, il primo molto comune, il secondo difficile da vedere, se non di passaggio velocissimo, in mezzo al bosco. Entrambi si nascondevano in un angolo della piccola stalla, ricoperti di paglia e, com’è la loro natura, nonostante fossero feriti mantenevano un buon grado di combattività. Il gheppio aveva un’ala rotta, mentre lo sparviero si era fatto male a una zampa, ma niente di così grave. Tutti e due ora sono in buone mani.


Il problema è che la morsa del gelo che attanaglia da oltre dieci giorni buona parte della nazione sta facendo i suoi danni anche sulla fauna e gli uccelli sono tra i più esposti all’ipotermia, alla denutrizione e agli incidenti traumatici. Aironi, rapaci, uccelli canori (pettirossi, merli fringuelli) e strigiformi (civette, allocchi e gufi) sono tra gli uccelli più colpiti dall’ondata prolungata di gelo e maltempo. Cominciano ad arrivare le segnalazione di numerosi individui trovati morti in mezzo al ghiaccio, mentre i centri di recupero della Lipu e quelli privati sono sotto pressione perché si trovano a dover curare e ricoverare centinaia di uccelli. Solo negli ultimi due giorni, al centro di recupero di Padova sono affluite una dozzina di civette, mentre quattro aironi guardabuoi sono ricoverati a Livorno. A Bologna i volontari si grattavano la testa, mentre portavano soccorso, in pieno centro storico, a uccelli che di norma si vedono solo nel folto del bosco o nei prati aperti di campagna: beccacce, quaglie e pavoncelle sono state raccolte a pochi passi dalle due Torri.


Gli stessi centri di recupero, troppo scarsamente finanziati e spesso mantenuti con donazioni private, rischiano di crollare, quando le reti sono intasate da quintali di neve caduti in una notte, come si teme accada al centro recupero Lipu di Campobasso, mentre in molte altre strutture i volontari si danno il cambio giorno e notte, per mantenere fonti di acqua scongelata. Gli uccelli hanno un disperato bisogno di calorie e di acqua da bere e quando il gelo perdura per giorni e giorni, soccombono sprecando le ultime energie in voli frenetici alla ricerca di qualche insetto o di qualche seme introvabile sotto la crosta spessa di ghiaccio.


Ognuno di noi, con semplici e molto economiche azioni, può salvare migliaia di questi uccelli. Per chi abita in città, spargere sui davanzali o nei giardini a1,5 metrid’altezza un trito di noci e arachidi passate nel burro. Ottimi anche pezzettini di carne grassa, lardo e croste di formaggi molli. Pandori e panettoni avanzati da Natale o acquistati per una cantata in svendita negli ipermercati sono preziosi per gli insettivori. Lasciate perdere il pane. Sazia ma nutre poco. In questi giorni hanno bisogno di roba grassa, con molte calorie. Per chi sta in campagna, gli avanzi di polli, galline, conigli ecc. si possono buttare, specie vicino ai corsi d’acqua, sicuri che entro poche ore non ne resterà neanche il ricordo.
La precedenza a bambini, anziani e homeless, sia chiaro, ma un vecchio panettone che gettereste nel cassonetto può far sopravvivere decine di pettirossi per un mese. Diamogli una mano se ne vogliamo poi sentire il canto mattutino la prossima primavera.


 

10 febbraio 2012
 
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