Su Bin Laden pericolose dietrologie: stiamo attenti che il dubbio non diventi veleno

di Franco Bolelli

Allora: (a) non è vero che Bin Laden è morto; (b) era già morto anni fa; (c) lo potevano prendere prima ma Obama ha voluto aspettare per favorire la sua rielezione; (d) l'hanno ucciso per evitare che dicesse che è sempre stato d'accordo con gli americani e che l'11 settembre l'hanno fatto di comune accordo; (e) e altre cose così. Queste e altre tesi stanno impazzando da tre giorni, rimbalzando da un blog all'altro, da uno status su facebook a una chiacchiera al bar. Anche in altri paesi, ma con particolare insistenza proprio qui in Italia.


Ora, è chiaro che una storia così suggestiva come quella dell'uccisione – che personalmente ho salutato con gioia - di Osama Bin Laden si presta a innumerevoli congetture e fantasticherie. Ma anche se usciamo dall'esempio specifico, è curioso notare come qui da noi ci sia una sempre più accentuata tendenza a dubitare di tutto, a manifestare diffidenze, a ipotizzare complotti, a vedere dietro a ogni cosa trame oscure. Qualunque cosa accada – politica, sport, avvenimenti di qualunque natura - tanti, sempre di più, pensano che ci sia sotto qualcosa di losco, che qualcuno voglia controllarci, che a manovrare tutto ci siano i `poteri forti`.


Sì, lo so, queste cose – macchinazioni, intrighi, piani occulti - accadono davvero e sono sempre accadute: c'è immancabilmente qualcuno che cerca di farla sporca, di manipolare le cose a proprio vantaggio. In questo senso, il dubbio è un eccellente antidoto per immunizzarci contro il loro veleno. Ma quando il dubbio prevale sistematicamente sulla spinta vitale, quando si estende a tutto e a tutti, allora diventa esso stesso un veleno. Allora il dubbio si chiama paranoia, ed è una patologia, il groviglio di una mente ossessiva prigioniera dei propri fantasmi.


Il problema è che - qui in Italia più che in ogni altro posto - si è diffusa l'idea sconclusionata che si appare più intelligenti se si è critici, se si dubita per principio, se ci si mostra disincantati. Lasciatemi dire che questa è un'intelligenza triste. Sì, in questo modo non ti lascerai abbindolare da tante bugie e qualche volta smaschererai complottisti e cospiratori. Ma – a parte tutte le volte che perderai tempo inseguendo congetture cervellotiche e macchinazioni inesistenti - in questo modo – concentrandosi ossessivamente su quello che "loro" tramano, si deprimono le proprie risorse inventive, la propria capacità di creare un pensiero propositivo.



Se anche i nostri sospetti avessero allora un qualche fondamento, se anche la dietrologia fosse una scienza esatta e non soltanto una disposizione paranoica, mi dite per favore cosa ci guadagniamo alla fine a concentrarci sulle malevole intenzioni dei `cattivi` se poi noi non siamo più capaci di proporre un nostro orizzonte, più ampio e luminoso e vitale del `loro`? Non dico che l'ossessione dei complotti faccia più danni dei complotti veri: ma ci va vicina, pericolosamente vicina.

04 maggio 2011
 
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