

Per motivi che forse qualcuno saprà, non posso e non voglio qui parlare del concerto che Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, sta portando in giro per l'Italia. Però permettetemi di usarlo come il proverbiale dito che indica la luna di una questione non irrilevante quando si tratta di star della musica e dello spettacolo. Quello che si vede in scena è Lorenzo che per più di due ore canta, salta, corre senza un istante di respiro. Quello che non si vede è l'impressionante preparazione fisica –per certi versi superiore a quella di un atleta- e la disciplina mentale che ci sono dietro.
Quella che vi invito a considerare è l'enorme differenza fra questa attitudine incondizionatamente vitalista e quell'aura decadente, autodistruttiva, di cui da sempre gran parte dei musicisti rock ama ammantarsi. Non sto tracciando una linea di demarcazione fra buoni e cattivi, niente affatto: le cose sono molto più complicate di così, e poi non posso dimenticarmi che –soprattutto in passato- diversi fra i musicisti che hanno migliorato la mia esistenza hanno assiduamente frequentato droghe e trasgressioni assortite. Quella che non sopporto, quella che trovo davvero pericolosa, non è la voglia e/o necessità e/o vocazione individuale per certe esperienze, né una mentalità portata al lato oscuro: quella che non sopporto è la retorica della rock star trasgressiva, dell'artista genialmente maledetto.
Quello che non sopporto, che trovo pericoloso, è l'elogio della devianza, è la trasformazione del disadattamento in una specie di valore `alternativo`. Perché la vera alternativa all'appiattimento normativo non è affatto la devianza o la pura infrazione della norma. Non è certo per perbenismo, che credo a un modello più `sano`, più energetico, anche più atletico e performativo. Anche io trovo che la virtù, il buonismo, l'adattamento alle regole, siano noiosi e mediocri. Proprio per questo mi appassiona ogni espressione di ricchezza vitale, ogni spinta a sperimentare, a innovare, a inventare, a creare nuovi paradigmi e nuove forme di vita.
Non sto dicendo allora di negare o sublimare il `lato oscuro`, ma semplicemente di non eleggerlo a modello, a unità di misura. In questo senso, trovo estremamente significativo che diverse fra le più forti personalità inventive contemporanee –non soltanto Lorenzo, ma anche gente che non fa mistero delle proprie inquietudini come Radiohead o Tarantino o diversi scrittori- non ripropongano più quel modello deviante e decadente ma affermino attitudini mentali e comportamentali più affermative che negative. Alla fine tutto quello che nutre ed espande l'energia vitale è non soltanto buono ma davvero inventivo, tutto il resto no.
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