I 70 anni di Bob Dylan, il musicista che ad ogni concerto reinventa e trasfigura le proprie canzoni

di Franco Bolelli

A uno che ha perentoriamente affermato che `parlare del passato è da perdenti`, non faremo il tremendo torto di ricordare–mentre arriva nei prossimi giorni a compiere il settantesimo compleanno- la sua leggendaria storia. Semmai - con un paradosso che potrebbe apprezzare – gli potremmo cantare quel suo antico verso che dice I Was So Much Older Than, I'm Younger Than That Now, ero così più vecchio una volta, ora sono più giovane di allora.


Perché Bob Dylan, non c'è verso di museificarlo, monumentalizzarlo, appiccicargli una qualche etichetta. Lui non è mai stato un rivoluzionario, però non è mai stato fermo, e così è arrivato più lontano di qualunque rivoluzionario: da quando elettrificò la chitarra scappandosene dal beat (quanti danni ha fatto qui da noi l'idea che fosse un cantante `di protesta`!) a quando poi sdoganò presso il pubblico rock Johnny Cash e il country, e così via per cento altre metamorfosi.


Dylan è l'incubo della mente ideologica perché non lo si può definire, non lo si può tirare da una parte o dall'altra. Se ti sembra contraddittorio, è un tuo problema, non suo: lui è sempre stato se stesso, punto. Anzi, ogni volta che lo si pensava scavalcato dai tempi, lui alla fine ha sempre mostrato di misurarsi soltanto con il suo personale tempo, vero legislatore di se stesso. E' così che ancora oggi (mentre vive in un tour permanente) non fa mai un concerto uguale a quello precedente, e la stessa canzone te la cambia da una sera all'altra fino a renderla perfettamente irriconoscibile.


Al suo pubblico, lui non concede nulla di nulla proprio perché l'idea stessa di allestire un rito autocelebrativo gli è totalmente estranea: Dylan è fatto così, `prendere o lasciare`, Dylan reinventa e trasfigura le proprie canzoni proprio per essere fedele a se stesso. Se è vero che al mondo non c'è forse categoria più egocentrica dei musicisti (perfino più degli attori, che è tutto dire), dei musicisti Dylan è il più egocentrico: solo che mentre per altri l'egocentrismo si esprime cercando a ogni costo la luce dei riflettori, il suo ego Dylan se lo coltiva nelle zone d'ombra. Attenzione, questo non è il classico, retorico atteggiamento dell'artista insopportabilmente scontroso.


O meglio, Dylan è insopportabilmente scontroso, e non ha la minima intenzione di uscire dal mondo parallelo che si è creato, un pianeta indipendente di cui lui è l'unico abitante. Ma nello stesso tempo nessuno quanto lui possiede un'attitudine per nulla predicatoria ma profondamente morale. Fra le mille frasi che fanno di lui il più grande letterato della nostra epoca, ce n'è una che dice `si deve essere onesti, per vivere fuori dalla legge`. Poi ce n'è un'altra che fa così: `l'eroe è chi capisce il grado di responsabilità che deriva dalla sua libertà`. Ecco perché i settant'anni di Bob Dylan non sono una ricorrenza, ma un programma evolutivo.

18 maggio 2011
 
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