Tutti siamo per la pace, ma cosa fareste se aggredissero voi o i vostri cari? Vorreste aiuto da qualcuno?

di Franco Bolelli

Partiamo dalla premessa che tutti quanti apprezziamo la pace, siamo contrari alla violenza, ci teniamo volentieri alla larga dai conflitti di qualunque tipo. Bene, adesso però permettetemi di porvi alcune domande. Come vi comportate se qualcuno vuole fare del male a voi stessi, a qualcuno che amate o anche a qualcuno che conoscete? Come vi comportate se qualcuno sta per fare del male a qualcun altro proprio davanti a voi? Come vi comportate se sapete che qualcuno sta per compiere un'azione che avrà tremende conseguenze per persone innocenti?



Sto parlando di qualcosa che va da aggressioni e violenze personali fino ad attentati. No, non potete rispondere chiamo la polizia: non c'è tempo, dipende soltanto da voi e avete pochi secondi per decidere. In tutte queste situazioni dubito che basterebbe invitare alla pace e alla concordia, o proclamare che voi siete buoni e non avete fatto nulla di male, e non credo che porgere l'altra guancia sarebbe una buona idea. Vi sembra che situazioni come queste possano essere un'eccezione alla regola che vi vuole non violenti e votati alla pace?



Se rispondete di no, o se quando è necessario non avete la determinazione che serve, è estremamente probabile che voi, qualcuno che amate o conoscete, o persone innocenti possano subire gravi danni. Se rispondete di sì, tenete conto che forse per fermare chi sta per compiere atti malvagi vi troverete a vostra volta a dover colpire, ferire, magari anche uccidere. E allora fino a che punto vi spingereste? Accettereste –pur restando sinceramente amanti della pace e contrari alla violenza- di compiere azioni dure ed estreme per fermare qualcuno che vuole compiere azioni dure ed estreme?



La letteratura e il cinema d'azione sono pieni di esempi di questo genere: ma non sto dicendo di trasformarci nel giustiziere della notte o in Jack Bauer (anche se, già che ci siamo, chiedetevi se sareste disposti a fare qualcosa di orribile per fermare un attentato che può fare migliaia di vittime. Oppure –classica domanda- siete nel 1920, vi trovate davanti a un uomo che si chiama Adolf Hitler e sapete cosa farà: e voi cosa fate, lo togliete di mezzo o lasciate che la storia faccia il suo corso?).



Credo che le risposte cambierebbero a seconda del grado di maggiore o minore coinvolgimento personale: un pericolo che ci tocca direttamente ci lascerebbe difficilmente inerti (almeno nelle intenzioni), mentre è probabile che tanti troverebbero qualche ragione per non intervenire in situazioni più impersonali. Forse è per questo che l'idea di un intervento bellico che si giustifica con obiettivi umanitari convince pochi (dico subito che non ho sulla specifica questione libica una posizione netta e precisa, e mi piacerebbe che il dibattito non si fermasse lì).



Certo, in questi interventi ci sono in gioco elementi molteplici e contradditori e spesso ambigui, e ed è vero che spesso la soluzione amplifica il problema invece di risolverlo. Ma –ultima domanda- se voi in Iraq, in Libia o in qualunque altro posto, vi trovaste a essere perseguitati e uccisi per motivi etnici, religiosi, politici, vorreste o no che eserciti stranieri intervengano in vostro soccorso?

24 marzo 2011
 
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