Costituzione sotto attacco? Meglio difenderne i valori dinamici senza osannare il passato

di Franco Bolelli

No, non è di sport che sto parlando: anzi, se c'è una cosa che nello sport mi è insopportabile è proprio la retorica facilona e qualunquista del `tutti all'attacco`. Quel vecchio motto americano secondo il quale l'attacco ti fa vendere i biglietti ma è la difesa che ti fa vincere le partite, è difficile dargli torto. Quando dico che forse la miglior difesa è l'attacco, mi sto riferendo al modo di pensare di quanti ossessivamente ci ammoniscono che dobbiamo difendere la Costituzione, e difendere la resistenza, e difendere il primo maggio, e difendere la storia e le radici e la cultura del passato.



Ecco, questo modo di pensare è - ne sono certo - assolutamente perdente. Capisco che la motivazione è nobile: quando qualcuno vuole snaturare la Costituzione e la Resistenza e quelle altre cose lì, ci sta che sia necessario difenderle. Ma riuscite a spiegarmi cosa ci abbiamo guadagnato, a rinchiuderci dentro tutto quello che il nostro primo ministro attacca, se non lasciare che sia sempre lui a decidere il terreno di gioco e promuovere – nei fatti se non nelle intenzioni - una mentalità conservatrice?



`La miglior difesa è l'attacco`
significa che dovrebbe essere proprio chi si sente più legato alla Costituzione a volerla cambiare, ad adeguarla – proprio per rispettarne il valore - a un mondo che non è più quello di sessant'anni fa. Dovrebbe essere chi si sente più legato alla Resistenza a valorizzarne - lasciando perdere assurdi paragoni fra gli anni quaranta e oggi - lo spirito e non la retorica. Dovrebbe essere chi della cultura storica sente la forza, a reinventarla senza imbalsamarla. Sì, sto dicendo che il passato lo si rispetta davvero non se lo si propone come dogma ma se lo si rende funzionale al mutamento.



`La miglior difesa è l'attacco` significa che oggi la vera, grande missione è innovare, inventare, elaborare strategie economiche, proporre nuovi paradigmi di pensiero, promuovere la ricerca scientifica, evidenziare come usare al meglio le nuove tecnologie comunicative, trasformare per quanto è possibile le immense possibilità di scelta che ci ritroviamo fra le mani in capacità di scelta, insomma mettere a fuoco un orizzonte più vasto, una tensione creativa e non soltanto critica, una prospettiva di evoluzione.



Alla fine è così - ne sono fermamente convinto - che si difendono davvero la Costituzione e la Resistenza e tutto il resto: proponendone i valori in forma dinamica e non statica, inventiva e non conservativa. Se non prepara il contropiede allargando gli spazi, se rimane arroccata su se stessa, la difesa può essere anche eroica nella sua resistenza ma alla fine finisce inevitabilmente per subire. E' una partita - è la nostra stessa possibilità di sviluppo, a essere in gioco - che non ci si può permettere di non vincere: meglio liberarsi in fretta di una mentalità da nobili perdenti.

28 aprile 2011
 
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